giovedì, 18 aprile 2019

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Sangue sul collo del gatto

Sangue sul collo del gatto

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Tipologia:  Favola drammatica

Di:  Rainer Werner Fassbinder

Regia:  Umberto Cantone

Location:  Teatro Bellini, Palermo

Data/e:  21 marzo - 14 aprile 2013

Produzione:  Teatro Biondo Stabile di Palermo

Cast:  Cristina Coltelli, Pietro Motisi, Raffaele Esposito, Filippo Luna, Giacomo Guarneri, Vito Di Bella, Pierluigi Corallo, Jennifer Din Chin, Aurora Falcone, Roberta Azzarone, Eva Drammis

Costumi:  Pietro Carriglio

Scene:  Pietro Carriglio

Note: 

Traduzione di Roberto Menin

Direttore di scena: Sergio Beghi

Luci: Pietro Sperduti

Foto di scena: Franco Lannino / Studio Camera

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Sangue sul collo del gatto è uno dei testi meno rappresentati di Fassbinder, il grande drammaturgo e regista tedesco prematuramente scomparso trent’anni fa. Oggi può leggersi come una metafora dell’imbarbarimento sociale e ideologico dei nostri giorni. Rappresentato per la prima volta nel 1971, viene riproposto dal regista Umberto Cantone che, pur rispettando il dettato dell’autore, sviluppa, attraverso la scelta degli interpreti e dell’ambientazione, alcuni motivi legati alla contemporaneità.

Phoebe è un’ aliena che, arrivata sul pianeta terra, osserva stupefatta la vita quotidiana dei protagonisti della pièce, attraverso i quali l’autore fa emergere un vero e proprio microcosmo della società moderna. Phoebe inizia a imitarne i loro comportamenti, registrando a memoria gesti e parole. Ed è attraverso questa meccanicità che l’aliena ci mostra/dimostra le vite corrose dei personaggi, con i loro nonsense, le loro contraddizioni e perdite di valori.

Lo smarrimento dell’aliena è lo stesso di chi oggi conserva la lucidità, la serenità di giudizio di fronte al progressivo scivolamento nell’abisso di un’esistenza svuotata di senso.

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NOTERELLE PER UN MASSACRO di Umberto Cantone

“Credo profondamente all’esistenza di esseri ultraterreni”.

“Non esistono vicende vere. Il vero è l’artificio”.

(Due risposte di Rainer Werner Fassbinder ad un quesito di studenti del 1979)

 

“Non ci sono tragedie individuali.

Sarebbe una spiegazione troppo piatta di causa ed effetto. La realtà è più complessa”.

(Rainer Werner Fassbinder, 3 maggio 1977)

 

Trasparenze e  trappole prospettiche annunciano il silenzio, hic et nunc.

Phoebe Zeitgeist, come Gerda Maurus in Fraud in Mond di Fritz Lang, visita un Mondo Nuovo e ne è visitata. Un Mondo che è il teatrino della contemporaneità.

Tutto si muove entro i confini del meta-territorio di Fassbinder, di un testimone straziato e ironico della nostra comune caduta.

Phoebe l’aliena(ta) va alla ricerca dei significati delle cose e delle parole come una rabdomante. È scesa da una stella lontana per imparare il linguaggio degli esseri umani in via di estinzione. Capisce le parole ma non ne comprende il significato. Ascolta, subisce, ripete.

Assiste al jeux du massacre  che agita i personaggi: il macellaio, il maestro, la ragazza, la modella, l’amata, la moglie del soldato morto, l’amante, il soldato, il poliziotto.

Quando si mescola tra loro, innescando la miccia di un vertiginoso cut-up verbale, finisce col svelare il proprio intento estetico/politico: Fare Tabula Rasa.

Il fotografo, la cui presenza scandisce i tempi di questo rituale di metamorfosi, è l’unico personaggio consapevole dello slittamento progressivo del mondo verso il baratro finale.

In questo fin de partie individuale e collettivo, prevale a un tratto la regola di Aristotele: Dire di dire invece che dire. E sopravviene il CAOS.

I personaggi destinati al morso sacrificale sono tutti Naufraghi (e Los naufragos è il titolo della commedia di José Bergamin che ha ispirato a Luis Buñuel El angel exterminador). Il loro donarsi alla vertigine delle passioni manifesta l’eco di uno smarrimento che è un’ipostasi di vanità.

Dato che “il destino è una equazione e non si lascia ingannare” (Carlo Michelstaedter), ogni critica alla rettorica (alla rettorica delle parole come delle immagini) non può che annunciare, come se fosse già avvenuta, l’Apocalisse o una delle tante sue simulazioni.

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Showreel – Sangue sul collo del gatto