mercoledì, 22 Maggio 2024

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Pier Paolo Pasolini. Fotografie di Dino Pedriali / Testo di Janus – Prima edizione 1975

Pier Paolo Pasolini. Fotografie di Dino Pedriali / Testo di Janus – Prima edizione 1975

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Autore/i:  Dino Pedriali (fotografie) / Janus (testo)

Tipologia:  Monografia fotografica

Editore:  Editrice Magma, Collana "Quinta Parete", n. 2

Origine:  Roma

Anno:  1975

Edizione:  Prima

Pagine:  192

Dimensioni:  cm. 30 x 24

Caratteristiche:  Brossura in cartone flessibile di colore bianco con titoli in nero, sopraccoperta con illustrazione fotografica a entrambi i piatti (ritratto in bianco e nero di Pier Paolo Pasolini di Dino Pedriali)

Note: 

È il primo dei tre libri del fotografo italiano Dino Pedriali dedicato a Pier Paolo Pasolini
Il volume, edito dalla Editrice Magma di Roma (numero 2 della collana «Quinta Parete» diretta da Janus e Carmine Benincasa) a poche settimane dalla morte di Pasolini, raccoglie 78 immagini in bianco e nero di un servizio che Pedriali scattò nel corso della seconda settimana dell’ottobre 1975 tra le due abitazioni del poeta-intellettuale, a Chia e a Sabaudia. Altre immagini di quel servizio sono apparse nel volume Pier Paolo Pasolini – Testamento del corpo edito da Arturist (in 4000 copie) nel 1989 e, insieme a queste, nel più recente Pier Paolo Pasolini. Fotografie di Dino Pedriali della Johan & Levi Editore del marzo 2011. 
A introdurre il percorso fotografico di Pedriali (fotografie senza alcuna didascalia composte secondo una logica puramente figurativa sia a piena pagina e scontornate, sia a mezza pagina) provvede un testo, scritto per l’occasione, del critico d’arte e giornalista Janus.
Pedriali si accordò con Pasolini stesso per il servizio fotografico, da realizzare in due sessioni della durata di due giorni ciascuna, secondo un procedimento che prevedeva una violazione consenziente dell’intimità di Pasolini, colto dagli scatti mentre scrive e corregge i propri testi, mentre disegna o legge, vestito o nudo, mentre vaga per alcune strade vicine alle proprie abitazioni. Altre fotografie inquadrano architetture e ambienti insieme a primi piani assai intensi del soggetto protagonista.
    
«FOTOGRAFAMI QUI, SARÀ UNO SCANDALO» – PASOLINI TRE GIORNI PRIMA DI MORIRE
di Lorenzo Viganò
« Seduto a un grande fratino di fronte alla finestra. Mentre batte sui tasti della Lettera 22. Intento a rileggere e correggere con una Bic i fogli dattiloscritti. Ma anche di fianco alla sua Alfa 2000 sul ponte di una Sabaudia spettrale, con il vento che gli scombina i capelli o mentre cammina tra strade deserte e architetture fasciste. E poi ancora al lavoro, inginocchiato per terra a disegnare. Lui, solamente lui, circondato dal silenzio e dalla solitudine. È un Pier Paolo Pasolini intimo e privato quello ritratto dal fotografo Dino Pedriali nell’ottobre del 1975. Spiato con discrezione nei momenti della sua vita quotidiana in situazioni che, nelle intenzioni dello scrittore, avrebbero dovuto rientrare nel progetto Petrolio, il suo ultimo romanzo (incompiuto) uscito postumo, nel 1992.  Immagini in bianco e nero che dopo essere state custodite gelosamente per 35 anni, intraviste appena in una mostra allestita a Roma dopo la morte dello scrittore, e in parte stampate per quell’occasione in un libro (ormai introvabile), vengono ora pubblicate integralmente nel volume Pier Paolo Pasolini. Fotografie di Dino Pedriali(Johan & Levi editore, pp. 120, € 38). Settantotto immagini, scattate in un due sessioni di due giorni ciascuna tra la casa di Sabaudia e quella di Chia, nel viterbese, di cui fanno parte per la prima volta tutti quei nudi (anche notturni, scattati tra il 28 e il 29 ottobre) che nessuno aveva mai visto; nessuno, nemmeno lo stesso Pasolini che morì poche ore prima che Pedriali glieli mostrasse. Un libro che non è solo una raccolta di fotografie, dunque, ma una sorta di documento, di racconto, reso ancora più intenso, e tragico, dalla storia che lo accompagna.

