lunedì, 1 maggio 2017

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Salò ou Les 120 journées de Sodome (Salò o le 120 giornate di Sodoma) di Pier Paolo Pasolini – Dvd / Edition ultime

Salò ou Les 120 journées de Sodome (Salò o le 120 giornate di Sodoma) di Pier Paolo Pasolini – Dvd / Edition ultime

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Regia:  Pier Paolo Pasolini

Genere:  Drammatico

Origine:  Italia / Francia

Anno:  1975

Da vedere:  * * * * *

Sceneggiatura:  Pier Paolo Pasolini con la collaborazione di Sergio Citti, tratto da "Le 120 giornate di Sodoma" di D.A.F. de Sade

Cast:  Paolo Bonacelli, Giorgio Cataldi, Uberto Paolo Quintavalle, Aldo Valletti, Caterina Boratto, Elsa de' Giorgi, Hélène Surrgére, Sonia Savange, Sergio Fascetti, Bruno Mussi, Antonio Orlando, Claudio Cicchetti, Franco Merli, Umberto Chessari, Lamberto Book, Gaspare di Jenno, Giuliana Melis, Feridah Malik, Graziella Aniceto, Renata Moar, Dorit Hentke, Antinisca Nemour, Benedetta Gaetani, Olga Andreis, Tatiana Mogilansky, Susanna Radaelli, Giuliana Orlandi, Liana Acquaviva, Rinaldo Missaglia, Giuseppe Patruno, Guido Galletti, Efisio Etzi, Claudio Torcoli, Fabrizio Menichini, Maurizio Valaguzza, Ezio Manni, Paola Pieracci, Carla Terlizzi, Anna Maria Dossena, Anna Recchimuzzi, Ines Pellegrini

Formato:  Dvd 9 - Nuovo master restaurato (1920 x 1080p) Video: formato 1.85 16/9 e 4/3 / Audio: Dolby Digital Mono (Italiano e Francese)

Edizione:  Prima edizione integrale francese restaurata del 2005

Casa di produzione:  Carlotta Films / BFI / Metro Goldwyn-Mayer Studios/ Hollywood Classics (Twentieth Century Fox Home Entertainment Llc)

Lingua:  Italiano, Francese

Numero copie:  1

Durata:  112 minuti + Contenuti speciali

Sottotitoli:  Francese

Direttore della fotografia:  Tonino Delli Colli

Musiche:  Consulenza musicale di Ennio Morricone. Fryederick Chopin: Preludio in mi minore, op.28 n.4 e Valzer in la minore, op. 34 n.2 ; Carl Orff: Carmina Burana. Canzoni: "Son tanto triste", "Tu amore" e "Tu sei la musica" di Francesco Ansaldo e Alfredo Bracchi ;"Fiori d'arancio" e "Maestro improvvisa" di Giovanni D'Anzi e Michele Galdieri; "Dormi bambina" di Corrado Pintaldi e Enzo Bonfanti; "Valzer di mezzanotte" di Frank Amodio e Michele Cittadino; "Quel motivetto che mi piace tanto" di Donato Casolaro e Michele Galdieri; "Settembre ti dirà" di Antonio Moretti; "Torna piccina mia" di Cesare e Andrea Bixio; "Canzone del platano" di Giuseppe Barzizza e Riccardo Morbelli; "Stelutis Alpinis" di Enrico Zardini

Colore/BN:  Colore

Note: 

Prima edizione integrale francese in Dvd (Édition ultime) di Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini, uscita nel 2005 per «Carlotta Films». In questa edizione il film, restaurato dalla BFI, è presente nella versione italiana con sottotitoli  in lingua francese (opzione) e nella versione “ufficiale” doppiata in francese.

 

CONTENUTI SPECIALI

 

SALÒ, D’HIER À AUJOURD’HUI (32 minuti) di Amaury Voslion. Prodotto dalla Carlotta Films nel 2002.  

