venerdì, 24 Maggio 2024

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Senso – Nuove storielle vane di Camillo Boito – Prima edizione / Le principali edizioni italiane

Senso – Nuove storielle vane di Camillo Boito – Prima edizione / Le principali edizioni italiane

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Autore/i:  Camillo Boito

Tipologia:  Raccolta di racconti

Editore:  Fratelli Treves Editori

Origine:  Milano

Anno:  1883

Edizione:  Prima

Pagine:  320

Dimensioni:  cm. 19 x 12,5

Caratteristiche:  Brossura originale

Note: 

Prima edizione di Senso – Nuove storielle vane, raccolta di 8 novelle di Camillo Boito, pubblicata da Fratelli Treves di Milano nel 1883.

Nato a Roma nel 1836 da madre polacca e padre veneto di Belluno, Camillo Boito era il  fratello maggiore del compositore Arrigo. Studiò in Germania e in Polonia per poi dedicarsi all’architettura e alla critica d’arte (fu studioso di Leonardo, Michelangelo, Palladio e scrisse volumi sui principi del disegno oltre che sull’arte del restauro), prima a Padova e successivamente a Venezia, sotto la guida dell’architetto Selvatico.  Nel 1856 si stabilì in Toscana e nel ’59, in seguito ad alcuni sospetti che il governo granducale nutriva nei suoi confronti, lasciò la Toscana per Milano dove, nel 1860, ottenne una cattedra all’Accademia delle Belle Arti di Brera di cui divenne, dopo i sessant’anni, presidente. Progressivamente acquistò una fama di architetto ardito ed innovatore che in un primo momento surclassò quella di scrittore e di critico, una passione che egli coltivò per diletto e in privato. Quando uscirono le sue raccolte di novelle, il fratello Arrigo tentò di arginare la crescente popolarità di letterato conquistata da Camillo perché questa non nuocesse alla sua carriera di architetto. Del 1862 è il suo matrimonio con la cugina Celestina, dalla quale si separò poco tempo dopo. 

Votato al culto della bellezza e dell’armonia compositiva, Boito fu estremamente esigente con se stesso, mai soddisfatto dei risultati raggiunti. Solo nel 1876 diede alle stampe la raccolta di novelle Storielle vane.  Dopo 7 anni alle stesse si aggiunse l’opera che fu poi considerata il punto più alto della sua produzione letteraria e che dà il titolo alla nuova raccolta. Pubblicato nel 1883, Senso e nuove storielle vane  evidenzia una certa, tenue affinità d’ispirazione che legò Camillo Boito alla Scapigliatura (della quale fece parte il fratello Arrigo). Nel 1887, Camillo convolò a nuove nozze con la contessa Madonnina Malaspina. Morì a Milano nel 1914.

Delle otto novelle che compongono la raccolta, Senso è quella più compiuta e significativa oltre che la più nota, grazie anche alla versione cinematografica che Luchino Visconti realizzò nel 1954.

 Agile e insieme esattissimo nel disegno, l’intreccio di Senso risulta ricamato a due fili: un soffuso erotismo fa da rovescio a una più scoperta tematica risorgimentale. Protagonisti sono un ufficiale austriaco e una nobildonna lombarda, che tradirà per amore la causa dei patrioti. La forma diaristica con cui è svolto il racconto, consente all’autore di spostarsi continuamente dalle panoramiche ad ampio orizzonte al volo radente e all’esplorazione ravvicinata. L’impeccabile eleganza della prosa, l’incalzare dell’azione dietro le quinte di un intricato e audacissimo gioco dei sentimenti fanno di questa novella un piccolo capolavoro capace di restituirsi attivo e stimolante. 

