domenica, 16 Giugno 2024

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L’uomo che sapeva troppo – Cineromanzo in “Cineromanzo Gigante”, n.23/24, novembre 1956

L’uomo che sapeva troppo – Cineromanzo in “Cineromanzo Gigante”, n.23/24, novembre 1956

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Autore:  Sconosciuto

Tipologia:  Cineromanzo a fumetti

Film di riferimento:  L'uomo che sapeva troppo (The Man Who Knew Too Much, Usa 1956) di Alfred Hitchcock. Sceneggiatura di John Michael Hayes e Angus McPhail, da una storia di Charles Bennett e D.B. Wyndham-Lewis. Con James Stewart, Doris Day, Daniel Gelin, Brenda de Bazie, Bernard Miles, Ralph Truman, Mogens Wieth, Reggie Malder, Christopher Olsen

Editore:  Edizioni Lanterna Magica, Collana "Cineromanzo Gigante", n. 23/24

Origine:  Roma

Anno:  1956 (novembre)

Caratteristiche:  Brossura spillata a colori con all'interno fotografie in bianco e nero

Edizione:  Prima

Pagine:  58

Dimensioni:  cm. 34 x 26,5

Note: 

E’ l’unico cineromanzo a fumetti italiano tratto da The Man Who Knew Too Much (versione 1956) di Alfred Hitchcock, uscito nel numero 23 del novembre 1956 della rivista «Cineromanzo Gigante» delle romane Edizioni Lanterna Magica.

In copertina è presente una composizione a colori di fotografie di scena con gli interpreti principali del film: James Stewart e Doris Day, accanto a Daniel Gelin, Bernard Miles, Brenda de Banzie e al piccolo Christopher Olsen.

 

TRAMA

Ben McKenna, un medico americano, è in vacanza in Marocco, accompagnato dalla moglie Jo, un’ex diva della canzone, e dal  figlioletto Hank. Sull’autobus che li conduce a Marrakech, i McKenna fanno conoscenza con un misterioso personaggio, il francese Louis Bernard, che desta subito qualche perplessità nella diffidente Jo. Quella stessa sera, la coppia si reca a cena in un locale tipico e finisce per intrattenersi con i coniugi Drayton che alloggiano nel loro stesso albergo. Nello stesso locale compare Bernard che, dopo avere invitato i McKenna a cena nel pomeriggio li ha poi lasciati in asso con una scusa.

Il giorno successivo, mentre i McKenna e i Drayton visitano il bazar di Marrakech, un arabo viene pugnalato alla schiena sotto i loro occhi. Ben McKenna accorre in suo soccorso e si accorge che lo sconosciuto altri non è che Louis Bernard, mimetizzatosi forse per sfuggire ai suoi aguzzini, con un abito tipico del luogo e con le mani e la faccia tinte di nero. Prima di morire, Louis ha il tempo di mormorare all’orecchio di Ben quello che sembra essere un nome: «Ambrose Chapel». La polizia francese (il Marocco, al tempo della narrazione, era ancora un protettorato francese) invita i McKenna in commissariato, mentre i Drayton tornano in albergo con il piccolo Hank. Durante l’interrogatorio, Ben viene chiamato al telefono e una voce misteriosa all’altro capo del filo gli intima il silenzio sulle rivelazioni che egli ha avuto da Bernard morente, pena l’uccisione del figlioletto (si scoprirà presto che i rapitori sono i coniugi Drayton).

Ben apprende dal commissario che il misterioso Bernard era un agente del Deuxième Bureau  (il servizio di controspionaggio francese), il quale indagava su un complotto contro un importante uomo di stato straniero. I due coniugi ritornano a Londra, dopo essersi rifiutati di collaborare con gli inquirenti: nonostante le raccomandazioni di Scotland Yard, è evidente che intendono indagare da soli. E così si mettono alla disperata ricerca di Ambrose Chapel. Credono di averlo trovato in un impagliatore e poi scoprono che non solo questi è del tutto estraneo al rapimento, ma che l’Ambrose Chapel di cui parlava Bernard non è una persona, bensì un luogo (“chapel”, in inglese, significa “cappella”).

Giunti sul luogo, il loro intervento viene vanificato dal repentino comportamento dei coniugi Drayton. Si scopre che i due sono membri di un’organizzazione spionistica che Bernard combatteva, e che Edward, il marito, usa come copertura la rispettabile attività di prete anglicano. La perfida coppia fugge rinchiudendo Ben nella cappella, dopo averlo stordito, e portandosi dietro il piccolo Hank.

Mentre Ben è tenuto prigioniero, Jo riesce ad allontanarsi da casa abbandonando alcuni ospiti. Vuole rintracciare un ispettore di Scotland Yard, ma questi è di servizio alla Royal Albert Hall dove è in corso un concerto della Corona. È in quel luogo che avverrà l’attentato organizzato dai Drayton, su commissione dell’ambasciatore di un non ben identificato Paese, contro il primo ministro dello stesso Paese, in visita a Londra: durante l’esecuzione della partitura, al colpo di cembali, un killer punterà il suo revolver sulla vittima. Jo si reca al teatro, e così Ben, dopo una funambolica fuga dalla Ambrose Chapel. Jo vede spuntare dalla tenda di un palco la pistola dell’attentatore e con un urlo, proprio al momento dello sparo, salva la vita al primo ministro, mentre Ben affronta il killer provocandone la caduta in platea e la morte.

I coniugi McKenna sono invitati all’ambasciata dal primo ministro in persona. È in quel luogo che si nascondono i Drayton, protetti dall’ambasciatore che ha ordito il complotto ormai fallito. Con loro, in una stanza, c’è il piccolo Hank, diventato uno scomodo testimone da eliminare. Il primo ministro vuole congratularsi personalmente con Jo e, avendo appreso che si tratta di un ex cantante professionista, le chiede di esibirsi. Lei sceglie «Que sera, sera», la canzone preferita del figlio. Intanto Edward Drayton è intenzionato a uccidere il bambino, su ordine dell’ambasciatore. Ma la moglie Lucy, che ha preso a cuore le sorti di Hank, riesce a farlo fuggire esortandolo a fischiettare il motivo cantato dalla madre. Ben, che sta cercando disperatamente il figlio, lo sente e lo raggiunge. Poi affronta sulle scale Drayton che muore. I McKenna sono finalmente riuniti.

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