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La Meccanica di Carlo Emilio Gadda – Edizione 1970

La Meccanica di Carlo Emilio Gadda – Edizione 1970

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Autore/i:  Carlo Emilio Gadda

Tipologia:  Romanzo

Editore:  Garzanti, Collana "Romanzi Moderni"

Origine:  Milano

Anno:  1970 (25 maggio)

Edizione:  Seconda (3 mesi dopo la prima) nei "Romanzi Moderni" Garzanti

Pagine:  VIII-152

Dimensioni:  cm. 19,5 x 13,3

Caratteristiche:  Legatura in tela rossa, sovraccoperta a due colori con ritratto fotografico dell'autore al secondo piatto

Note: 

Seconda edizione di La meccanica,  romanzo incompiuto di Carlo Emilio Gadda scritto tra il 1928 e il 1929. La prima edizione fu pubblicata da Garzanti nel febbraio 1970 in 9200 copie. La seconda è del 25 maggio dello stesso anno e ne furono stampate 3200 copie. Lo studioso Dante Isella, che nel 1989 curò la pubblicazione di tutte le opere di Gadda e l’edizione integrale della Meccanica, scrisse su questa edizione 1970 nella collana dei «Romanzi moderni» Garzanti: «Iniziativa meramente editoriale (Gadda è ormai distante dall’occuparsene, stanco e remissivo), condotta con pragmatismo empirico, e non certo con esigenze e criteri filologici. Il risultato è una sorta di patchwork messo insieme con parti desunte dai quaderni  della bella copia e parti riprese dalle stampe».

 

« L’opera si situa in una linea narrativa in cui si ritrovano i nodi centrali dell’arte gaddiana, soprattutto quelli legati alla sua esperienza di guerra, nonché quelli centrati sull’ambiente della borghesia milanese, su cui tanto spesso si è scaricato l’estro satirico dello scrittore. Vi manca, o è presente in minima parte, quel particolare impasto linguistico che molto ha contribuito alla sua fama di scrittore difficile. Qui predomina una prosa scorrevole, priva delle punte tipiche del plurilinguismo dello scrittore, uno stile lievemente patinato di dialetto ed equamente bilanciato tra aperture liriche, descrizioni e ritratti. Sullo sfondo della prima guerra mondiale – Zoraide, Luigi e Paolo – sono collegati tra loro dal triangolo tipico della letteratura verista, ognuno con un proprio trattamento e uno sviluppo autonomo, probabilmente destinati a una conclusione passionale e cruenta. Ma in Gadda quel che importa non è certo sapere come si sciolga la trama, che del resto rimane non conclusa, qui come negli altri romanzi. L’incompiutezza gaddiana è infatti un modo narrativo ormai definitivo, e non infirma certo la validità dell’opera che ha ben altre carte a suo favore. Prima di tutto la forza della rappresentazione, carica di tutti gli umori più divergenti, dall’ironia alla pietà, dal sarcasmo al sorriso più libero e divertito, che trovano qui un equilibrato gioco di trapassi tonali, denotanti una maturità artistica già del tutto acquisita dallo scrittore. »

( Dalla nota presente al risvolto )

 

Su LA MECCANICA di ALDO PECORARO

Il romanzo parte da alcuni spunti dell’incompiuto Racconto italiano e si basa soprattutto sullo studio attento della società milanese prima della guerra attraverso la lettura di periodici dell’epoca, la visione di luoghi di guerra come l’Altipiano dei Sette Comuni, la consultazione dei bollettini ufficiali del Comando Supremo del 1916 e altre ricerche di varia natura, come si legge nella nota gaddiana sulla documentazione necessaria per la Meccanica. La stesura dell’opera si interrompe nel marzo 1929. Un contributo alla comprensione dei motivi dell’incompiutezza viene da una nota del 2 gennaio 1929 che accompagna l’abbozzo del romanzo, in cui la delicatezza dell’argomento politico, che non può essere trattato «con quella libertà e spregiudicatezza che ne farebbero (dell’opera) forse un lavoro di qualche pregio, anche per il suo interesse storico-drammatico generale», fa sì che sia «come una moneta che non si può spendere». Chiara è la consapevolezza di vivere in un tempo che non è «propizio a una maniera che ferirebbe forse, anche senza intenzione, i dogmi del momento». Questi «dogmi» non possono essere che i miti del fascismo (…). Si delinea un rapporto problematico ma forte tra l’incompiutezza delle prime opere gaddiane e il sottofondo ideologico del regime fascista. Al centro del contrasto le interpretazioni diverse, se non opposte, della prima guerra mondiale.

Anche la forma della prima parziale pubblicazione risponde a un’esigenza di autocensura. Della Meccanica – titolo che allude alla passione per il mestiere di meccanico di uno dei personaggi e storna l’attenzione dal vero argomento del romanzo che è la guerra – vengono pubblicati nel 1932 sulla rivista «Solaria» soltanto tre brani estrapolati dai capitoli primo, terzo e quarto e per di più con alcuni tagli. Gli stessi racconti compaiono autonomi nel 1953 fra le Novelle dal ducato in fiamme. La meccanica viene pubblicata nei primi cinque capitoli, più rifiniti, soltanto nel 1970 dalla Garzanti. Per leggere l’opera nella sua complessità e compiutezza, occorre attendere il 1989 con l’edizione critica curata da Dante Isella e inserita nell’edizione garzantiana di tutte le opere.

