martedì, 16 luglio 2019

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Quando Totò uscì di scena al Politeama

Quando Totò uscì di scena al Politeama

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Tipologia:  Articolo

Testata:  La Repubblica, ed. Palermo

Data/e:  23 aprile 2017

Autore:  Umberto Cantone

Articolo: 

Ad alimentare la leggenda di Totò, verificata da una ricorrenza all’altra (come quella recente dei 50 anni dalla morte), provvede il vasto mercato dei suoi memorabilia. Tra locandine, rotocalchi, vinili, cartoline e fumetti, conservano un particolare valore le brochure dei suoi spettacoli teatrali. Raro è diventato, ad esempio, il programma di sala di “A prescindere”, la rivista di Nelli e Mangini del 1957 con la quale il Principe tornò dopo sette anni ad esibirsi dal vivo in una trionfale tournée che, com’è noto, iniziò al Sistina di Roma e s’interruppe il fatidico 3 maggio al Politeama di Palermo, a causa di un’emorragia alla retina che provocò un definitivo ritiro dalle scene comunicato il giorno dopo dal colorito annuncio degli strilloni locali, “Totò annurbò!”.

Di quell’evento martirizzante (l’attore in ribalta intento alla parodia di “Guerra e pace” che sbanda e poi si rifugia dietro le quinte dall’amata Franca Faldini farfugliando “Non ci vedo, è buio pesto”, prima di completare frettolosamente la replica mentre il pubblico osannante non si accorge di niente) ha scritto scrupolosamente il giornalista palermitano Giuseppe Bagnati in “Totò, l’ultimo sipario” (Nuova Ipsa Editore, 2013).

Un libro che riproduce come un documento il programma di sala di “A prescindere”, curato dalla ditta produttrice dello spettacolo, la premiata Errepi. Naturalmente è meglio sfogliare le 24 pagine originali di quel fascicolo alto 34 centimetri, sontuoso fin dalla copertina, dove campeggia uno stilizzato Totò in frac e bombetta, con all’interno i figurini del costumista Folco e un panegirico di Mario Casalbore sui protagonisti dell’impresa (ma dovettero passare lustri perché si venisse a sapere degli screzi tra Totò e il produttore Remigio Paone, demiurgo del teatro musicale, che in quell’occasione risparmiò sui costumi del cast e non tollerò il danno della tournée prematuramente interrotta). C’è pure un ritrattino di Totò, che “non recita ma inventa”, scritto da Ignazio Mormino, originario di Termini Imerese, singolare figura di medico e giornalista che collaborò al “Giornale” di Montanelli.

Tra le foto delle discinte soubrette spicca quella della 25enne messinese tutto pepe Franca Gandolfi, allora già moglie di Domenico Modugno. Nel libro di Bagnata tocca a lei una testimonianza di quei giorni palermitani: «Non ci accorgemmo del dramma fino a quando ci è stato comunicato che la compagnia era sciolta per i problemi alla vista di Totò. Ognuno di noi trovò il biglietto per tornare a casa, pagato dal Principe».

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