mercoledì, 22 maggio 2019

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Pier Paolo Pasolini di Sergio Arecco (In appendice: Conversazione con Pier Paolo Pasolini) – Prima edizione

Pier Paolo Pasolini di Sergio Arecco (In appendice: Conversazione con Pier Paolo Pasolini) – Prima edizione

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Autore/i:  Sergio Arecco

Tipologia:  Saggio

Editore:  Partisan Edizioni (numero 10)

Origine:  Roma

Anno:  1972

Edizione:  Prima

Pagine:  78

Dimensioni:  cm. 18,5 x 11

Caratteristiche:  Brossura illustrata da una fotografia in bianco e nero raffigurante Pier Paolo Pasolini (grafica di Sergio Barletta), titoli in azzurro e in nero

Note: 

Prima edizione del saggio di Sergio Arecco dedicato alle opere di Pier Paolo Pasolini. Pubblicato nel 1972 dalla casa editrice romana «Partisan» in una collana che ospitava, tra l’altro, un saggio di Bordiga su Lenin, un libello di Cabral intitolato Guerriglia: il potere delle armi, una monografia su Godard di Moscariello e Dibattito su Rossellini a cura di Gianni Menon.

Il volume comprende una Conversazione con Pier Paolo Pasolini a cura di Sergio Arecco.

INDICE

IN LIMINE

I. STATICITÀ DEI CONTENUTI: UN MONDO A METÀ?

II. LA CULTURA E LA SUA RIVALSA ESTETICA

III. VITA COME PRETESTUALITÀ DELLA MORTE: LA TECNICA FONDANTE E GLOBALE

IV. «TUTTO IL MIO FOLLE AMORE…»: L’IO EPICO

V. LA CRONACA IDEOLOGICA E QUELLA FILMICA

BIOFILMOGRAFIA

CONVERSAZIONE CON PIER PAOLO PASOLINI

 

« (…) Dopo Uccellacci e uccellini per reazione allo sfasamento di un mondo, anziché eseguire morbidamente tale sfasciarsi, ho cercato forme di cristallizzazione stilistica che dessero garanzia di stabilità e di “forma” all’incerto e all’informe. Ho detto prima che malgrado le mie ambizioni letterarie (in questo specialmente, artigianali) mai sono riuscito a produrre “oggetti” letterari (se non forse “in falsetto”, nelle mie prime poesie friulane); nel disfacimento di un mondo (che era stato quindi falsamente oggettivo!) ho sentito più urgente il bisogno di produrre “oggetti”: cose e non creature, opere finite e non opere monologanti come  “tranches de vie” vissute intellettualmente. Da ciò il “tutto tondo” dei film del secondo periodo (da Edipo Medea): e da ciò l’almeno apparente splendore della materia mitica ecc. ecc. Ma, sotto, si nasconde il misero tumulto di un pensiero che ora è dialettico ora è addirittura antidialettico! (…) »

« (…) Sono privo, praticamente e ideologicamente, di ogni speranza. Quindi di giustificazioni, di possibilità di alibi, di procastinazioni. Da cosa nasce la “speranza”, quella della prassi marxista e quella della pragmatica borghese? Nasce da una comune matrice: Hegel. Io sono contro Hegel (esistenzialmente – empirismo eretico). Tesi? Antitesi? Sintesi? Mi sembra troppo comodo. La mia dialettica non è più ternaria ma binaria. Ci sono solo opposizioni, inconciliabili. Quindi niente “sol dell’avvenire”, niente “mondo migliore”. Al diavolo i figli!

Il mio futuro è paurosamente e fulmineamente diminuito. Quindi non ho più bisogno della speranza, per me (capisco che i giovani, disgraziati, che devono ancora vivere tutta una vita, in queste condizioni, abbiano bisogno di sperare, come nel ’45).

Finalmente, vivendo come gli uccelli del cielo e i gigli dei campi, cioè non occupandomi più del domani (che non sarà una sintesi, ma una nuova opposizione) mi godo un po’ di libertà e di vita. (…)

Godere la vita (nel corpo) significa appunto godere una vita che storicamente non c’è più: e il viverla è dunque reazionario. Io pronuncio da qualche tempo proposizioni reazionarie. E sto pensando a un saggio intitolato Come recuperare alla rivoluzione alcune affermazioni reazionarie? »

(Pier Paolo Pasolini, dichiarazioni rilasciate a Sergio Arecco in Conversazione con Pier Paolo Pasolini in appendice a questo volume)

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