giovedì, 29 ottobre 2020

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“Quel film sono io” di Olivia Rosenthal – Regia di Umberto Cantone e Alfio Scuderi – Orestiadi di Gibellina

“Quel film sono io” di Olivia Rosenthal – Regia di Umberto Cantone e Alfio Scuderi – Orestiadi di Gibellina

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Tipologia:  Spettacolo teatrale tratto da ILS NE SONT POUR RIEN DANS MES LARMES (Èditions Gallimard) - Racconti: LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE – GIÙ LA TESTA – EFFETTO NOTTE – ULTIMO TANGO A PARIGI – THELMA E LOUISE – LES PARAPLUIES DE CHERBOURG

Di:  Olivia Rosenthal

Regia:  progetto e regia di Umberto Cantone e Alfio Scuderi - traduzione e adattamento teatrale di Umberto Cantone - aiuto regia Santi Cicardo

Location:  Festival Orestiadi di Gibellina 2020

Data/e:  18 luglio 2020 - Anteprima nazionale in collaborazione con la Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana

Cast:  Alessio Vassallo, Filippo Luna, Aurora Falcone , Gaia Insenga, Silvia Ajelli, Daniela Macaluso

Note: 

 

 

I film: La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock con Silvia AjelliGiù la testa di Sergio Leone con Alessio VassalloEffetto notte di François Truffaut con Filippo LunaUltimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci con Gaia InsengaThelma e Louise di Ridley Scott con Daniela Macaluso, Les Parapluies de Cherbourg di Jacques Demy con Aurora Falcone

 

 

NOTE DI REGIA

Fino a che punto un film può entrare a far parte dell’esperienza di ognuno di noi al punto da diventare il “film della nostra vita”?

Fino a che punto un film può appartenerci come individui, e non solo come spettatori su cui si fonda l’immaginario collettivo?

Questo spettacolo prova a interrogarsi sulla condizione, emotiva e psicologica, dello spettatore di film.

 

QUEL FILM SONO IO  è tratto dalla raccolta di racconti Ils ne sont pour rien dans mes larmes della scrittrice parigina Olivia ROSENTHAL, conosciuta in patria soprattutto come narratrice e saggista ma che si è ripetutamente misurata con il teatro e ha scritto una pièce, Les félins m’aiment bien.

La materia su cui si basano questi racconti in prima persona da noi adattati in forma di monologo, pubblicati da Gallimard nel 2012 e mai tradotti prima d’ora in Italia, è il cinema. O meglio, è l’influenza che i film hanno nella vita di alcuni loro spettatori.

Partendo dalla propria esperienza di “mangiatrice di film”, l’autrice elabora emozioni e riflessioni intorno al legame tra cinema e immaginario, interrogandosi sulla capacità che certi film hanno di segnare la vita e l’identità delle persone.

In QUEL FILM SONO IO ogni monologo si sviluppa da un film utilizzando alcuni elementi della sua trama e dei suoi interpreti come pretesto per il racconto della personalità del personaggio di spettatrice o di spettatore che mette al centro.

L’oggetto di questi sei monologhi non è il cinema e la sua estetica, ma la qualità delle psicologie dei protagonisti, donne e uomini comuni (con i quali è facile identificarsi) che si ritrovano a fare i conti con il proprio stato di crisi, con i traumatici processi emotivi innescati dalle trame e dai personaggi di quei film che hanno segnato le loro vite.

 QUEL FILM SONO IO intende indagare sui modi attraverso i quali il cinema si fa medium non solamente culturale ma anche esistenziale, in grado di estendere la propria influenza all’interno delle dinamiche proprie dei processi della modernità.

 

Dichiarazioni del co- regista Umberto Cantone

I sei monologhi, allestiti per l’occasione delle Orestiadi di Gibellina grazie all’iniziativa del suo direttore artistico Alfio Scuderi, sono la prima tappa del progetto “Quel film sono io”, nato dall’incontro con la scrittrice parigina Olivia Rosenthale della sua raccolta di racconti incentrata su alcuni ritratti psicologici di spettatori di film, “Ils ne sont pour rien dans mes larmes” (edito da Gallimard nel 2012).

Corteggiamo da anni il sogno di mettere in scena in Italia parte del corpus (inedito in Italia) dei racconti di Ils ne sont pour rien dans mes larmes che in Francia sono stati più volte allestiti in teatro.

Ci ha colpiti l’originalità di questo approccio al discorso sui  “migliori film della nostra vita”, un rovesciamento prospettico che permette una indagine, tra letteratura e teatro, sul complesso rapporto che lega spettatore e film, al modo in cui i film possono influenzare alcune svolte emotive o determinate scelte esistenziali.

Grazie alla limpida asciuttezza della sua scrittura, che sa come evitare ogni orpello “letterario”, Olivia Rosenthal ci offre una straordinaria galleria di ritratti umani che si dispone naturalmente alla messinscena.

Per questo primo studio del progetto Quel film sono io a Gibellina abbiamo deciso, insieme ad Alfio Scuderi, di sottrarci alla tentazione di far dialogare gli interpreti con le immagini dei rispettivi film di riferimento.

Nello spettacolo del 18 luglio, saranno le musiche delle colonne sonore a evocare i film nel suggestivo scenario (così naturalmente “cinematografico”) del Baglio Di Stefano, sede del festival di Gibellina, dove il pubblico (limitato per le disposizioni dell’emergenza Covid) si confronterà con le identità inquiete di questi spettatori che racconteranno smarrimenti, disillusioni, sconfitte, sotto il segno dei loro film di riferimento.

Ci sono il grafico quarantenne (Alessio Vassallo) che ha abbandonato le aspirazioni rivoluzionarie coltivate da spettatore di uno dei capisaldi del western all’italiana, Giù la testa di Sergio Leone (con le indimenticabili musiche di Ennio Morricone; c’è la spettatrice (Gaia Insenga) del capolavoro proibito di Bernardo Bertolucci Ultimo tango a Parigi,  che confessa i propri traumi amorosi con alcuni “uomini sbagliati”; c’è la donna affetta da acrofobia (Silvia Ajelli) che è incerta se attribuire l’origine della sua patologica paura al suicidio della sorella o alla visione dell’intramontabile Vertigo (La donna che visse due volte)di Hitchcock; c’è lo spettatore (Filippo Luna) che ha scoperto le prime pulsioni omosessuali identificandosi col personaggio della segretaria di produzione in uno dei manifesti del fare-cinema, Effetto notte di Truffaut; c’è l’avvocatessa di successo (Daniela Macaluso) ridotta sul lastrico per avere assecondato il proprio lato libertario e anarcoide indotto dalla visione di Thelma e Louise, capolavoro libertario di Ridley Scott ; c’è la ragazza (Aurora Falcone) che ha imparato a non vergognarsi di piangere vedendo e rivedendo il cult-movie Les parapluies de Cherbourg, il musical della Nouvelle Vague che racconta la storia d’amore fallita tra la borghese Catherine Deneuve  e un proletario  interpretato da Nino Castelnuovo.

Sono ritratti umani in cui è facile riconoscersi e che possono indurci a riflettere sulle conseguenze del nostro rapporto con i film, su che cosa significa, per ognuno di noi, fare intimamente i conti con l’immaginario cinematografico.

Questa del 18 luglio alle Orestiadi non è che la prima tappa di questo nostro work in progress. Pensiamo già ad un allestimento al “chiuso” e a una interlocuzione con un importante teatro pubblico nazionale. Prossimamente qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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