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“Miranda, eroe di Cinico Tv folgorato dall’eros”, in “la Repubblica-Palermo, martedì 14 aprile 2026

“Miranda, eroe di Cinico Tv folgorato dall’eros”, in “la Repubblica-Palermo, martedì 14 aprile 2026

Tipologia:  Articolo

Testata:  la Repubblica / Palermo

Data/e:  14 aprile 2026

Autore:  Umberto Cantone

Articolo: 

 

 

Non sono il solo a ricordarlo dietro il bancone di Video Squonk, la videoteca di via Sammartino 91/C, usata da Maresco a metà degli anni ‘80 come laboratorio esistenziale del Cinicomondo.

Chiunque entrasse lo notava, Marcello Miranda, con la sua faccia “ammuffulettata”, segnata da una smorfia di scontentezza, intento a computare, tra un lungo sospiro e l’altro, la dose giornaliera di VHS porno nelle quali cercava un appagamento per lui impossibile. Era proprio quella insoddisfazione costante, quella foia compressa però con tanta dignità, a regalargli un candore e una malinconia speciali che ne fecero l’Ecce homo di Ciprì e Maresco, incarnazione sofferente della filosofia di Cinico Tv.

Da quella Palermo oggi scomparsa veniva Marcello, da via Veneziano all’Olivuzza dov’era nato nel 1958. Lo stesso quartiere di Franco Scaldati, che lui dovette incrociare tante volte da ragazzino visto che per un po’ lavorò come garzone nella latteria dello zio del sarto teatrante. Il padre, Vittorio u’ciabattino, se ne andò presto e fu la madre a dover sopportare le sfrenatezze di Marcello (detto Paletta per via del profilo facciale schiacciato), tanto ingenue quanto fantasiosamente malandrine. Bambinesco e sbracato perdigiorno, era disposto a tutto pur di coltivare la sua idolatria senza sfogo (anche nei cinema a luci rosse di via Mariano Stabile), quella per le donne e il loro erotico magnetismo.

In cima al suo sterminato catalogo di pornosognatore alimentato nei cinema a luci rosse – Etoile e Embassy – di via Mariano Stabile, c’era Moana Pozzi (ed è per questo che in un mio cortometraggio del 1987, sotto l’egida mareschiana, si prestò a esordire nei panni di sé stesso mentre la invocava seduto a un distributore di benzina sotto il sole agostano). Per annusarne almeno il profumo, suo e di altre sue rinomate colleghe, scelse Milano come proprio Eldorado, e si guadagnò i soldi per la prima trasferta meneghina sposando in bianco una ragazza polacca (mai vista prima) per farle ottenere la cittadinanza. Anche quando diventò la più statuaria e celebrata tra le icone del cinema ciprimareschiano (con Franco che in quel periodo fu per lui un vero e proprio padre putativo), in giro per festival e rassegne, si sparò tutte le paghe soprattutto in viaggi lampo sui set di Marzio Tangeri, regista hardcore, o della CentoXCento pornoamatoriale di Alex Magni, lamentandosi dell’ammosciante puzzo di sudore che regnava in quegli studi. All’edizione 1996 del Festival di Taormina arrivò a farsi riservare una saletta dove poter consumare con gli occhi i suoi porno con la complicità di Ciprì e Maresco che, assieme al pasoliniano Sergio Citti, vigilavano sull’area perché nessuno lo cogliesse letteralmente in fallo.

A Marcello, però, non mancavano candore e pudore. Quando parlava con perspicace competenza delle sue pornostar preferite, come se fossero toccate da una grazia superiore, gli si illuminavano gli occhi. E quando doveva interpretare Rocco Cane in mutande si vergognava accusando Franco e Daniele di “poca dignità” e, anche se capiva il valore di quello che stava facendo, malediceva il giorno in cui era venuto al mondo. Un mondo che non gli piaceva. Una volta che Maresco, con umore apocalittico, provò a prospettargli l’invasione aliena, lui reagì dicendo che nessun disco volante farà mai un viaggio di milioni di chilometri “pi’ viriri tutto stu schifu”. Finita l’esperienza “cinica”, negli ultimi anni è diventato lui un alieno nella sua Palermo sempre più irriconoscibile. È vero che, in attesa della pensione sociale, frequentava la Caritas o che viveva di prestiti mai restituiti, ma è puro vero che l’infarto (forse frutto di troppe sigarette, caffè e carboidrati) lo ha stroncato a casa del nipote. Il figlio di Maresco, Federico, mi ha raccontato che, durante la messa in suffragio, l’anziano parroco ha voluto accostarlo a un personaggio di “un film famoso in tutto il mondo”.  Macché Paletta o Rocco Cane, per quel prete della Palermo che non c’è più e che è stata la sua, Marcello Miranda ha vissuto puro e innocente come “Marcellino pane e vino”.