martedì, 16 luglio 2019

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Salò o le 120 giornate di Sodoma. L’ultima sfida di Pasolini alla censura – Supplemento a “Vacanze Turismo Caravanning”, anno 1, n. 10, dicembre 1975

Salò o le 120 giornate di Sodoma. L’ultima sfida di Pasolini alla censura – Supplemento a “Vacanze Turismo Caravanning”, anno 1, n. 10, dicembre 1975

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Autore:  Autori vari non indicati con interventi di Callisto Cosulich, Alberto Moravia, Vittorio Virga

Tipologia:  Rivista illustrata a colori e in bianco e nero

Film di riferimento:  Salò o le 120 giornate di Sodoma (Italia-Francia, 1975) di Pier Paolo Pasolini. Sceneggiatura di Pier Paolo Pasolini con la collaborazione di Sergio Citti, liberamente tratto da "Les 120 journées de Sodoma" di D.A.F. De Sade. Fotografia di Tonino Delli Colli. Scenografia di Dante Ferretti. Consulenza musicale di Ennio Morricone. Montaggio di Nino Baragli,Tatiana Casini Morigi. Interpreti: Paolo Bonacelli, Giorgio Cataldi, Uberto Paolo Quintavalle, Aldo Valletti, Caterina Boratto, Elsa de'Giorgi, Hélène Surrgére, Sonia Savange, Sergio Fascetti, Bruno Mussi, Antonio Orlando, Claudio Cicchetti, Franco Merli, Umberto Chessari, Lamberto Book, Gaspare di Jenno, Giuliana Melis, Feridah Malik, Graziella Aniceto, Renata Moar, Dorit Hentke, Antinisca Nemour, Benedetta Gaetani, Olga Andreis, Tatiana Mogilansky, Susanna Radaelli, Giuliana Orlandi, Liana Acquaviva, Rinaldo Missaglia, Giuseppe Patruno, Guido Galletti, Efisio Etzi, Claudio Torcoli, Fabrizio Menichini, Maurizio Valaguzza, Ezio Manni, Paola Pieracci, Carla Terlizzi, Anna Maria Dossena, Anna Recchimuzzi, Ines Pellegrini

Editore:  Edigramma Editrice

Origine:  Roma

Anno:  1975 (dicembre)

Caratteristiche:  Brossura spillata a colori

Edizione:  Supplemento speciale a "Vacanze Turismo Caravanning", Anno I, n.10

Pagine:  66

Dimensioni:  cm. 28 x 20, 5

Note: 

Supplemento di «Vacanze  Turismo Caravanning» (Anno I, n.10, dicembre 1975) dedicato a Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini col titolo L’ultima sfida di Pasolini alla censura – In anteprima mondiale tutte le scene proibite del film. La pubblicazione, per soli adulti, uscì a un mese dall’assassinio del poeta cineasta e sull’onda emotiva dello scandalo che ne seguì. L’ultimo film di Pasolini finì, come molte opere di quel periodo, nelle maglie della commissione di censura. Anche se la rivista, diretta da Ennio Mancini e pubblicata da «Edigramma», espone i propri pruriginosi intenti scandalistici, commentando enfaticamente e in modo didascalico le scene più scabrose e violente del film, nelle sue pagine troviamo un’appassionata difesa della libertà d’autore contro la sentenza di condanna espressa dalla commissione di censura che, riunitasi il 12 novembre 1975 (10 giorni dopo il ritrovamento del cadavere di Pasolini), negò a Salò o le 120 giornate di Sodoma il nulla osta di proiezione in pubblico.

 

Nella GALLERY è presente la riproduzione di alcune pagine della pubblicazione.

 

*Note sulle vicissitudini giudiziarie di Salò o le 120 giornate di Sodoma:

Dopo la sentenza di primo grado che ne impedì l’uscita in sala, la visione in sala del film  venne autorizzata da una nuova commissione, in sede di appello e a maggioranza, con il divieto per i minori di anni 18. Il ricorso dell’Associazione Nazionale per il Buon Costume venne respinto sia dal T.A.R. del Lazio che dalla Corte Suprema di Cassazione. In precedenza, Alberto Grimaldi, l’avvocato che è stato il produttore del film, fu denunciato e poi assolto per reati connessi al comune senso del pudore e all’oscenità. Anni dopo, la revisione della seconda edizione del film da parte di un’altra commissione ne confermò il divieto ai minori di 18 anni. Il ricorso al T.A.R. da parte della produzione consentì la temporanea riduzione del divieto, limitandolo ai minori di anni 14. Fu il Consiglio di Stato a ripristinare definitivamente il divieto, ancora oggi (2015) vigente per il film (che non può conseguentemente essere trasmesso da Tv in chiaro), ai minori di anni 18.