(…) Dove non arriva la dichiarazione, può giungere l’allusione. Del resto, in un’affermazione che sottolinea la volontà di comunicare comunque, i “libri veri” sono quelli che “dicono vere e tremende parole”, e “parole” vale qui “accuse”. Un generale è condannato all’inferno con procedura allusiva attraverso un tratto stilistico dantesco: le sue “ganasce” sono definite “cagnazze”. Nella memoria i “visi cagnazzi” (Inf., XXXII, 70) dei traditori nel fondo gelato dell’inferno. I generali della prima guerra mondiale hanno tradito, per Gadda, prima la patria, poi i loro soldati in ciò che è più prezioso, la vita, spedendoli al masacro per conquistar inutili cocuzzoli. La procedura più intensa che venga attivata nella Meccanica per emettere giudizi risolutivi e insieme trasmettere la parte segreta del messaggio consiste nel creare una riga fantasma che si sovrapponga a quella del senso più scontato evocando un significato tragico. La strategia di copertura fa leva sull’aequivocatio, sull’ambiguità del significante, e può essere definita, in base agli effetti prodotti su chi legge, come doppia lettura. La doppia lettura può essere determinata non solo da una differente segmentazione sintattica ma anche da una variazione contestuale, tanto più incisiva quanto più apparentemente periferica, come nel caso del processo indiretto all’imboscato del racconto Papà e mamma (scritto, secondo una testimonianza dell’autore, nel 1924, e diventato quarto capitolo dell’allora inedita Meccanica prima di far parte delle Novelle dal Ducato in fiamme e poi degli Accoppiamenti giudiziosi).

(…) I tempi della composizione della Meccanica e del racconto eponimo della raccolta La Madonna dei filosofi, prima intitolato La maliarda ereditiera, si intrecciano. Del marzo 1928 è il primo abbozzo della Madonna dei filosofi, del settembre la stesura completa e l’immediata pubblicazione su «Solaria». Il finale della Madonna dei filosofi esprime in chiave ellittica il messaggio riproposto dal finale della Meccanica, dove l’inquisizione cade in modo aperto e amaro sugli imboscati. Il finale allusivo viene pubblicato con l’intero racconto nel 1931, quello palese non appare nemmeno nell’edizione della Meccanica del 1970 ma soltanto postumo. Nel testo negato alla pubblicazione il sarcasmo trabocca feroce sugli autocarri che in quanto imboscati sono premiati sul campo del loro imboscamento con due medaglie. (…)

Nel finale della Meccanica il rumore delle esplosioni fa da sottofondo musicale ad allegre avventure notturne. Il sacrificio dei combattenti torna in gioco per gli imboscati. La requisitoria è affidata ai canti di chi sarebbe morto l’indomani e il canto dei sacrificati risuona come «corale immenso» nella «divelta foresta», quasi a marchiare di infamia, in un giudizio universale della memoria, chi si sottrae al proprio dovere. La «promozione suprema» degli alpini si rovescia con infinito disprezzo sopra le medaglie false dei vili. E la figura del generale Cantore accoglie gli eroi, secondo la leggenda, nel paradiso degli alpini.

(…) Il riscatto della memoria degli eroi cancella le conquiste dell’utilitarismo e dell’egoismo, perché, come scrive Platone nella Repubblica (II 361 a), «la più grave delle ingiustizie è sembrare giusto e non esserlo», e una volta cancellata la menzogna della parola riesce molto più facile accettare l’ingiustizia come connaturata alla storia. L’ora dei vili si conclude in un vicolo cieco di fronte alla strada maestra dell’eternità. E il sarcasmo ricade in pieno sulle medaglie immeritate, quando, nell’orgia sintattica conclusiva, le effusioni amorose sembrano destinate, per un effetto temporaneo di lettura, alla «piccola stella d’argento».

L’edizione critica della Meccanica curata da Dante Isella ha restituito alla luce, fra l’altro, l’Abbozzo dei capitoli finali (VI-VIII). La conoscenza della conclusione della Meccanica con le visioni di guerra che spezzano e contrappuntano ferocemente il finale borghese e familiare del romanzo permette di inquadrare  entro le linee dell’opposizione centrale gaddiana il contrasto tra il registro eroico e il registro prosaico presente nella conclusione della Madonna dei filosofi. Da una parte il sangue dei sacrificati, e dall’altra, con frattura insanabile, i profitti in senso lato degli sciacalli di guerra. Il finale della Meccanica, pubblicato solo nel 1989 con l’edizione critica resta attivo a lungo nella memoria permanente gaddiana. Fra le ragioni della sua mancata pubblicazione, e dell’incompiutezza dell’opera in genere, la compromissione troppo esplicita con le ragioni più profonde della scrittura e l’assenza dei veli protettivi dell’allusione. Il finale della Meccanica adempie la doppia lettura, conferendole uno statuto figurale: il personaggio di nome Paolo che dimentica le marce, le battaglie, il sangue – in una sequenza progressiva, la guerra – nella Meccanica si chiamsa Franco ed è lo stesso imboscato del finale. Il finale esplicito non viene pubblicato, il passo con la doppia lettura sì. L’allusione e la mancata pubblicazione rispondono alla stessa esigenza.

(ALDO PECORARO, in Gadda, Bari, Laterza, Biblioteca Universale, 1998)

 

 

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