Tutto comincia con Man Ray. Dino Pedriali e Pasolini si incontrano  perché lo scrittore vuole conoscere il surrealista, che il giovane venticinquenne ha fotografato. Si vedono, entrano in sintonia e Pedriali gli scatta qualche foto a Sabaudia, nella casa che lo scrittore divide con Moravia e DaciaMaraini. E forse è allora che a Pasolini viene un’idea e sceglie il giovane fotografo per realizzarla. «”Chiamami la prossima settimana”, mi dice», ricorderà il Pedriali: «”Andiamo in questo posto che io amo tantissimo e che si chiama Chia. Però ti prego di non parlarne con nessuno”». Come d’accordo, qualche giorno dopo Pedriali lo raggiunge a casa dove lo trova con Ninetto Davoli e la madre, «con la quale Pier Paolo parla in dialetto e che ha un’aria fragile e dolce allo stesso tempo». Pasolini prende la sua Olivetti e partono. «Arrivati a Chia», continua Pedriali, «imbocchiamo un viottolo molto nascosto e giungiamo a un luogo che lascia stupefatti. “Nessuno ama questo posto”, mi dice Pasolini, “fa paura anche a te? Sai, qui è dove riesco a scrivere meglio”. Poi mi parla di un lavoro che vuole fare con me, rischioso, pericoloso fino alla galera e di cui nessuno, né Laura (Betti,ndr), né Moravia devono sapere nulla. “Oggi mi si considera uno che vuol dare solo scandalo,ma io lotto sempre per la verità”,mi dice. “Ora basta, non ne posso più! Non ho più la forza di lottare, voglio mettere a nudo tutto di me; e questa volta sì, sarà un’opera scandalosa! Così mi hanno giudicato e così voglio essere. Fino in fondo!”». Quindi chiede a Pedriali di ritrarlo nudo. «”Sarai tu a decidere come”, dice: “Ti chiedo solo di farlo come se venissi sorpreso o, meglio, come se non mi accorgessi della presenza di un fotografo. Solo in seguito mi comporterò come se intuissi la presenza di qualcuno che mi spia di nascosto”».

È notte fonda, ma Pedriali non riesce a dormire. È emozionato e preoccupato. Il giorno seguente, Pasolini, dopo essere stato ritratto mentre scrive e disegna, gli domanda se si sente pronto per «quelle» foto e gli si presenta davanti nudo. «”Ti fotografo dall’esterno, se sei d’accordo, oltre gli alberi e i vetri”, gli dico», ricorda ancora Pedriali, «”Poi, col buio, catturo la luce dell’interno: mi permetterà di entrare più violentemente nella tua intimità”. Resto un quarto d’ora fuori a osservarlo. Ho delle strane sensazioni. Qualcosa di magico sta per accadere: tra le fronde, oltre i vetri, la sua immagine a momenti scompare. Rimango solo con gli alberi e questo mi terrorizza. Poi col buio tutto è diverso. Quando rientro lui si è già rivestito e mi viene incontro. “Separa questi rullini dagli altri”, dice. “E telefonami quando sono pronte, ma mi raccomando: non dire niente a nessuno. Appena vedrò le foto ti spiegherò dettagliatamente il lavoro. Ricordati però che avremo molti nemici, anzi tu ti creerai molti nemici, perché la gente non capisce”. Ci lasciamo così».

Il giorno dopo Dino Pedriali, che abita a Torino, fa sviluppare i rullini; ma l’emozione per quelle foto è così forte da fargli perdere la cognizione del tempo. È il due novembre quando viene svegliato dallo squillo del telefono. «”Ma tu non dovevi essere a Roma, da Pasolini?”, mi chiedono dall’altra parte del filo», ricorda Pedriali. «Sono stordito, mi sveglio di colpo, e vedo che sono ormai le due passate. “Avrei già dovuto essere a Roma!, dico. “Non ti preoccupare, hai tutto il tempo che vuoi, non c’è più fretta.Accendi la radio e lo saprai”».