Ritratto di Pasolini durante la lavorazione di Salò o le 120 giornate di Sodoma. Il documentario presenta alcune riprese inedite (in bianco e nero) di Pasolini sul set impegnato a girare, nel maggio del 1975, le ultime scene del film. E inoltre: brani di un’intervista sul set a Pasolini (inframmezzata da sequenze e fotografie di scena del film); interviste all’attrice Hélène Surgere (Signora Vaccari), al regista Jean-Claude Biette (collaboratore di Pasolini e curatore dell’edizione francese del film) e all’attore Ninetto Davoli. Il documentario mostra alcune sequenze della versione del film doppiata in lingua francese con la voce di Michel Piccoli che doppia Uberto Paolo Quintavalle nel ruolo di Curval, Presidente della Corte d’Appello.

 

ENFANTS DE SALÒ (20 minuti)

Interviste (realizzate da Amaury Voslion nel 2002) a quattro cineasti francesi contemporanei sull’influenza esercitata da Salò o le 120 giornate di Sodoma: Bertrand Bonello, Catherine Breillat, Claire Denis, Gaspard Noe

 

SALÓ, L’ULTIMO FILM DI PIER PAOLO PASOLINI  (10 minuti) 

Un progetto di Cinemazero (con sottotitoli in lingua francese) a cura di Michele Baggio e Riccardo Costantini. Galleria di fotografie di scena relative alle riprese delle sequenze del Girone del Sangue di Salò o le 120 giornate di Sodoma col sottofondo della voce di Pasolini mentre dirige quelle stesse scene.

 

PASOLINI SUL FILM

«Sto facendo Le 120 giornate di Sodoma di De Sade ambientate nella Repubblica di Salò. Questo elemento di ispirazione del film mi serve per rievocare i giorni che io ho vissuto durante la Repubblica di Salò. Io stavo all’epoca in Friuli che allora era stato annesso burocraticamente alla Germania: si chiamava Litorale adriatico. Qui ho passato giornate spaventose, qui c’è stata una delle più dure lotte partigiane (nella quale è morto mio fratello), qui i fascisti erano dei veri e propri sicari …»  (da un’intervista a Gideon Bachmann)

«Mi sono accorto che Sade mentre scriveva le 120 giornate pensava a Dante. Così ho cominciato a ristrutturare il film in tre bolge dantesche.»

«Il sesso in Salò è una rappresentazione, o una metafora, della situazione che viviamo in questi anni: il sesso come obbligo e bruttezza. […]  Oltre che la metafora del rapporto sessuale (obbligatorio e brutto) che la tolleranza del potere consumistico ci fa vivere in questi anni, tutto il sesso che c’è in Salò (e ce n’è in quantità enorme) è anche la metafora del rapporto del potere con coloro che gli sono sottoposti. In altre parole è la rappresentazione (magari onirica) di quella che Marx chiama la mercificazione dell’uomo: la riduzione del corpo a cosa (attraverso lo sfruttamento). Dunque il sesso è chiamato a svolgere nel mio film un ruolo metaforico orribile.» (Autointervista in Corriere della sera, 25 marzo 1975 a un mese dall’inizio delle riprese) 

«L’ansia del consumo è un’ansia di obbedienza a un ordine non pronunciato. Ognuno in Italia sente l’ansia, degradante, di essere uguale agli altri nel consumare, nell’essere felice, nell’essere libero: perché questo è l’ordine che egli inconsciamente ha ricevuto, e a cui deve obbedire, a patto di sentirsi ‘diverso’. Mai la diversità è stata una colpa così spaventosa come in questo periodo di tolleranza. L’uguaglianza non è stata infatti conquistata, ma è una falsa uguaglianza ricevuta in regalo.»

«L’idea mi è venuta da Le centoventi giornate di Sodoma, questa specie di sacra rappresentazione mostruosa, al limite della legalità.»

«Nel mio film c’è molto sesso, ma il sesso che c’è nel film è il sesso tipico di De Sade, che ha una caratteristica sado-masochistica. Questo sesso ha una funzione molto precisa nel mio film, quella di rappresentare cosa fa il potere del corpo umano: l’annullamento della personalità degli altri, dell’altro. … il sesso ha una grande funzione metaforica … metafora del rapporto tra potere e coloro che ad esso sono sottoposti … C’è una frase in particolare che faccio dire ad uno dei personaggi del mio film: “là dove tutto è proibito si ha la possibilità reale di fare tutto, dove è permesso solo qualcosa si può fare solo quel qualcosa…”».