 

SOMMARIO DELLA RIVISTA 

 

Nel frontespizio interno è riportata la dicitura: «SALÒ-SODOMA – UN POEMA D’ABIEZIONE, D’ORRORE E DI MORTE».

 

Seguono:

 

Scheda artistica e tecnica del film

Le “immagini dell’orrore” (sequenza fotografica di alcune scene del film, in particolare quelle relative alle torture del conclusivo Terzo Girone del Sangue e alcune del Secondo Girone della Merda). Ogni composizione fotografica, in bianco e nero e a colori, è commentata da didascalie scandalistiche (vedi alcuni esempi nella GALLERY di questa scheda)

Salò-Sodoma: La trama del film  

Le origini del film: Les Cent-Vingt Journees de Sodome. Un brano di presentazione del testo di Donatien Alphonse François marchese di De Sade tratto da Sade profeta dell’erotismo di Gilbert Lely (Feltrinelli Editore)

Note su Salò: Appunti sulla produzione del film, sulle differenze tra il libro di Sade e la versione pasoliniana, sulle location e sugli interpreti.

Pier Paolo Pasolini sul suo film: antologia di dichiarazioni alla stampa e note di regia di Pasolini su Salò o le 120 giornate di Sodoma

La critica di Callisto Cosulich: una recensione del celebre critico cinematografico di Paese Sera al film con la riproduzione di alcuni ritagli stampa all’epoca della sua contrastata uscita

Galleria fotografica tematica commentata da note

Cronaca della persecuzione giudiziaria di Salò o le 120 giornate di Sodoma: Racconto della sentenza di primo grado (riportato in fondo a questa sezione), il commento di Alberto Moravia, il parere sulla sentenza di primo grado espressa dall’ avvocato Vittorio Virga e un’antologia d’interventi contro la censura del film: 

Comunicati del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici, di Gian Luigi Piccioli a nome del Sindacato Nazionale Scrittori, di Alessandro Curzi a nome della Federazione Nazionale della Stampa, di Massimo Andrioli a nome dell’Associazione Nazionale Autori Cinematografici, dell’Ufficio Cinema del Partito Socialista Italiano, e un brano dell’interrogazione parlamentare “al ministro del Turismo e dello Spettacolo, onorevole Sarti” da parte del senatore Delio Bonazzi ;

brani relativi di quotidiani e riviste: L’Unità, Il Giorno, Paese Sera, Il Giornale d’Italia (a firma di Renato Ghiotto), L’Europeo (a firma di Paolo Ojetti), Rinascita (a firma di Mino Argentieri), Speciale (a firma di Berto Piazzi) ; 

dichiarazioni dei registi cinematografici Francesco Rosi, Elio Petri, Bernardo Bertolucci; dello sceneggiatore e scrittore Ugo Pirro; della magistrato Mario Barone; del produttore del film Alberto Grimaldi

Cineracconto fotografico del film: L’antinferno – Il Girone delle Manie – Il Girone della Merda – La catarsi: i due simboli della rivolta (vedi in GALLERY) – Il Girone del Sangue – Tra l’orrore e il sangue: l’innocenza – La morte: grido ultimo e disperato di Salò o le 120 giornate di Sodoma: è questo l’autentico “messaggio” del film? (vedi in GALLERY)

Note su  Sade, sulla vita e le opere di Pasolini, sugli interpreti principali del film (biografia e foto) e una sequenza fotografica di Pasolini sul set di Salò o le 120 giornate di Sodoma (vedi in GALLERY) intitolata «Ricordo di Pier Paolo Pasolini»

 

NOTA SULLA SENTENZA DI PRIMO GRADO SU SALÒ O LE 120 GIORNATE DI SODOMA

(Articolo di presentazione della rivista, in forma di elzeviro a a pagina 38, privo di firma e attribuibile al direttore della testata Ennio Mancini )   