Nella notte Pier Paolo Pasolini è stato ucciso sul litorale di Ostia. Il suo corpo deturpato e massacrato. Irriconoscibile. Da quel momento, Dino Pedriali, in seguito diventato un affermato fotografo di nudi, custodirà quelle foto contro tutto e contro tutti per preservarne la purezza. Difenderà «il Corpo del Poeta» per restituircelo intatto. Oggi come allora. »

( Lorenzo Viganò, «Fotografami qui, sarà uno scandalo» – Pasolini tre giorni prima di morire, in «Corriere della Sera» del 14 marzo 2011 )

♦ DINO PEDRIALI (Roma, 1950) è un fotografo italiano che vive e lavora a Roma.Davanti al suo obiettivo sono passati sia ragazzi di vita che grandi personaggi come Segal, Giacomo Manzù, Giorgio De Chirico, Federico Zeri, Marcel Carné, Rama, Alberto Moravia, Federico Fellini,Rudolf Nurejev, Andy Warhol, Man Ray, e Pier Paolo Pasolini, quest’ultimo fotografato nella sua casa di Chia nel 1975 per il libro Petrolio poco tempo prima del suo tragico assassinio, avvenuto il 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia. Nel 2004, in occasione della retrospettiva “Nudi e Ritratti – Fotografie dal 1974/2003″, il critico d’arte Peter Weiermair definì Pedriali come il “Caravaggio della fotografia del Novecento”, riferendosi in particolare al genere del nudo. Scrisse infatti: «Come Caravaggio prendeva i suoi modelli dalla strada e li nobilitava nei suoi quadri, ostentando la loro bellezza lasciva in vesti mitologiche o bibliche (giovani amori o apostoli senescenti!), e strappando loro i vestiti dal corpo, così anche Pedriali spoglia i suoi modelli proletari mostrandone la forza, l’orgoglio, la muta coscienza di sé.»

 JANUS, critico d’arte e giornalista, ha collaborato per molti anni alle pagine culturali del quotidiano la Gazzetta del Popolo e a quelle del mensile Nuova Società, dove si è occupato anche di critica cinematografica. Ha scritto sulle riviste Pianeta, Il Caffé, Graphie, il Grandevetro, L’Oracolo, Arte In. Ha diretto le riviste d’arte Quinta Parete, Arte Illustrata, Quaderni d’Arte. Sua è la firma di una rubrica, l’Elisir del Diavolo, sulla rivista Arte in. Dal 1986 al 1995 è stato responsabile dei programmi culturali della Regione Autonoma della Valle d’Aosta, dove ha curato un centinaio di esposizioni ed ha avviato un programma per la costituzione di una biblioteca d’arte e d’una pinacoteca d’arte moderna e contemporanea. Ha curato numerose esposizioni in Italia ed all’estero. È stato curatore di un’importante rassegna a Lugano dedicata a Man Ray. Ha pubblicato, tra molti altri titoli: Man Ray (Fabbri, 1973; Electa, 1977; Feltrinelli “Tutti gli Scritti”, 1981; Fabbri, 1982; Mazzotta 1998; Abscondita, Milano, 2006, Lucca, 2009), Warhol (Mazzotta, 1973), Nespolo (Centre Pompidou, 1984), Tra Sogno e Magia (Fabbri, 1985), Newton (Panini, 1985), Michaud (Panini, 1985), Omar Galliani (Fabbri, 1987), Pablo Echaurren (Fabbri, 1987), Mario Schifano (Fabbri, 1988), Mino Maccari (Edizioni Sant’Agostino, 1988), La Città Inquietante/ Pittura fantastica e surreale a Torino (Fabbri, 1992), Franco Bonetti/ Il romanzo dei Finzi-Contini (Mazzotta, 2000), Hotel Oswicim (Il Vicolo Editore, 2005), Eteronimi (Il Vicolo Editore, 2009).

 

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