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Muzii e la miniserie sulla mafia con le star

Muzii e la miniserie sulla mafia con le star

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Tipologia:  Articolo

Testata:  La Repubblica, ed. Palermo

Data/e:  27 dicembre 2015

Autore:  Umberto Cantone

Articolo: 

Riguardo alla televisione Leonardo Sciascia ostentava lo stesso atteggiamento degli intellettuali engagés appartenenti alla sua generazione: ne detestava il consumo ma, all’occasione, non disdegnava di farla. E così, nel luglio del 1971 a Palermo, accettò d’incontrare Enzo Muzii, un sensibile cineasta-scrittore scoperto da Zavattini, al quale era stato affidato l’ambizioso progetto di una miniserie, prodotta dalla Rai insieme alla ITV inglese e alla ABC americana, sulla genesi storica del fenomeno mafioso. Passò un lustro prima che Alle origini della mafia approdasse finalmente sul piccolo schermo. Ed è dal novembre del 1976 che di quelle cinque puntate di 50 minuti ciascuna, alle quali Sciascia lavorò come consulente alla sceneggiatura (insieme allo storico Eric Hobsbawm), si sono perse le tracce. Ormai invisibile in Tv, ad eccezione di un passaggio in “Fuori orario” nel 1999, l’opera di Muzii non ha una versione italiana in home video, ed è erroneamente catalogata come documentario in tutte le filmografie sciasciane. Invece di pura fiction si tratta, con la fotografia di Rotunno (che fa brillare le location di Castellammare del Golfo e di Milazzo), con i temi musicali di Rota arrangiati da Morricone, e una schiera di stagionate glorie hollywoodiane e nostrane nei ruoli principali. Nella prima puntata, intitolata “Gli antenati”, c’è Lee J.Cobb nei panni di un torvo protoboss  del 1556, confidente dei ministri dell’Inquisizione durante il dominio spagnolo in Sicilia, che riesce a intimorire il delegato regale Joseph Cotten. Il secondo telefilm, “La legge”, più direttamente ispirato alle opere di Sciascia, evoca le vicissitudini del viceré Caracciolo, che ha l’aplomb malinconico di Massimo Girotti, a confronto con il perverso aristocratico Mel Ferrer poi destinato a subire la palermitana vendetta dei Beati Paoli nell’anno di grazia 1785. I due episodi successivi, “Gli sciacalli” e “La speranza”, raccontano le sanguinose ascese dei primi mafiosi doc, Tony Musante e Trevor Howard, ai tempi dei Borboni e dei latifondisti mescolati ai gattopardi, dal 1835 al ’61. Mentre l’ultimo, “Omertà”, è una parabola sul trionfo del sistema politico-mafioso in Sicilia contro il quale si battono vanamente, a inizio Novecento, il senatore “continentale” Amedeo Nazzari e l’avvocato incarnato da James Mason. Fu l’occasione di questa utile miniserie a segnare, per Muzii (scomparso l’anno scorso) e Sciascia, l’inizio di un bel sodalizio in nome di quella paleotelevisione che sapeva corteggiare il cinema.

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