«Chi potrebbe dubitare della mia sincerità quando dico che il messaggio di Salò è la denuncia dell’anarchia del potere e dell’inesistenza della storia? Eppure, così enunciato, tale messaggio è sclerotico, menzognero, pretestuale, ipocrita, cioè logico della stessa logica che non trova affatto anarchico il potere, e che trova esistente la storia, anzi, pone ciò come un dovere. La parte del messaggio che pertiene al senso del film è immensamente più reale, perché include anche tutto ciò che l’autore non sa, cioè l’illimitatezza della sua stessa restrizione sociale storica. Ma tale parte del messaggio è imparlabile, non può che essere lasciata al silenzio e al testo».

 

Sinossi: 

Salò o le 120 giornate di Sodoma è suddiviso in quattro parti, che richiamano nel titolo la struttura della cantica dantesca dell’Inferno: Antinferno, Girone delle Manie, Girone della Merda e Girone del Sangue.

Nella Repubblica di Salò, durante gli ultimi bagliori del regime fascista in Italia, decine e decine di giovani, sia ragazzi che ragazze, vengono catturati da quattro rappresentanti del potere: il Duca, il Monsignore, l’Eccellenza ed il Presidente. I quattro, definiti “Signori”, confinano i ragazzi in una grande e sontuosa magione, isolata da qualsiasi centro abitato. Accompagnati dalle note di una pianista e dalle narrazioni erotiche di quattro anziane ex-prostitute, i ragazzi e le ragazze vengono obbligati ad ascoltare storie di passioni sessuali estreme. E questo affinché i Signori possano trarre piacere ed essere ispirati nei vari atti sodomizzanti. Il film si compone di tre gironi ispirati all’Inferno dantesco  (più l’Antinferno durante il quale si consuma il rapimento dei giovani), entro cui vengono trascinati gli adolescenti, condotti a perdere ogni residua dignità umana e abbandonati al loro destino, costretti fino alla fine a sottoporsi ad abusi e sevizie  per il piacere dei Signori. Al termine del terzo girone di “passioni”, i Signori decidono di arrivare all’apice del piacere erotico, che per loro consiste nel torturare fino alla morte le proprie vittime. Alternandosi l’uno con l’altro nell’esercizio dei loro crimini crudeli, essi osservano con il binocolo, ad ogni giro, il proprio giardino delle torture.

ANTINFERNO

Alla sottoscrizione, da parte di quattro Signori riuniti in una stanza, del regolamento utile a una certa impresa e del loro patto di sangue (ciascuno sposerà una figlia di uno degli altri tre) fa seguito l’assoldamento di giovani repubblichini di leva, con l’aiuto delle SS.  Subito ha inizio la caccia alle potenziali giovani vittime da parte dei repubblichini stessi e dei collaboratori al soldo dei quattro libertini. Siamo nel 1944, nelle zone della Repubblica di Salò, durante l’occupazione nazifascista. I quattro Signori del patto sono i rappresentanti di tutti i tipi di Potere: il “Duca” (quello nobiliare), il “Monsignore” (quello ecclesiastico), Sua “Eccellenza” giudice di Corte d’Assise (quello giudiziario) e il “Presidente” di una banca (quello economico). Insieme, i Signori hanno stabilito di ritirarsi per un lungo soggiorno in una villa isolata, presso la quale hanno deciso di rinchiudere un gruppo di giovani di entrambi i sessi, rapiti e poi accuratamente selezionati, da usare per soddisfare e sperimentare tutte le loro perversioni sessuali.

La caccia dura settimane: i giovani, adocchiati in base a determinate caratteristiche, vengono adescati, rapiti e catturati. Quasi tutti vengono strappati dalle proprie famiglie o, in alcuni casi, venduti dai propri stessi familiari. Dopodiché ognuno di loro viene  sottoposto al vaglio dei libertini i quali, dopo una lunga selezione in cui un soggetto viene respinto anche per il minimo difetto fisico, scelgono infine nove ragazzi e nove ragazze, di età compresa tra i quindici e i vent’anni.

Le vittime vengono poi caricate su dei camion militari e trasportati fino a Marzabotto, dove si trova l’enorme villa, di proprietà del Duca, prescelta per il soggiorno. Durante il trasferimento, Ferruccio, un ragazzo proveniente “da una famiglia di sovversivi” di Castelfranco Veneto, tenta la fuga dal camion, ma viene ucciso dai soldati. Dopo aver assistito all’esecuzione, il Presidente  chiosa la perdita della vittima con una barzelletta.

