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Perriera e l’antologia della resistenza letteraria

Perriera e l’antologia della resistenza letteraria

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Tipologia:  Articolo

Testata:  La Repubblica, ed. Palermo

Data/e:  13 dicembre 2015

Autore:  Umberto Cantone

Articolo: 

Era il 1976 quando la casa editrice Sellerio pubblicò “La noia e l’offesa”, un’antologia dedicata agli scrittori siciliani durante il fascismo con le note introduttive di Leonardo Sciascia. Nell’aprile dello stesso anno, a questo libro, più volte rieditato, se ne affiancò un altro tematicamente analogo, meno diffuso del primo ma di gran rilievo, pubblicato da Flaccovio: “L’avvenire della memoria” dello scrittore e drammaturgo palermitano Michele Perriera, presentato anch’esso come un’antologica “sulla resistenza della letteratura siciliana al fascismo”, e che invece si legge come un appassionato e lucidissimo saggio intorno alle risonanze civili di quegli autori che, da siciliani in quel ventennio di tenebre, seppero inscrivere la Sicilia, l’espressione della sua distante quanto eversiva differenza, nel tempo e nel luogo della storia. Promossa dal comitato per la celebrazione del 30° anniversario della Liberazione dell’Assemblea Regionale Siciliana, la pubblicazione non ha conosciuto altre edizioni dopo la prima: eppure resta indispensabile per misurare l’ispirata intensità (di stampo lukacsiano) della prosa critica del suo autore, già apprezzato per la sua produzione teatrale e narrativa. In poco più di 300 pagine densissime, Perriera annoda, commentandoli, i testi dei propri autori di riferimento, tendendo la corda di un pensiero “che può tornare indietro senza vergogna” a rintracciare “la parola in cui il diverso si riveli eterna vocazione dell’umano”. Ecco l’iperbolico architetto del vuoto Borgese accostato al “simbolista pascoliano” Vann’Antò; ecco l’“umorismo restauratore” del polemico Brancati a contrasto col corrosivo candore rivelatorio di Beppe Schiera, mentre “le grand jeu” dell’ascetico surrealista Joppolo appare rovesciato sulle stupite torsioni autobiografiche di Vittorini e del suo “Garofano rosso”; ed ecco infine l’”epica del diverso” di Ignazio Buttitta e della sua poesia “che trascende la propria solitudine e si riconosce dove è la comunità che parla”. Con questa tendenziosa tessitura Perriera è riuscito a far brillare la sostanza di un corpus letterario e delle sue persistenti ustioni. L’ha fatto per denunciare la vocazione all’infelicità propria di ogni fascismo, ma soprattutto per decifrare esemplarmente la felice ambizione di quegli autori, che spesso si finsero sideralmente marginali, attraverso i quali la Sicilia ha saputo mostrare “alla miseria dell’Occidente” l’orizzonte di un’utopia possibile, la prospettiva futura di una civiltà promessa e non ancora trovata.

 

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