venerdì, 24 Maggio 2024

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Gruppo di famiglia in un interno di Luchino Visconti – Sceneggiatura Cappelli

Gruppo di famiglia in un interno di Luchino Visconti – Sceneggiatura Cappelli

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Autore:  Giorgio Treves (a cura di)

Tipologia:  Sceneggiatura cinematografica e scritti sul film

Film di riferimento:  Gruppo di famiglia in un interno (Italia/Francia, 1974) di Luchino Visconti. Sceneggiatura di Suso Cecchi d'Amico, Enrico Medioli, Luchino Visconti, da un soggetto di Enrico Medioli. Fotografia di Pasqualino De Santis. Scenografia di Mario Garbuglia. Costumi di Vera Marzot. Musica di Franco Mannino. Con Burt Lancaster, Helmut Berger, Silvana Mangano, Claudia Marsani, Stefano Patrizi, Umberto Raho, Romolo Valli, Dominique Sanda

Editore:  Cappelli, Collana "Dal soggetto al film", n.51

Origine:  Bologna

Anno:  1975 (ottobre)

Caratteristiche:  Brossura plastificata con alette, illustrata da una fotografia di scena a colori del film, ritratto fotografico di Visconti sul retro, titoli in nero su fondo bianco. Con all'interno 73 fotografie di scena e di set del film in bianco e nero e a colori

Edizione:  Prima numerata (n.2923)

Pagine:  266

Dimensioni:  cm. 18 x 11, 5

Note: 

Prima edizione della sceneggiatura di Gruppo di famiglia in un interno (1974) di Luchino Visconti.

Il volume, curato da Giorgio Treves,  è stato pubblicato  nell’ottobre del 1975 coi tipi dello Stabilimento Tipolitografico in Rocca San Casciano della Casa Editrice Licinio Cappelli di Bologna.

Oltre alla sceneggiatura del film, il volume ospita 73 fotografie di scena in bianco e nero e a colori del film di Mario Tursi. Sono presenti anche gli scritti: Come Aschenbach, è caduto in inganno di Enrico MedioliIl destino dei complici (nota sull’amicizia con Visconti) di Suso Cecchi d’AmicoIl mestiere che muore (Considerazioni e note sulla scenografia) di Mario Garbuglia e i titoli del film.

Sinossi: 

« A Zurigo, ancora degente dopo la malattia – racconta Enrico Medioli in un capitolo di questo volume – Visconti era soprattutto furibondo! “Pazienza” e “prudenza”, due parole alle quali i dottori ricorrevano spesso per invitarlo alla ragionevolezza, bastavano a mandarlo in bestia. Pensava al ballo del Gattopardo, alla notte dei lunghi coltelli della Caduta degli dei, all’incoronazione del Ludwig, a quelle lunghe sequenze di massacrante fatica che, nel futuro, almeno quello più prossimo, avrebbe dovuto evitare. E si sentiva improvvisamente limitato e costretto. In effetti gli era scattato, cosa non insolita in lui, lo spirito di contraddizione. E La montagna incantata ?, proponeva, senza intimidirsi all’idea delle temperature polari di Davos; e L’eletto?, suggeriva, ansioso di misurarsi con una Roma di Gregorovius da ricostruire e dove muovere centinaia di comparse. Spiava la reazione degli interlocutori, subito di pessimo umore, pronto all’accusa, di fronte a un incerta adesione… Rimandando la storia di Hans Castorp, intrappolato a respirare l’aria fina del Grigioni o l’arduo cammino dell’Eletto verso la cattedra di S.Pietro, qualcosa restava di quei progetti, come un’indicazione. La volontà di cogliere certi temi, di affrontare certi conflitti, di porsi certe domande: la scelta dell’ordine, l’irruzione temuta e desiderata dell’irrazionale, la morte che per meglio contrabbandare se stessa si maschera del suo contrario, cioè della vita… Così, poco a poco, il Professore prendeva possesso del suo appartamento, in compagnia della fedele governante Erminia; e lo arredava secondo i suoi gusti: bellissimi oggetti, libri che straripano dalle librerie fin sui tappeti, che invadono divani e poltrone. E i conversation pieces alle pareti, l’immagine ripetuta e variata per tutta la casa di quella famiglia che non mai è riuscito, o che ha sempre rifiutato, di avere. Un uomo maturo, alle soglie della vecchiaia, di eccezionale civiltà e cultura, superstite estimatore dei grandi valori della vita. (…) La bomba scoppierà regolarmente quando, con un minimo di imprudenza, il professore apre la porta ai suoi inquietanti in inquilini. Gente che ha operato scelte altrettanto sbagliate del padrone di casa, per motivazioni opposte, in nome dell’istinto e della passione, i portavoce di un mondo che li sta stritolando prima di bruciarli e farne cenere. Un mondo con il quale soltanto adesso il Professore è messo a confronto e verso il quale dovrà prendere un atteggiamento. Ma i miasmi della volgarità, della protervia e della corruzione, a contatto con l’aria rarefatta e incontaminata dell’appartamento del Professore, subiranno una reazione che dovrà ai due protagonisti della storia, il Professore da una parte e gli inquilini dall’altra, al gruppo di famiglia finalmente riunito, il sentore della loro inutilità e della loro disperazione. (…) La sua solitudine è finita, d’ora innanzi la sua vita, dove l’arte non sarà più sufficiente, avrà un senso diverso, inebriante, legato alla realtà. Naturalmente il Professore si sbaglia. Non è più in tempo a niente. L’unica nuova avventura che può aspettarlo è la morte. Come Aschenbach al lido di Venezia, è caduto in un inganno. (…) »

Dallo scritto di Enrico Medioli presente ai risvolti di copertina e all’interno della pubblicazione

 

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