Lauben – Regia di Umberto Cantone
Tipologia:  Dramma
Di:  Roberto Cavosi
Regia:  Umberto Cantone
Location:  Teatro Filodrammatici (Milano), Teatro Piccolo Eliseo (Roma), Sala Strehler - Teatro Biondo Stabile di Palermo
Data/e:  12 febbraio - 3 marzo 2002, 7-27 marzo 2002
Produzione:  Teatro Biondo Stabile di Palermo
Cast:  Paola Bacci, Liliana Paganini, Aurora Falcone, Alfonso Veneroso
Costumi:  Gabriele Mayer
Scene:  Agostino Di Trapani
Note: 
Luci: Franco Caruso
Direttore di scena: Manfredi Scaffidi Abbate
Responsabile dell’allestimento scenico: Filippo Spicuzza
Assistente alla regia: Luca D’Angelo
Progetto del suono: Sergio Beghi
Foto di scena: Franco Lannino / Studio Camera
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LAUBEN di Umberto Cantone
Lauben è il racconto della commovente promessa di maternità che genera un aspro confronto tra le due protagoniste, Martha e Ulli, prostitute in amore.
Alla prima lettura di questa tragedia mancata, ambientata in una torrida Merano del 1898, mi sono abbandonato ad un gioco di rimandi, influenzato da una rilettura della Lettera ai Galati di San Paolo, dove si consuma il sublime paragone tra il figlio della libera e quello dell’ancella.
La metafora cristologica lascia laicamente spazio a suggestioni rintracciabili in certe pagine di Musil e Kleist. Un impasto che mi ha suggerito la necessità di valorizzare l’ambiguità di questa materia, un atteggiamento necessario per poter affrontare il fascino profondo del testo di Cavosi, materico e mitologico, ma anche sulfureo e favolistico, come uno Schnitzler riscritto da Fassbinder. Una materia scabrosa, quella di Lauben, stemperata in un linguaggio antiretorico lontano dai modi del naturalismo psicologico, risolto in un realismo asciutto ed evocativo.
Ho pensato al cinema di Rohmer, al suo La marchesa von O, rintracciandone gli umori nella tessitura ironica dei dialoghi tra Ulli e il tenente Wolf, personaggi impegnati a liberarsi dal peso di una promessa nata da uno scherzo e perpetratasi in un conflittuale equivoco. Tutto il testo di Cavosi è intriso di tagliente sarcasmo, una tonalità in grado di rappresentare l’humus di quella fine di mondo attraverso l’esperienza di sentimenti privati che cercano di farsi simbolo del sempiterno senso di sconfitta e di fallimento che affligge il destino stesso dell’ umano.
In questa prospettiva di apocalittico disvelamento, il figlio che Ulli porta in grembo potrebbe essere, esaudendo il demenziale desiderio di Martha, una promessa mancata di divinità, nel cui riflesso trova sfogo l’infinito bisogno di amore che investe le due donne. Una promessa che, nel suo semplice quanto vano dichiararsi, travolge l’utopia razionalistica di Wolf e che trova il suo ambiguo emblema nella figura della piccola Elisabeth, bambina buñueliana conquistata dalle conseguenze di un bruciante, inesprimibile desiderio.
Tutto questo vorticare di passioni annichilenti, che però sanno farsi carne e sangue, pretende di essere rappresentato attraverso le forme del sogno.
Sono partito dalla premessa che l’intera materia di Lauben si presta ad una interpretazione che innanzi tutto sappia evitare il ricorso a un minimalismo di comodo o a una lettura sociologistica, nel privilegiare il tema dell’omosessualità di Martha e Ulli. E questo al solo scopo di evidenziarne la modernità. Una modernità dai colori screziati, aperta alle interpretazioni più sfumate da affidare a un pubblico che ama lasciarsi interrogare.
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LAUBEN DI CAVOSI di Giuseppe Di Liberti (Prima Fila, marzo/aprile 2000)
“Dopo essersi confrontato con delle intense riletture di Pasolini e di De Sade, il regista palermitano Umberto Cantone prosegue la sua ricerca con un’altra condizione di margine esistenziale, come quella presente in Lauben, testo giovanile di Roberto Cavosi. (…) Partendo dai fascini letterari mitteleuropei (Musil, Trackl), compresi quelli cinematografici (Rohmer), la regia di Cantone trova, grazie anche a una bella prova delle due interpreti Paola Bacci e Liliana Paganini, dei punti di forza che donano omogeneità e ritmo alla messa in scena. Individuando alcuni interessanti elementi compositivi per scandire l’azione scenica, lo spettacolo vive di un dialogo esasperato e intenso, costantemente al limite dell’esplosione. (…)”
ATTORNO A UN LETTO DISFATTO di Antonio Audino (Il Sole 24 ore, 12 marzo 2000)
“Non si può non assistere al Lauben di Cavosi senza sentire l’eco delle risorte polemiche sulla legittimità etica e legale dell’aborto. Ma certo, sia il testo che lo spettacolo riescono a guardare ben oltre quella che potrebbe essere la semplice assunzione di una posizione morale. (…) Lo spettacolo, al quale la regia conferisce un tono di grande e profonda intensità, consente alle due protagoniste, Paola Bacci e Liliana Paganini, di disegnare due profondi ritratti femminili, modulati su continui spostamenti contraddittori, cogliendo a pieno la dimensione dolorosamente umana del testo.(…)”
LAUBEN, UN FIORE DI PASSIONE ALTERNATIVA di Rodolfo di Giammarco (la Repubblica/Roma – 13 marzo 2002)