La comunità che giunge alla villa è dunque così composta: i quattro Signori, tre narratrici ex-prostitute, diciassette giovani vittime (nove ragazze e otto ragazzi), le quattro figlie-spose (che saranno da qui in avanti trattate come schiave, perennemente nude), otto collaborazionisti (quattro soldati e quattro repubblichini), una pianista e sei domestici tra cui una ragazza di colore.

Il regolamento prevede che ogni giornata si svolga nel seguente modo: alle ore sei in punto, tutti dovranno ritrovarsi nella cosiddetta Sala delle Orge, dove, a turno, tre ex prostitute d’alto bordo fungeranno da narratrici, con il compito di raccontare le proprie perversioni sessuali allo scopo di eccitare i Signori e contemporaneamente di “educare” gli adolescenti prescelti come vittime alla soddisfazione dei loro appetiti sessuali. Non appena il gruppo giunge a destinazione, i Signori danno lettura del regolamento: per tutta la durata del soggiorno, essi disporranno indiscriminatamente e liberamente della vita di tutti i membri della comunità (specialmente di quella delle giovani vittime, dei collaborazionisti e delle figlie-spose) che a loro devono assoluta obbedienza, rispettando le leggi e gli ordini da loro impartiti. Dovranno inoltre soddisfare tutte le  richieste e i desideri dei Signori senza eccezioni. In caso di disobbedienza andranno incontro a terribili punizioni.

Le narratrici saranno accompagnate al pianoforte da una quarta donna che avrà il compito di armonizzare  le loro crude ed esplicite narrazioni. Ogni giorno, dopo cena, avranno luogo le cosiddette “orge”, che consisteranno nella messa in pratica delle “passioni” narrate in giornata. Tutti i presenti si “mescoleranno” e si “intrecceranno” tra di loro consumando ogni tipo di atto sessuale, purché di natura sodomitica, incestuosa o adulterina.

In caso di infrazione, anche di lieve entità, ai regolamenti o a un ordine impartito da uno dei Signori, il colpevole verrà meticolosamente segnato su un quaderno speciale adibito allo scopo (chiamato “Libro delle punizioni” o semplicemente la “Lista”) e successivamente punito. Inoltre, viene stabilito che qualunque maschio venga colto “in flagrante delitto” con una femmina, sarà punito con l’amputazione di un arto. E sarà ucciso chiunque compia anche il più piccolo atto di devozione religiosa. Il gruppo dei Signori e delle loro vittime fa quindi il suo ingresso nella villa, dove ogni porta e finestra viene sbarrata per impedire qualsiasi tentativo di fuga.

GIRONE DELLE MANIE

Tra le molte sevizie, spicca quella di un matrimonio simulato tra due giovani vittime, cui prima viene impedito di consumare il rapporto sessuale, e a cui poi viene imposta la separazione per consentire a due dei potenti di seviziarli. Le vittime nude a quattro zampe, tenute al guinzaglio e latranti, sono poi costrette come cani a mangiare scampoli di cibo gettati in terra o in ciotole: uno dei bocconi di cibo viene anche riempito, a sorpresa, di chiodi. Una mattina, a tutta la compagnia, riunita nella Sala delle Orge, viene mostrato il corpo di una delle ragazze vittime, che giace con la gola tagliata davanti a un altare religioso adiacente alla Sala dove presumibilmente era stata sorpresa a pregare, violando il regolamento. La scena è commentata dal Presidente con un’altra barzelletta, dopodiché la comunità, con il cadavere della ragazza ancora in terra, riprende come nulla fosse accaduto ad ascoltare un nuovo racconto della Vaccari. Il primo Girone è quello delle Manie. La Signora Vaccari, in qualità di prima narratrice, intrattiene gli ospiti raccontando le sue esperienze libertine avute in gioventù, riferendosi in particolare a quelle della sua infanzia. I Signori, eccitati da questi racconti, iniziano a compiere una serie di sevizie e abusi sui corpi nudi o vestiti delle giovani vittime, aiutati e rinforzati dai loro fedeli collaboratori. Il resto delle giornate i Signori lo trascorrono a dissertare eruditamente sul significato morale del libertinaggio e sull’anarchia del potere, citando a memoria brani di Klossowski, Baudelaire, Benn, Proust e Nietzsche. In più, raccontano barzellette di cattivo gusto.

