martedì, 1 dicembre 2020

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Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini – Edizione 1955

Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini – Edizione 1955

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Autore/i:  Pier Paolo Pasolini

Tipologia:  Romanzo

Editore:  Garzanti (Collana "Romanzi moderni")

Origine:  Milano

Anno:  1955 (14 giugno)

Edizione:  Seconda (2 mesi dopo la prima dell'aprile 1955)

Pagine:  (4) 288

Dimensioni:  cm. 20,1 x 13,4

Caratteristiche:  Legatura in tela rossa, sovraccoperta illustrata a colori da Fulvio Bianconi, ritratto fotografico dell'autore al secondo risvolto

Note: 

Seconda edizione di Ragazzi di vita primo romanzo di Pier Paolo Pasolini, pubblicato da Garzanti grazie all’intervento di Attilio Bertolucci. La prima edizione dell’aprile 1955 andò esaurita in 15 giorni. Pasolini ritoccò il romanzo a partire dalla quarta edizione.

A causa di questo romanzo, Pasolini e Livio Garzanti subirono un processo per oscenità.

 

Sinossi: 

La vicenda è ambientata nella Roma del secondo dopoguerra del Novecento, tra le varie borgate. I protagonisti sono degli adolescenti appartenenti al sottoproletariato urbano che vivono, giorno dopo giorno, di espedienti, cercando di accaparrarsi ogni genere di oggetto che possa essere rivenduto: tombini di ferro, copertoni, tubi, generi alimentari.

Riccetto, questo è il soprannome di uno dei ragazzi, dopo aver racimolato del denaro, affitta una barca per navigare sul Tevere con degli amici. In questa occasione, egli rischia seriamente la vita gettandosi in acqua per salvare una rondine che che sta per annegare.

La fatiscente scuola che ospita gli sfrattati delle borgate, ridotta al degrado a causa degli inadeguati controlli tecnici ed edili, un giorno crolla all’improvviso, seppellendo e uccidendo la madre del Riccetto e, dopo un disperato ricovero in ospedale, anche il suo amico e compagno Marcello.

Passano sei anni, e  il Riccetto ha ormai quasi diciott’anni. Una sera, lui e un amico, detto il Caciotta, bighellonando e rubacchiando per le strade delle borgate, vengono contattati per vendere alcune poltrone di un tappezziere di via dei Volsci. I due riescono a concludere l’affare ma poi decidono di tenersi i soldi della vendita. Si comprano degli abiti nuovi, mangiano pizze e vanno a cinema. Più tardi, mentre passeggiano di notte a Villa Borghese s’imbattono in alcuni compagni di malaffare. Si addormentano su una panchina del parco, ma alla mattina il Riccetto scopre di essere stato derubato delle scarpe e del denaro. E così, nuovamente senza una lira, Riccetto e Caciotta sono costretti ad andare a mangiare alla mensa dei frati per una decina di giorni e a rubare qualcosa al mercato. Un giorno, i due adocchiano una signora che sta salendo sul tram con la borsa semiaperta, la seguono e la borseggiano. Tutti contenti del malloppo, sull’autobus che li riporta al Tiburtino, il Caciotta lo mostra incautamente a degli amici e così attira l’attenzione di un certo Amerigo, un loro coetaneo di Pietralata, dipendente da droga e alcol. Questi li porta in una bisca dove, dopo una piccola vincita iniziale, comincia a perdere il denaro che il Riccetto gli ha prestato, fino a quando quest’ultimo, preoccupato che Amerigo gli chieda un altro prestito, scappa via. Subito dopo arriva la polizia che arresta il Caciotta e Amerigo. Il protagonista incontra dei ragazzi (tra i quali vi è il suo amico d’infanzia Lenzetta) e si unisce a loro, non curandosi della sparizione misteriosa di Amerigo, che intanto si è suicidato. Il Riccetto e il Lenzetta s’imbattono in un anziano che presenta loro le proprie figlie. Riccetto comincia a frequentare la più giovane delle ragazze e la sua vita sembra subire una svolta positiva: inizia a lavorare, si fidanza, ma un giorno viene arrestato per un crimine che non ha commesso e deve scontare tre anni di prigione.