« La sentenza di primo grado è stata emessa mercoledì 12 novembre  a tarda sera: condanna. L’hanno firmata quattro oscuri personaggi: Carlo Di Maio, magistrato di Cassazione, presidente; Pio Fedele, professore di diritto ecclesiastico; Giuseppe Del Buono, in rappresentanza dei produttori cinematografici; il regista Oscar Brazzi (fratello del più noto Rossano) e il giornalista Mario Cessari. Ed è a proposito di questi due ultimi signori che conviene rilevare un particolare di rilievo e sconcertante: né il sindacato autori cinematografici (che dovrebbe essere rappresentato da Oscar Brazzi), né quello dei giornalisti cinematografici (dei quali il Cessari dovrebbe essere un esponente), hanno mai designato alcuno per le commissioni di censura, in quanto i due sindacati contestano «in toto» l’istituto censorio  e ad esso hanno sempre rifiutato ogni collaborazione. E comunque mai avrebbero potuto designare a rappresentarli Brazzi e Cessari, che non figurano tra i loro iscritti. Allora, come sono capitati costoro a far parte dellsa prima commissione di censura, quella che ha giudicato l’opera postuma di Pier Paolo Pasolini? Semplice: il ministero del Turismo e dello Spettacolo dispone di «elenco speciale» di registi e giornalisti, che designa di volta in volta a farnparte delle diverse commissioni. Registi e giornalisti che non fanno parte dei rispettivi sindacati: dei crumiri, insomma. E dei crumiri di modesta specie, visto e considerato che i due sindacati raccolgono tutti – alla lettera – i registi ed i giornalisti specializzati di nome e di prestigio. N’è prova il fatto che il signor Oscar Brazzi, di professione regista cinematografico ma totalmente ignoto al colto come all’inclita, ha al suo “attivo” pellicole del genere di Il sesso del diavolo Intimità proibite d’una giovane sposa, che – a quanto si dice – sono le sue più rimarchevoli. Ed è a un simile personaggio che si permette – ed è a lui che il potere affida il compito – di giudicare un film come Salò o le 120 giornate di Sodoma ! Bene, questi cinqure signori, a nome di tutto il popolo italiano, hanno decretato che l’opera postuma di Pasolini non può essere proiettata in pubblico. Sono essi, per investitura di due ministri democristiani (quello del Turismo e dello Spettacolo e quello della Pubblica Istruzione) i supremi garanti che il «pudore» degli italiani, il «pudore» mio, tuo, nostro, di tutti noi maggiorenni ed extra-maggiorenni, non verrà «offeso» da Pasolini «post-mortem». Essi hanno visto con i nostri occhi, hanno ascoltato con le nostre orecchie, hanno arrossito con le nostre gote, si sono scandalizzati con le nostre coscienze, hanno pensato con i nostri cervelli; ma non è chiaro con quale parte di noi abbiano deciso. Ma hanno deciso, e la loro decisione è valida per tutti noi. Per tutti noi che siamo riytenuti in grado di stabilire, con  il voto, a chi affidare le sorti nostre e del Paese, ma no tanto adulti da poter assistere alla proiezione di un film e giudicarlo in base ai suoi valori e alla nostra cultura. No: per questo abbiamo bisogno dei tutori. Assurda, ridicola contraddizione! La gravità del provvedimento è stata subito colta praticamente dalla totalità del Paese: la stampa senza eccezioni (anche quella di destra s’è questa volta unita al coro delle proteste: basti ricordare quanto hanno scritto in proposito «Il Giornale d’Italia», «Il Settimanale» e «Il Giornale»), personalità e partiti politici, autori di cinema, uomini di cultura, magistrati, fanno eco ad Alberto Grimaldi, produttore di «Salò-Sodoma», il quale – non appena appreso il rifiuto del «nulla-osta» al film – non esita a dichiarare che aberrante non è l’opera di Pasolini ma quanto hanno decretato i censori. (segue la presentazione dei contenuti della rivista) »

 

IL COMMENTO DI ALBERTO MORAVIA

(quello pubblicato dalla rivista è un brano della recensione di Moravia apparsa in L’Espresso del 23 novembre 1975)  

