martedì, 16 luglio 2019

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William Wilson di Edgar Allan Poe – Edizione italiana numerata della Morcelliana 1947

William Wilson di Edgar Allan Poe – Edizione italiana numerata della Morcelliana 1947

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Autore/i:  Edgar Allan Poe

Tipologia:  Racconto

Editore:  Morcelliana, Collana "Fuochi", n. 5

Origine:  Brescia

Anno:  1947

Edizione:  Prima italiana a tiratura limitata: numero 906 di 1000 esemplari

Pagine:  48

Dimensioni:  cm. 18,5 x 13,5

Caratteristiche:  Brossura con alette di colore bianco con titoli in nero e in rosso

Note: 

Prima edizione italiana di William Wilson, racconto di Edgar Allan Poe del 1839 (prima edizione in rivista: in Burton’s Gentleman’s Magazine, Philadelphia, ottobre 1839; prima edizione in volume: in Tales of the Grotesque and Arabesque, Philadelphia 1840). Traduzione e nota di Gabriele Baldini.

Pubblicato nel 1947 dalla casa editrice Morcelliana di Brescia nella collana «Fuochi» diretta da Giuseppe De Luca. Sul frontespizio interno di questa edizione numerata (copia in archivio: n. 906 di 1000 esemplari) è presente un disegno di Amerigo Bartoli.

 

 NOTA INTRODUTTIVA di Gabriele Baldini

« (…) Il motivo del sosia, com’è noto, ebbe larga fortuna, dal romanticismo in poi, per tutto l’Ottocento e non si limitò alla lirica e alla novellistica, ma interessò anche le arti figurative – si veda, ad esempio, l’How they met themselves del Rossetti – e quanto al caso prospettato da Poe e cioè quello del suicidio commesso nella persona del proprio sosia, esso fu diffuso specie tra i novellieri tedeschi – Die Elixire des Teufels di Hoffmann, Die Krönenwachter di Arnim, etc.–, ma un vero e proprio modello originale è difficile a individuarsi.

Washington Irving, riassumendo la trama di un dramma che Byron vagheggiò bensì di scrivere, ma che non scrisse mai, narra d’un Alonso, nobile gentiluomo spagnolo, cui una difettosa educazione avrebbe radicato vieppiù i vizi dell’indole, il quale viene seguito dovunque da una figura in maschera che si trova sempre pronta a interferire nelle sue scelleratezze. Irving osserva, a questo proposito, come un tale soggetto sia tolto a un dramma di Calderon intitolato Embozado del quale egli confessa, però, d’avere soltanto un vago ricordo e di non averlo mai veduto rappresentato sulla scena.

Il Woodberry  (in The Life of Edgar Allan Poe, Boston 1909) suggerisce d’identificare il dramma cui allude Irving con El Purgatorio de San Patricio, uno dei drammi, appunto, di Calderon, favoriti da Shelley, nel quale un personaggio, nominato “El Hombre Embozado” (L’uomo dal mantello), si trova in una situazione simile a quella ricordata per la figura in maschera di Byron e immaginata da Poe nel Wilson. Anche se Poe non conobbe il dramma di Calderon, lesse certamente l’articolo di Irving che apparve in una strenna natalizia nella quale figurava anche un suo racconto, Ms.Found in a bottle.

 Tra le probabili fonti del Wilson, tuttavia, non può venire trascurata la Nuit de Decembre di Musset – che reca la data del novembre 1835 e che quindi risale a quattro anni prima la comparsa del Wilson nel numero d’ottobre (1839) del «Burton’s Gentleman’s Magazine» – nella quale si trova più di un elemento che servirà a suggerire talune intonazioni dell’arte poesca e non soltanto nel Wilson; si veda, infatti, come il movimento risolutivo della lirica mussettiana si sviluppi nel poemetto in prosa Silence (1838).

