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Quando Salgari pubblicava con Biondo

Quando Salgari pubblicava con Biondo

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Tipologia:  Articolo

Testata:  La Repubblica, ed. Palermo

Data/e:  7 febbraio 2016

Autore:  Umberto Cantone

Articolo: 

Che Palermo sia una delle città elettive di Emilio Salgari lo sanno bene i collezionisti di quelle rarità pubblicate, dal 1901 al 1906, dalle edizioni Biondo, quando il papà di Sandokan scriveva utilizzando lo pseudonimo di Guido Altieri per aggirare l’esclusiva con l’editore Donath di Genova.

Assai ricercati sono i suoi noti 67 racconti compresi nella «Bibliotechina Aurea Illustrata», preziosa collana della casa editrice di Salvatore Biondo & figli (nata nel 1824, con sede in corso Vittorio Emanuele 346 e in via Roma 54), che tra i 450 fascicoli pubblicati ospitò opere di autori rinomati come De Amicis e Capuana.

E a rimanere introvabili sono le 5 novelle d’avventura e di mistero apparse nella rivista “Psiche – Letture moderne illustrate” e nei volumi “Almanacco Moderno” e “Letture moderne”, tutte pubblicazioni “per famiglie” diffuse dalla Biondo come, del resto, gli altri due rari romanzi “palermitani” del prolifico scrittore di Verona (che per ogni manoscritto riceveva un modesto compenso di 300 lire), “La Montagna d’Oro” e “Le stragi della China”. In quest’ultimo titolo, datato 1901, Salgari si rifà allo schema rocambolesco del feuilleton esotico e truculento alla Zevaco, però recuperando (con una logica da instant book) fatti di cronaca che, ai suoi tempi, nutrivano i rutilanti reportage dei quotidiani statunitensi ed europei. A leggere le vicende degli Yihequan, movimento nazionalista e antioccidentale di Pechino in rivolta contro i cristiani all’alba del Novecento, viene da paragonare le efferatezze perpetrate dai suoi sanguinari adepti, soprannominati boxers perché praticavano la boxe cinese, a quelle degli odierni tagliagole fondamentalisti dell’Isis armati sia di kalashnikov che di “scimitarre tartare”. E in effetti, “Le stragi della China” (riedito col titolo “Il sotterraneo della morte”) enfatizza l’aspetto della guerra tra civiltà, contrapponendo ai boxers del turpe mandarino Ping-Ciao la resistenza illuminata dei “soldati” di Giorgio Muscardo, un missionario dell’ordine dei camilliani destinato a un eroico martirio e a cui l’autore attribuisce (chissà perché) una “origine siciliana”. La realtà storica ci dice che quei guerriglieri dal pugno letale più che barbari Thugs erano contadini esasperati, decisi a ribellarsi ai soprusi del latifondismo imperiale e del colonialismo anglo-americano sostenuto da missioni cattoliche e protestanti che utilizzavano le conversioni per espandere il proprio potere. Ma a Salgari più che l’evidenza della realtà interessava, come ai suoi lettori, la suggestione della leggenda.

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