sabato, 12 giugno 2021

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Barry Lyndon (The Memoirs of Barry Lyndon…) – Edizione italiana BUR 2008

Barry Lyndon (The Memoirs of Barry Lyndon…) – Edizione italiana BUR 2008

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Autore/i:  William Makepeace Thackeray

Tipologia:  Romanzo

Editore:  RCS Libri, Collana "BUR - I Grandi Romanzi"

Origine:  Milano

Anno:  2008 (settembre)

Edizione:  Prima italiana BUR

Pagine:  376

Dimensioni:  cm. 20 x 13

Caratteristiche:  Brossura con immagine fotografica a colori di Jeffrey Coolidge, titoli in bianco su fondo azzurro riquadrato

Note: 

Prima edizione italiana BUR (RCS Libri) di The Memoirs of Barry Lundon, Esq., By Himself  di William Makepeace Thackeray. La traduzione è quella, storica, di Aldo Valori, pubblicata per la prima volta nell’edizione Casini dei Romanzi brevi di Thackeray (1965, cfr.scheda relativa). L’ampia introduzione è di Andrew Sanders, docente di letteratura inglese alla Durham Univerisity (North East England), autore di saggi su Charles Dickens e sui romanzi storici dell’epoca vittoriana. Il progetto grafico del volume, che in copertina presenta una foto a colori di Jeffrey Coolidge, è a cura di Mucca Design.

Da questo romanzo è stato tratto il film Barry Lyndon (1975) di Stanley Kubrick. 

Sinossi: 

«  (…) Barry Lyndon non ricevette il plauso tra i lettori del 1844. Jane Eyre, invece, dal 1847 (e privo di ambientazione storica), piacque molto ai suoi primi lettori e dette il via a una lunga serie di racconti in prima persona, soprattutto The Tenant of Wildfell Hall (1848), David Copperfield (1849-50), La storia di Henry Esmond (1852), Casa desolata (1852-53) e Villette (1853). Sebbene Barry Lyndon non appartenga a questo gruppo di romanzi, l’opera induce a riflessioni critiche applicabili in modo proficuo anche a queste opere. Il lettore viene esortato ad assumere un atteggiamento di diffidenza nei confronti del narratore, a prescindere dalla storia che gli viene raccontata, e a guardarsi soprattutto da colui che pretende di dire la verità cercando, nel contempo, di giustificarsi. La storia di Thackeray non ci chiede di operare una distinzione fra un narratore più o meno “affidabile” e un narratore “inaffidabile”, ma ci induce a guardare direttamente ai diversi e mutevoli livelli di significato all’interno del tessuto narrativo. Per il tono sconcertante, Barry Lyndon ha turbato i lettori avvezzi a voci narrative fidate e apparentemente attendibili. Nell’introduzione all’edizione del 1908, ad esempio, George Saintsbury si lamenta del fatto che Thackeray «s’intromette eccessivamente» nel racconto della vita di Barry attraverso l’uso della forma autobiografica. (…) (…) «Il prodigio del libro», osserva Anthony Trollope nel suo breve studio su Thackeray, «non risiede tanto nel fatto che l’eroe abbia una buona opinione di se stesso, ma nel fatto che l’autore si mostri completamente dalla sua parte.». Trollope ammette di non aver mai visto niente di simile al “tono simulato” e ben sostenuto di Barry Lyndon, limitando le sue osservazioni ai romanzi, senza penetrare nel regno delle memorie e delle autobiografie. Thackeray era riuscito a trovare lo stile giusto per il suo Barry e gli aveva permesso di raccontare la sua storia. È probabile che un ulteriore stimolo alla scelta del narratore autobiografico fosse giunto da una serie di lettere, journals e memorie pubblicati nei primi anni del diciannovesimo secolo, un fenomeno che aveva spinto  Thackeray a scegliere di non utilizzare una polifonia di voci, ma un narratore unico e un unico punto di vista (…). (…) Nell’introduzione al romanzo del padre, Anne Thackeray osserva che Barry Lyndon non è «un libro che può piacere, ma un libro da ammirare, che sorprende per la forza e la maestria», un giudizio che conferma l’ipotesi del padre che la sconsigliò di leggere il romanzo, certo che non le sarebbe piaciuto. Dai tempi di Anne Thackeray, le vicende di Barry Lyndon sono passate dal disinteresse, al quale l’autore in parte l’aveva condannato, a un’eccessiva ammirazione da parte di critici che non riuscirono a cogliere appieno le altre opere di Thackeray. Oggi siamo finalmente in grado di comprendere la portata e la varietà della sua œuvre, e questo suo primo capolavoro comico appare ben distinto dalle opere che seguirono. Barry Lyndon non può definirsi un’opera di apprendistato, ma attraverso di essa Thackeray sembra aver individuato una modalità narrativa che avrebbe poi condotto a due diversi capolavori della maturità, La fiera della vanità, priva di un eroe, e La storia di Henry Esmond, nient’affatto eroica.  » ( Dall’introduzione di Andrew Sanders presente in questo volume con la traduzione di Barbara Antonucci )

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