“E’ un testo strano, pieno di evocazioni naturali, intessuto di atmosfere che si trovano in film odierni scabrosi e teneri, eredi di Schnitzler, e al tempo stesso una commedia umana di costume sulla dignità dei reietti, “Lauben” di Roberto Cavosi al Piccolo Eliseo con Paola Bacci e Liliana Paganini nei ruoli di due prostitute spiate in un’abitazione meratese, tanto tempo fa. (…) Lauben ci offre un fiore di passione alternativa, un affetto più vero tra le due-amiche colleghe, che saranno i genitori più sinceri, anche se non patentati, di quel futuro pargolo. E nella stanza della verità svetta, con la regia di Umberto Cantone, la prova di Paola Bacci. ”
C’E’ UNA LUCE IN LAUBENGASSE di Ugo Ronfani (Il Giorno – 21 febbraio 2002)
“(…) Trascuro altre scene dell’off come il Verdi per dare il giusto rilievo a “Lauben” di Roberto Cavosi, fino al 3 marzo al Filodrammatici con la cauzione dello Stabile di Palermo, una regia colta di Umberto Cantone e due validi interpreti, Paola Bacci e Liliana Paganini. Con questo testo degli esordi ambientato alla fine ‘800 nella sua città natale, Merano (e nel quale circola un’aria mitteleuropea di Musil e Schnitzler che il regista aggiorna con notazioni più graffianti alla Fassbinder), Cavosi esplora con sincerità il piccolo, sordido mondo di due prostitute barricate, con i brandelli dei loro sogni, in una soffitta della Laubengasse, la strada del vizio.(…)”
UN RISCATTO PIÙ BELLO CHE VERO di Tiberia De Matteis (Il Tempo – 7 marzo 2002)
DUE PROSTITUTE ALLE PRESE CON LA NASCITA DI UN BAMBINO. IL DESIDERIO DI UNA FAMIGLIA E L’IMPOSSIBILITÀ DI REALIZZARLA.
IN BILICO TRA MAGIA E REALTÀ L’ALLESTIMENTO DEL REGISTA UMBERTO CANTONE CHE RIMARCA I DURI ACCENTI DELLA SOFFERENZA.
Si ambienta nella Merano di via dei Portici, definita «Lauben» in tedesco, l’opera prima dal titolo omonimo di Roberto Cavosi che risale ai 1988 ed è ora ripresentata dal Teatro Biondo dl Palermo nell’allestimento firmato da Umberto Cantone che approda stasera al Teatro Piccolo Eliseo dopo tre anni di repliche nel resto della penisola. Autore fra i più richiesti e premiati, Cavosi vanta un passato di interprete a contatto con registi del calibro di Ronconi, Sequi, Squarzina, Trionfo, Fabbri e Risi e il suo talento creativo è stato recentemente riconosciuto con il Premio Riccione attribuito al suo ultimo lavoro «Bellissima Maria».
Chiamato alla scrittura dall’esperienza scenica, ha concepito il suo testo giovanile per interrogarsi sui contenuti interiori che potessero esprimere al meglio la sua personalità artistica. «Lauben» possiede infatti tematiche così profonde e attuali da resistere nel tempo dopo aver già ottenuto varie edizioni teatrali, una versione radiofonica e una televisiva.
Due prostitute alle prese con la nascita di un bambino e desiderose di formare una famiglia di fatto si scontrano in un dialogo serrato pieno di amarezze e verità. Martha, incarnata da Paola Bacci, è la più anziana e secondo l’attrice «appare in continua contraddizione fra aridità e generosità, in una disperazione laica che la induce a rifiutare quella maternità che invece inconsciamente agogna». Più religiosa e ottimista si configura Ulli che l’interprete Liliana Paganini considera «una donna che crede nella vita e in Dio. La sua rinuncia all’aborto scaturisce dall’idea di speranza e cambiamento che un figlio contiene come un dono del cielo». Alle due protagoniste si affiancano Alfonso Veneroso, nel ruolo di un tenente che entra in un mondo degradato che non gli appartiene con la forza di chi possiede una sicurezza economica, e Aurora Falcone nei panni di una giovane sprovveduta e solo apparentemente ingenua.
Il regista Cantone ha puntato sulla commistione tra realismo e magia che percorre l’intera vicenda in una sintesi affascinante di sfumature emotive coraggiose e forti. «Si può considerare questo dramma» ha dichiarato «una riflessione sull’impossibilità dell’amore che, se si realizza ha una portata assoluta. Vi ritrovo echi letterari nobilissimi che vanno da Schnitzler a Fassbinder, in un clima di decadenza politica e culturale come quello del 1898, data dell’assassinio della principessa Sissi che segna il dissolversi di un impero».
La putrida mansarda in cui le due emarginate consumano un’esistenza vessata dalla miseria e dal bisogno diventa allora un luogo non solo fisico, ma psichico in cui si analizzano e si verificano le concrete occasioni di un riscatto personale. L’assenza di conclusioni morali potenzia il valore di una struttura drammatica che può a buon diritto essere affrontata come un classico, come dimostrano le chiavi registiche e le scelte recitative degli attori. «Il teatro contemporaneo» ha aggiunto Cavosi «si libera così dal triste destino di essere sempre tralasciato, rimanendo un vero anello mancante nei riguardi del pubblico. Sono grato allo stabile di Palermo di avermi offerto l’opportunità di diffondere la mia opera in quanto ritengo che il palcoscenico debba essere uno specchio della nostra società e questo possono consentirlo solo i drammaturghi viventi. Finché i grandi registi ricorreranno al personaggio televisivo per richiamare l’attenzione impediranno al teatro di contare sulla sua autonoma e vincente potenzialità comunicativa».
- GALLERY - 
– VIDEO –
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