Nel suo studio sul fenomeno letterario dello sdoppiamento della personalità (Der Doppelgänger, Imago, 1914), Otto Rank osserva tuttavia come il caso del Wilson presenti caratteristiche particolari. Sebbene vi si trovino tutti gli elementi essenziali del tema, si fa notare, in quel racconto, l’elevatezza del carattere morale del sosia che sembra, invece, estranea alle applicazioni più comuni del caso: in genere – e Rank cita l’Ombra di Andersen e Il sosia (Goliadkin) di Dostoeveskij – il doppelgänger approfitta del suo io originatore e lo sostituisce nel possesso delle sostanze, nella posizione sociale, nel cuore della donna amata ed è, insomma, sterilmente egoista e votato unicamente alla distruzione morale e fisica dell’altro se stesso: per tutto il racconto di Poe si fa sentire, invece, l’affannosa e insoddisfatta ricerca d’una perfezione morale e l’ufficio del sosia è soltanto quello di una sollecita e disinteressata guida spirituale, e la stessa catastrofe appare più come una liberazione da un insostenibile conflitto del protagonista con se stesso che non come una demoniaca punizione; una necessaria espiazione, insomma, più che un annientamento. Questo carattere morale del racconto, ignorato dai predecessori del Wilson – in Musset il doppelgänger si rivela per la Solitudine del poeta – e non mai pervenuto, comunque, in essi, a definirsi con tanta chiarezza, giustificherà, poi, in vario modo, le successive applicazioni e variazioni del tema, e basti ricordare i due esempi più clamorosi che felici, di Stevenson (Dr.Jekyll e Mister Hyde) e di Wilde (The Picture of Dorian Gray). In Poe, tuttavia, una risposta all’eterno quesito della coscienza, e una presa di posizione nei confronti del bene o del male, della virtù o del vizio, se sono ricercate, non sono propriamente porte: nel Wilson conta, soprattutto, come specchio morale, il ritratto del proprio disagio, quel contemplarsi nell’infanzia tradita, nella sua mestizia, nella sua irreparabile tragedia. »

Dalla nota introduttiva (datata maggio 1947) di Gabriele Baldini per questa edizione 

Sinossi: 

William Wilson è un ragazzo che frequenta un college in Inghilterra, a Bransby (nel Lincolnshire), quando inizia il suo racconto in prima persona.
Il rettore è il prete della chiesa che si trova all’interno del college, composto di edifici vetusti dove si svolgono le lezioni e di un affollato e fatiscente dormitorio per gli alunni. In questo precario edificio Wilson trascorre gran parte delle sue giornate, facendosi forte dell’ammirazione degli altri ragazzi dovuta alla sua abilità nel parlare e nell’escogitare terribili scherzi.

L’unico che non si sottomette al suo carisma è un suo omonimo, William Wilson, che sembra volerlo cogliere continuamente in fallo, criticando ogni suo comportamento o discorso. Wilson sembra subire con fastidio i rimproveri dell’altro,entrando in continuo conflitto con lui. D’altra parte egli ne subisce il fascino, come se l’altro assumesse, nei suoi confronti, un ruolo paterno.  

Tuttavia, in una notte alla fine del semestre di studi, Wilson decide di mettere in atto una delle sue beffe ai danni del crudele suo omonimo. Ed è in questa occasione, avvicinandosi furtivamente al suo letto e osservandolo mentre dorme, che Wilson si accorge della incredibile propria somiglianza con l’altro. Scopre di condividere con lui la statura e le fattezze, il modo di comportarsi e di vestirsi, e che entrambi sono entrati a far parte del college nello stesso giorno e con lo stesso nome.

Spaventato, Wilson fugge da Bransby e trascorre pochi mesi rigeneranti al college di Eton, dove prova a dimenticare la traumatica esperienza. Nella sua nuova condizione, Wilson comincia a condurre una vita dissoluta e dispendiosa, dedicandosi al gioco e alle sfrenatezza sessuali. Ed è proprio nel corso di un’orgia, da lui organizzata in segreto, che egli incontra nuovamente l’altro.

Ancora una volta Wilson si allontana dal proprio doppio, si stabilisce nel prestigioso college di Oxford e conosce il parvenu Glendinning, un coetaneo che si lascia coinvolgere da lui nel gioco d’azzardo. Ma ecco che, durante una delle partite notturne, l’altro ricompare svelando i trucchi da baro di Wilson ed esponendolo al ludibrio dei partecipanti al gioco.

Disonorato e umiliato da tutti, il protagonista decide di allontanarsi dall’Inghilterra e si trasferisce a Roma, continuando ad alimentare i propri vizi nell’illusione di aver seminato la presenza che lo ha reso infelice. Ma quando, durante una festa in maschera, l’altro ricompare, Wilson lo sfida a duello e si batte con lui con tutte le sue forze. Al momento della vittoria, Wilson si accorge però di trovarsi faccia a faccia con uno specchio e poi con se stesso.

«Tu hai vinto», egli disse, «ed io cedo. Ma anche tu, fin da questo istante, sei morto… morto al Mondo, al Cielo, alla Speranza. Tu esistevi in me… ed ora… ora che sono morto, guarda in questa mia spoglia, che è la tua, guarda come hai definitivamente assassinato te stesso! »

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