« Circa il film di Pasolini, occore fare un’osservazione a mio parere fondamentale: si tratta di un film in cui non c’è neppure l’ombra del sentimento crudele, anche se, poi, il tema è, appunto, la crudeltà. E questo per la buona ragione che, come apprare sia nel film sia in tutte le opere letterarie e cinematografiche di Pier Paolo Pasolini, egli non era crudele. Semmai era portato ad accettare la sofferenza, a subirla; ma non si può assolutamente dire che questa tendenza affiori nel film. Il quale è, invece,  fedele, fin troppo, al testo di De Sade, in maniera critica e mimetica. Ne seguono due caratteri importanti del film: da una parte, l’aggancio del sadismo al fascismo è messo in atto non tanto a livello storico quanto a livello metafisico; dall’altra il film non è sadico, è semmai una riflessione cinematografica sull’opera di Sade. I film davvero sadici, nei quali, cioè, il regista partecipa sentimentalmente alla crudeltà, sono quasi tutti i film americani polizieschi, “neri”, dell’orrore e così via. C’è più sadismo, di quello autentico, in un solo fotogramma di prodotti come L’ultima casa a sinistra Non aprite quella porta, che in tutto il film di Pasolini. E tuttavia quei due film sono stati proiettati regolarmente e il film di Pasolini è stato invece frettolosamente bocciato dalla censura. Una volta premesso che, per me, tutti i film debbono essere mostrati; che nessuno ha il diritto di decider per altri quali sono i film “da vedere” e quali no; che il nostro pubblico è adulto non da ieri ma da sempre e, se non lo è, deve assolutamente diventarlo vedendo appunto “tutti” i film; premesso tutto questo, vorrei adesso domandarmi perché il film di Pasolini è stato condannato e i due altri film summenzionati (nonché i moltissimi altri dello stesso genere) sono stati approvati. La ragione, per me, è che l’indubbio sentimento crudele dei due registi americani giustificava da una parte la rappresentazione della crudeltà e dall’altra parte ne restringeva la portata e il significato. Erano, insomma, in qualche modo, dei film “privati” cioè, a causa della partecipazione sentimentale dei registi, poco o nulla provocatori. Il caso di Pasolini è opposto. Come ho già detto, egli non era crudele; per lui, a livello sentimentale, la crudeltà, la coprofilia, la frenesia di De Sade erano, in fondo, inaccessibili. Così il suo è un film freddo e privo del sentimento che anima tutti i film americani, e i libri di De Sade, tutto di testa, tutto filosofico, tutto mentale, e questo seriamente e consapevolmente e non in base ad una razionalizzazione degli istinti nei nazisti. Ne segue che, mentre non è affatto crudele, il film di Pasolini è intellettualmente e dunque figurativamente oltremodo provocatorio. Di una provocazione, voglio qui avvertire, di cui hanno grandissimo bisogno gli spettatori di questo paese, abituati alle irrealtà convenzionali dei nostri film commerciali. » ( il taglio della recensione nel brano qui riportato è lo stesso del brano pubblicato dalla rivista 

 

LA CRITICA DI CALLISTO COSULICH

« (…) Se vogliamo dare un nome alla matrice culturale del film, più che al romanticismo o al decadentismo, dobbiamo riferirci al dada, cioè a quel movimento artistico e letterario d’avanguardia, sorto nella seconda decade del nostro secolo contro tutte le convenzioni culturali e sociali, usando le armi della provocazione, della mistificazione e dello scandalo. Lo farebbe pensare l’alternanza continua di eccessi ( i “fatti sadici”) e di distruzione degli stessi con l’arma dell’ironia, la volontà dichiarata dell’autore di portare il pubblico al limite della tolleranza e subito dopo smontarlo. Lo scontro dei contrari è poco avvertibile a una prima lettura del film, dato che in tale stadio prevalgono senza dubbio gli eccessi; diviene più evidente a una seconda lettura, allorchè si è spinti a concentrare l’attenzione sulla struttura del film. È il momento in cui ci si rende conto con maggiore chiarezza della doccia scozzese cui ci sottopone l’autore sia con le immagini e sia con la colonna sonora (Chopin nel “girone della merda”, l’Inno a Roma di Puccini e Carmina Burana di Orff nel “girone del sangue”, il tutto incorniciato nei motivati della musica leggera del tempo fascista). Che cos’è dunque Salò o le 120 giornate di Sodoma ? Saremmo portati a definirlo, in omaggio al dada, una «macchina celibe», poiché la sua grandezza sta nella sua inutilità, nel non poter servire ad alcuno. Ma la sua enorme ambiguità impedisce una definizione precisa; perché, al di sotto di tutto, scorre sempre l’inquietudine di Pasolini, esistono le sue contraddizioni, le sue sofferenze, la sua incredibile sessuofobia, che sembrava superata ne Il fiore delle Mille e una notte ma che qui riesplode con la violenza di un penitenziale del Medioevo: ” inter feces et urinam”. »

 

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