martedì, 12 dicembre 2017

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Pirandello – Sei personaggi in cerca di cinema di Guido Valdini / Sul libro “Sei personaggi in cerca d’autore – Novella cinematografica”

Pirandello – Sei personaggi in cerca di cinema di Guido Valdini / Sul libro “Sei personaggi in cerca d’autore – Novella cinematografica”

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Tipologia:  Articolo su "la Repubblica/Palermo"

Data/e:  13 luglio 2017

Autore:  Guido Valdini

Articolo: 

Affacciandosi al mondo del cinema, nel romanzo Si gira … (1916, poi diventato I quaderni di Serafino Gubbio operatore), Luigi Pirandello fu tra i primi a coglierne le caratteristiche industriali di alienazione che esso minacciava; e se successivamente sostenne che il peccato maggiore del cinema era quello di voler gareggiare con il teatro, nel 1924, commentando positivamente l’adattamento cinematografico del suo Fu Mattia Pascal ad opera di Marcel L’Herbier, scrisse: «Credo che il cinema, più facilmente, più compiutamente di qualunque mezzo di espressione artistica, possa darci la visione concreta del pensiero». Affermazione che conferma la sua straordinaria fiducia nelle potenzialità della macchina-cinema, della quale detestava unicamente il versante commerciale.E non a caso citata da Umberto Cantone nel suo denso e piacevole saggio introduttivo a Sei personaggi in cerca d’autore – Novella cinematografica, appena pubblicato dalle Edizioni Casagrande di Bellinzona: sostanzialmente, la sceneggiatura scritta nel 1928 dallo stesso Pirandello assieme ad Adolf Lantz e tratta dal suo capolavoro teatrale, per un film che non si fece mai.

Sceneggiatura – o “trattamento” cinematografico – pubblicata per la prima volta nel 1930 da una rivista tedesca, poi tradotta in italiano in tre diverse occasioni tra gli anni ’80 e ’90, e qui ritradotta appositamente da Michele Cometa con autentico gusto pirandelliano.

Un delizioso volumetto (73 pagg., 12 euro) che, oltre al suo assoluto valore letterario, aiuta a mettere a fuoco il profilo di un Pirandello “sperimentatore” – secondo un’intuizione di Macchia, opportunamente citata da Cantone – che, in un momento di decisive trasformazioni nell’industria culturale, seppe comporre e scomporre cinema e teatro, perfino ibridandoli, nella dimensione filosofica, figurativa e psicologica di un complesso e affascinante cantiere d’arte.

I motivi di un film mai fatto, così come i fermenti e le testimonianze sul tentativo fallimentare di portare al cinema I sei personaggi, sono ripercorsi da Cantone con puntualità di riferimenti storico-bibliografici che danno conto anche della temperatura intellettuale e morale con la quale Pirandello affrontò quell’avventura in cui «furono coinvolti agenti e produttori sia europei sia hollywoodiani».

A dare subito l’idea del pozzo visionario in cui Pirandello volesse gettare i suoi Sei personaggi sullo schermo, basta ricordare il nome del regista da lui voluto, Friedrich Wilhelm Murnau, il geniale autore di Nosferatu e di Faust, artefice di un espressionismo livido dove sogno e realtà sconfinano in un’atmosfera di angosciosa lacerazione.

Ma a sorpresa Murnau fu scritturato negli Stati Uniti e il progetto svanì. I debiti con lo stile fosco, psicoanalitico e in bianco e nero di Murnau appaiono comunque evidenti appena si legge il breve Prologo al racconto cinematografico (anch’esso pubblicato nel libro).

L’elemento forse più inquietante della sceneggiatura è che qui Pirandello si propone come attore nei panni dell’Autore, protagonista principe della vicenda. Essa, infatti, si costruisce parallelamente ai suoi incontri coi personaggi ed insieme alle elucubrazioni che elabora intorno a quelle figure, prima casualmente incontrate, poi sempre meglio conosciute e, per certi versi, interpretate.

Una notte, il Poeta inquieto esce dalla sua villa ed incontra una ragazza vestita a lutto dallo sguardo tra il timoroso e l’equivoco; incuriosito, la segue e la vede abbracciare la madre che l’aspetta davanti alla loro misera casa; dalla finestra fiocamente illuminata, scorge anche una bambina che dorme e un ragazzino, entrambi fratelli della ragazza; nella stanza, una macchina da cucire e stoffe in lavorazione.

Da quel momento, il Poeta segue morbosamente la povera famigliola e gli avvenimenti si dipanano in qualche modo secondo la sua immaginazione. La ragazza lavora come mannequin nell’atelier della ruffiana Madame Melloni, ma il Poeta pensa che nascostamente si prostituisca e fantastica un incontro incestuoso tra la ragazza e il primo marito della madre; l’atroce sospetto che insinua nella famigliola finisce col rovinare anche il rapporto sentimentale che si era creato fra il giovane segretario del Poeta e la ragazza, il cui fratellino, disperato, si spara.

Il finale vede – con una autocitazione da Ciascuno a suo modo – l’ambiente di un teatro dove si recita I sei personaggi in cerca d’autore di Pirandello; in un palco, spettatrice, la ragazza vestita da prostituta con un misterioso accompagnatore; e appena dopo che sulla scena gli attori hanno recitato la scena-madre dell’incesto, la ragazza vede con orrore il volto del suo cavaliere trasformarsi in quello del patrigno.Cala il sipario e Pirandello in persona s’inchina agli applausi del pubblico.

A parte le variazioni rispetto al testo teatrale – fra i personaggi, ad esempio, mancano il Figlio e il Padre, anche se quest’ultimo è presente in maniera obliqua e sembra possedere tratti identificativi con l’Autore –, nella sceneggiatura la formula si rovescia: non sono i personaggi a cercare l’autore, a chiedergli la vita, bensì è l’autore – che sembra animato da una cupa volontà di espiare una colpa – a trasformare persone in personaggi, cercando nella loro esistenza la materia della sua ispirazione.

Nei tre piani della sceneggiatura – i personaggi reali del film, le figure immaginate dall’autore e quelle rappresentate sulla scena – s’addensano un trascolorare di luci, flussi di ombre lunghe, dissolvenze oniriche, sovrapposizioni d’apparizioni, mostruose “soggettive”.

È il cinema che trionfa, e modernissimo per l’epoca, mostrando – come nota Cantone – «il caos nei processi che riguardano sia la vita sia le più ambigue rappresentazioni, e che amplifica, guardandosi bene dal risolverlo, il mistero del dramma incompiuto che orienta l’intera officina dei Sei personaggi». Trionfa il cinema, sì, ma forse questa sceneggiatura di un film mai fatto, rivoltando pirandellianamente la cosa, potrebbe tornare ad essere teatro e cercare, perché no?, una messa in scena.                                          

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