domenica, 23 Giugno 2024

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TITI’ E VINCENZINA 2021 da FRANCO SCALDATI, regia di Umberto Cantone. Drammaturgia di Guido Valdini. Palazzo Riso, 6/10 ottobre 2021

TITI’ E VINCENZINA 2021 da FRANCO SCALDATI, regia di Umberto Cantone. Drammaturgia di Guido Valdini. Palazzo Riso, 6/10 ottobre 2021

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Tipologia:  Spettacolo teatrale

Di:  Franco Scaldati

Regia:  Umberto Cantone

Location:  Palermo, Palazzo Riso

Data/e:  6 / 10 ottobre 2021

Produzione:  Compagnia Franco Scaldati

Cast:  Serena Barone, Aurora Falcone, Melino Imparato, Giuseppe La Licata

Note: 

TITÌ E VINCENZINA
da FRANCO SCALDATI
Drammaturgia e regia: Umberto Cantone, Guido Valdini
Con: Serena Barone, Aurora Falcone, Melino Imparato, Giuseppe La Licata
Luci: Marianna Geloso / Suono: Mario Silvestri
Foto: Alessandra Leone, Marisol Falcone (TITÌ E VINCENZINA) ; Alessandra Leone (TITÌ E VINCENZINA SUITE)
Elaborazione di un progetto che Scaldati aveva immaginato senza avere il tempo di metterlo in scena, “Titì e Vincenzina” è uno spettacolo concepito a partire dal recupero di frammenti di sketch e brani poetici che sviluppano la felice invenzione di una coppia femminile speculare a quella maschile di Totò e Vicé.
Fin dall’inizio, precipitate da qualche sogno precedente, Titì e Vincenzina cercano di darsi una qualche consistenza cominciando a vagare in un cimitero che somiglia a una pagina bianca desiderosa di essere riempita.
La memoria di remote sofferenze, di ferite mai rimarginate che appartengono sia all’una sia all’altra, accende in entrambe la tentazione di giocare al gioco della vita. Titì e Vincenzina sperimentano una relazione che spinge ognuna di loro a guardare oltre se stessa, in un altrove dove il tempo della memoria intercetta quello del sogno.
Tutto si svolge in un faccia a faccia ora divertito e ora dolente, spesso scomposto e sempre malinconicamente acre.
La memoria dell’infanzia, della maturità e, infine, della
vecchiaia – esperienza di un vissuto remoto che appartiene all’atlante antropologico di Scaldati – impone alle due ombre di carne nient’altro che un incessante, teatrale detour fatto di scambi, reciprocità, svelamenti allo specchio.
Fino al cut di un finale aperto che allude all’irruzione di un altro desiderio (di vita o di poesia, qui è lo stesso) ironicamente inappagabile.
(U. C.)
***
Nel mondo poetico di Franco Scaldati, animali, piante,
astri, la natura insomma, sono pure evocazioni che sanno di profumo e di selva, sono elementi fortemente fisici che conservano e trasmettono la loro memoria incorporea.
Allo stesso modo, uomini e donne posseggono la
durezza del bisogno e l’inconsistenza della favola.
Solo così possono sfuggire alla definizione di “personaggi” teatrali e considerarsi parti viventi e morenti dell’universo.
Anti-personaggi ancora inesplorati del teatro scaldatiano, o ombre di carne e corpi di nebbia, che nascono, vivono, muoiono, rinascono; e nel frattempo, perennemente abbagliati da uno stupore che non nasconde malizia e da un’innocenza che svela un ancestrale dolore, giocano alla vita.
Sono bambine cui il quartiere ha fatto da genitori, attraversano il candore dell’infanzia, diventano donne, scherzano imitando le “signore” e le “buttane”, si pongono dubbi stralunati e metafisici, s’interrogano sulle loro identità, osservano il reale come fosse assurdo e considerano la follia verità, sono curiose, comiche e tragiche, confondono il sogno con la realtà, diventano vecchie e piene di ubbie, forse sagge e mai state sagge, conoscono il mistero del mare e della luna, svaniscono come il teatro ogni giorno.
Fra le tante e straordinarie figure di Scaldati, queste di Titì e Vincenzina ci hanno subito attratto perché non hanno mai fatto parte organica di un testo di Franco: solo qualche apparizione qua e là, poche battute, una qualche evanescenza.
Abbiamo allora cercato di dare vita compiuta a Titì e Vincenzina, evitando di farne il doppio femminile dei più celebri Totò e Vicè (cui forse si deve la loro origine), contigue, ma profondamente diverse da loro.
Attingendo ai testi di Scaldati e utilizzando solo la sua
parola, abbiamo ricostruito le loro possibili esistenze e
immaginato un trasognato percorso, quello di due anime gioiose e pietose sospese in un limbo tra vita e morte.
(G. V.)

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