GIRONE DELLA MERDA

In questo girone, la seconda narratrice, la Signora Maggi, narra le sue esperienze nel campo delle pratiche anali, in particolare quelle relative all’oroanalità e alla scatofilia, coronamento metaforico del film. Accanto alle sempre più fitte chiacchiere erudite dei Signori, che discutono sulla raffinatezza del libertinaggio e del gesto sodomitico, vengono celebrati falsi matrimoni tra i libertini e le giovani vittime (vestiti da spose). Segue un “concorso” per premiare chi ha il “deretano più bello” e si consumano rituali di coprofagia: prima il Duca costringe una ragazza in lacrime a mangiare con un cucchiaino gli escrementi che ha appena defecato al centro della sala, successivamente tutte le vittime vengono obbligate a non espellere i propri bisogni per alcuni giorni, nonostante si provochino in loro intossicazioni alimentari. Infine, le feci da loro prodotte vengono raccolte e servite a tavola durante la cena.

GIRONE DEL SANGUE

Tra le vittime, una coppia di ragazze intente ad amoreggiare viene colta sul fatto e una delle due rivela che uno dei repubblichini ha una relazione segreta con la serva di colore. Anche questa coppia viene sorpresa a fare l’amore e immediatamente uccisa. Prima di essere giustiziato, il ragazzo si è offerto ai colpi di pistola dei quattro i Potenti con il pugno sinistro chiuso e alzato. Successivamente, una giovane vittima di nome Lamberto verrà scelta come rimpiazzo del collaborazionista ucciso. Il giorno successivo, il Duca annuncia i nomi di coloro che sono designati alle punizioni, ovvero le quattro figlie-spose e dodici vittime (sei ragazzi e sei ragazze), facendoli contrassegnare con un nastro azzurro. A tutte le altre vittime “non colpevoli” viene comunicato che possono “soltanto sperare” di seguire i Signori a Salò, purché continuino a “collaborare”. Il Girone si apre con il Monsignore che “celebra” i falsi matrimoni del Duca, dell’Eccellenza e del Presidente (vestiti da nobildonne) con tre soldati. L’ultima sera di permanenza alla villa, mentre il Monsignore compie il giro d’ispezione notturna nelle camere degli ospiti, vengono a galla i tradimenti e le violazioni delle regole da parte degli inquilini della magione: un ragazzo appartenente gruppo delle vittime, per salvarsi dall’imminente punizione che lo attende, accusa una delle ragazze di tenere nascosta sotto il cuscino la fotografia di un uomo; consegnata la foto, la giovane a sua volta denuncia due sue compagne di stanza perché fanno l’amore ogni notte.

Dopo un’ultima narrazione della Signora Castelli, i Signori, con l’aiuto di vecchi e nuovi collaboratori, eseguono nel cortile interno le punizioni, prodigandosi in balletti isterici e atti sessuali necrofili sulle vittime. È un’orgia di torture, sodomie, ustioni, lingue mozzate, occhi cavati, scalpi strappati, impiccagioni e altre uccisioni rituali che, a turno, ciascuno dei Signori osserva compiaciuto, da una finestra della villa, utilizzando un binocolo. La pianista intanto, dall’interno della casa, accompagna con la musica le scene di tortura, ma poi smette di suonare e si toglie la vita gettandosi da una finestra.

EPILOGO

Mentre fuori dalla villa sono ancora in corso le ultime crudeli torture, in una delle stanze due giovanissimi soldati repubblichini, annoiati e assuefatti mentre attendono i prossimi ordini, cambiano canale a una radio d’epoca che stava trasmettendo i Carmina Burana di Orff . Sulle note di una canzonetta degli anni quaranta, Son tanto triste (già udita nei titoli di testa del film) decidono di improvvisare maldestramente qualche passo di valzer. Il film si chiude con un fulminante dialogo tra i due: “Come si chiama la tua ragazza?” “Margherita”.

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