Dopo tre anni i giovani si rincontrano al fiume, dove facevano di solito il bagno da piccoli. Segue un estratto di vita nella casa di Alduccio, nella quale si è trasferita anche la famiglia del Riccetto (suo cugino) dopo il crollo della scuola. La situazione familiare è esplosiva: la madre litiga con tutto il vicinato e con Alduccio perché non lavora e non aiuta in casa, il padre torna sempre ubriaco e cerca di picchiare la moglie mentre la sorella ha appena tentato il suicidio perché è rimasta incinta di un giovane che non vuole sposarla. In seguito, Alduccio, in preda all’esasperazione, arriva ad accoltellare la madre, non ferendola gravemente. Successivamente viene presentata la famiglia del Begalone, altrettanto disastrata, visto che la madre è affetta da una grave malattia mentale ed è soggetta a continue visioni del demonio, di animali mostruosi e di orribili spettri. Alduccio e il Begalone passeggiano senza cena per le vie di Roma tentando inutilmente di corteggiare due ragazze altolocate. I due si fanno un bagno nella fontana e cercano di spillare qualche soldo ai passanti per poi spenderlo in una rosticceria mangiando tre supplì per uno. Ma questa incursione non riesce a saziarli. Quando incontrano il Riccetto da solo, i due si uniscono a lui con l’intento di trovare  qualcuno “da rimorchiare”. Trovano un “froscio” e il Riccetto accompagna Alduccio e il Begalone in un posto sicuro nella sua vecchia borgata in cui potranno prostituirsi indisturbati. La borgata è cambiata moltissimo, ormai piena di nuove quanto brutte costruzioni popolari. In seguito, il Riccetto se ne va per conto proprio e Alduccio e il Begalone se ne vanno in un bordello, forse per tentare di dimostrare qualcosa a se stessi sulla propria identità sessuale; qualcosa però va storto e Alduccio viene pubblicamente umiliato da una vecchia prostituta.

In seguito gli amici della borgata si riuniscono sull’Aniene dove l’atmosfera è tesa e violenta. La violenza tra i compagni assume aspetti tragici di bullismo: prima si incitano due cani a combattere tra di loro, poi non contenti del “sangue” versato, viene preso di mira il Piattoletta, un ragazzo debole e forse deforme, che nessuno difende. Dopo una serie di angherie, Piattoletta viene legato ad un palo e gli viene appiccato il fuoco. Il ragazzo si salva, ma resta ustionato.

Successivamente durante l’ennesimo bagno nell’Aniene il Begalone, malato di tisi, si sente male, facendo presagire la sua fine imminente, mentre il piccolo Genesio per emulare l’ironico Riccetto, attraversa il fiume, ma poi non è più in grado di ritornare sull’altra riva e muore sotto il ponte trascinato sott’acqua dai mulinelli. I suoi fratellini, Borgo Antico e Mariuccio, cercano di corrergli dietro sull’argine seguendo la corrente, ma non possono fare nulla per salvarlo e restano impotenti a contemplare la tragica scena. Il Riccetto assiste alla disgrazia, ma non si tuffa per aiutarlo, benché  Genesio sia il figlio del suo principale; adesso, infatti, Riccetto fa il manovale con una ditta di Ponte Mammolo. Riccetto, consumata la tragedia, se ne va alla chetichella, non visto da nessuno. Il giovane, ormai, è definitivamente cambiato: ha tagliato i suoi riccioli e non è più il ragazzino che alcuni anni prima aveva rischiato la vita gettandosi in acqua quasi sotto il ponte per salvare una rondinella che stava annegando. La sua integrazione con il mondo borghese è ormai cominciata.

 

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