♦ « (…) Per il tempo in cui Boito visse e operò dovremmo parlare di eredità manzoniane, o del magistero per più di un verso non vivificante di un Carducci e che pure dette tono a un’intera epoca. Boito sembra a parte da tutto ciò, anche se la sua lingua è intinta di toscanismi e purismi ma cede quando può a idiotismi veneti o a un parlato medioborghese che è il carattere e il pregio di Sensola sua strana novità. Dettato dalla contesa Livia in prima persona – lei protagonista d’una eccitazione erotica che prende alimento dall’isteria –, il racconto rompe qualunque ovvietà di rappresentazione e di linguaggio con la cadenza asprigna e ispida del discorso, e scava dentro morbosità che hanno dell’inedito. Livia, divisa tra il ricordo della vischiosa passione per il tenente Remigio (quella apparizione di nuotatore fra le assi del bagno al Lido veneziano!), e l’avvocatino Gino (petulante amoroso che non compare mai se non per essere stigmatizzato da una frasetta come «Questo avvocatino Gino mi secca»), è un personaggio di primo piano nella nostra narrativa, e andrebbe posto in più esatto rilievo: è proprio in lei che Boito rappresenta la riottosità o le velleità d’un mondo che stenta a riconoscersi in un qualche valore, e tutto affoga dentro il martellio della chiacchera, i più turpi bisogni e le nefande vendette. Venezia e il Veneto fanno da scena a Senso: erano i paesaggi che più appartenevano all’immaginazione di Boito: li dipinse con la devota pazienza di un innamorato. (…) » ( Enzo Siciliano, dalla Nota introduttiva a Senso, Milano, Rizzoli, Collana «Biblioteca Universale Rizzoli», novembre 1975

♦ « Senso è uno dei migliori racconti dell’ottocento italiano, non classificabile nel comodo cliché della cosiddetta scapigliatura. Semmai, lo stile secco, risentito ed energico fa pensare a Merimée, a Puschkin, ad un preromanticismo, insomma, contenuto e moralistico. Ma Senso, storia di una vendetta, ha anche la curiosa originalità di essere il ritratto di un uomo abbietto fatto da una donna forse ancor più abbietta di lui. In altri termini, è un racconto “negativo”, nel quale, però, l’indispensabile elemento positivo è rappresentato, come sempre in arte, appunto dall’arte. (…) Ora, a questa negatività, corrisponde una condizione sociale elevata: la narratrice è un’aristocratica, il protagonista, un ufficiale dell’imperiale regio esercito. In altre parole , pur essendo la storia di una vendetta per motivi d’amore, Senso si inserisce in un contesto sociale e storico molto preciso: la classe dirigente italiana del Lombardo Veneto alla vigilia dell’Unità. E infatti i riferimenti a questa società sono frequenti e forniscono un quadro d’epoca molto convincente. In realtà il dato sociale determina direttamente la vicenda: se Remigio non fosse ufficiale, la vendetta di Livia non potrebbe avvenire. E se Livia non fosse una nobildonna, non potrebbe avere facilmente accesso dal generale austriaco. Inoltre le differenze di classe sembrano decisive: si direbbe che Livia si vendica soprattutto perché non sopporta di essere tradita con una donna di classe inferiore. (…) » (Alberto Moravia, dall’Introduzione a Senso illustrato da Piero Guccione, Roma, Franca May Edizioni, Collana «La Galleria», gennaio 1986)  

 

Indice delle novelle 

VADE RETRO, SATANA 

MACCHIA GRIGIA 

IL COLLARE DI BUDDA 

SANTUARIO

QUATTR’ORE  AL LIDO 

MENO DI UN GIORNO 

IL DEMONIO MUTO 

SENSO 

  

Altre edizioni di Senso in archivio:

♦ Camillo Boito, SENSO in LE PIÙ BELLE NOVELLE DELL’OTTOCENTO, a cura e con prefazione di Mario Bonfantini (schede biografiche a cura di Paolo Casini).  Roma, Gherardo Casini Editore, dicembre 1951. Legatura in cartone rinforzato e tela di colore rosso con fregio editoriale in oro. All’interno illustrazioni nel testo e fuori testo che riproducono dipinti, disegni e stampe originali ottocentesche. Pagine complessive del volume: 1280. Senso: pp. 362 – 388. Cm. 23 x 15.

♦ Camillo Boito, SENSO E ALTRE STORIE ( Novelle: Senso / Il maestro di setticlavio / Baciale ‘l piede e la man bella e bianca / Un corpo ). Roma, Gherardo Casini Editore, Collana «I Libri del Sabato – Grandi Romanzi», n.56, dicembre 1956. Brossura a colori illustrata da un particolare di Ritratto di signora di Giovanni Boldini. Pp. 192. Cm. 18, 5 x 11.

♦ Camillo Boito, SENSO ( con le novelle: Baciale ‘l piede e la man bella e bianca e Il maestro di setticlavio ), introduzione di Enzo Siciliano. Milano, Rizzoli, Collana «Biblioteca Universale Rizzoli» («BUR»), n.91, 27 novembre 1975 (finito di stampare nell’ottobre 1975). Brossura riquadrata a colori (grafica di John Alcott) illustrata da L’accusa segreta di Francesco Hayez (Pavia, Museo Malaspina). Pp. 168. Cm. 18 x 11. 

♦ Camillo Boito, SENSO, Illustrazioni di Piero Guccione / Introduzione di Alberto Moravia. Cenni biografici su Camillo Boito a cura di Arria Tombesi.  Roma, Franca May Edizioni, Collana «La Galleria», gennaio 1986. Legatura in cartone rinforzato telato di colore marrone, sopraccoperta a colori con un una composizione di Piero Guccione, titoli in arancione e nero. All’interno: 15 tavole (pastelli) a colori fuori testo di Piero Guccione. Esemplare n. 1828 della tiratura limitata di 2000 copie. Pp. 120. Cm. 29,5 x 24.

♦ Camillo Boito, SENSO e altri racconti ( Macchia grigia / Il collare di Budda / Meno di un giorno / Il demonio muto / Senso ), introduzione di Sandra Petrignani. Roma, Editrice l’Unità, Collana «I Libri dell’Unità – Italiana, n.3 (supplemento al n.38 dell’Unità del 4 ottobre 1993), settembre 1993. Brossura a colori con composizione grafica di Giovanni Lussu. Pp. 130. Cm. 18,5 x 11.   

 

Sinossi: 

La protagonista è una nobildonna trentina, la contessa Livia, figura caratterizzata da una profonda sensualità e da una spiccata vanità che, giunta alla soglia dei quarant’anni, ricorda un suo trascorso, travagliato, tragico amore. Donna ambiziosa e decisa, aveva sposato a ventidue anni un uomo molto più anziano di lei, ma capace di assicurarle una vita agiata e brillante: trasferitasi con lui per qualche tempo a Venezia, partecipa intensamente agli svaghi mondani della città, distinguendosi per la propria maliziosa avvenenza. In una di tali occasioni conosce un tenente austriaco, Remigio, uomo privo di interiorità, cinico e dissoluto, bello e vile, a cui si lega con un’intensa e voluttuosa passione. Remigio non tarda a rivelare la propria indole e i propri intendimenti, domandando alla contessa somme sempre più ingenti di denaro: ma questa, pazza d’amore, gliele offre senza la minima esitazione, conquistata dalla stessa insolenza dell’uomo. Quando poi questi, in seguito a un duello, viene destinato per punizione in Croazia, Livia riesce a farlo inviare a Trento, grazie agli uffici dell’inconsapevole marito. La relazione continua, tumultuosa, finché, con l’invasione del Veneto da parte dei piemontesi (siamo nel 1866), Remigio viene chiamato in guerra: ma anche questa volta, con i denari dell’amante, riesce a evitare il suo destino e, corrompendo i medici militari, si finge malato, installandosi a Verona, dove conduce una vita gaudente. Qui lo raggiunge, dopo un giorno di pericoloso viaggio, Livia: ma, giunta inattesa, lo sorprende, non vista, tra le braccia di un’amante, alla quale l’uomo sta dichiarando come il suo amore per la contessa di Trento non abbia altro motivo che l’interesse. Tradita e umiliata, Livia si trascina per la città, come incosciente, mentre il suo amore si trasforma in odio e rancore. Decisa a vendicarsi, mostra a un alto ufficiale una lettera in cui Remigio le narrava come era riuscito, attraverso la corruzione, l’inganno della sua malattia: una prova lampante della sua diserzione. La mattina seguente Livia assiste, impassibile e fredda, alla fucilazione del suo amante.

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