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Petrosino contro la mafia, un eroe in fascicoli

Petrosino contro la mafia, un eroe in fascicoli

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Tipologia:  Articolo

Testata:  La Repubblica, ed. Palermo

Data/e:  15 novembre 2015

Autore:  Umberto Cantone

Articolo: 

È ormai da parecchi lustri che la fiction nostrana, merce corrente della tv generalista, si è trasformata in un tritacarne di biografie esemplari. Ai suoi consolatori cliché da letteratura d’appendice non potevano sfuggire le parabole sui padri nobili e sacrificati dell’antimafia, tragici simboli del coraggio civile ridotti così a brand sull’altarino del grande ascolto da prime time. Non è una novità.
Un secolo prima dei telefeuilleton, spacciati per biopic engagé, sui giorni contati di Dalla Chiesa, o dei poliziotteschi sulle imprese di Ultimo, a rappresentare il riscatto nazional popolare dell’eroe antimafia risorto dalle proprie ceneri era Joe Petrosino, il celebre poliziotto italoamericano originario di Padula. A distanza di qualche mese dal suo omicidio, avvenuto il 12 marzo 1909 davanti a Villa Garibaldi in piazza Marina, già circolavano i primi fascicoli (oggi diventati rarissimi) delle sue leggendarie imprese in forma di romanzo popolare (le fiction d’antan): “Giuseppe Petrosino – Il Sherlock Holmes d’Italia” era il titolo del periodico a 25 centesimi la copia, diffuso in Italia dalla Casa editrice Americana di Milano ma stampato a Berlino. E sebbene la copertina celebrasse le gesta del “Bismarck degli agenti segreti di polizia” assassinato, durante una missione segreta in Sicilia, “da alcuni affigliati alla Mafia” (sic!) dopo “aver fatto tremare la setta della Mano Nera” a Little Italy, quegli episodi narravano d’immaginarie indagini a Corfù o ad Algeri, sulle tracce di uno Zuavo misterioso o delle sette dedite ai “terrori della Specola cinese”.
C’è pure un Petrosino meno esotico pronto a smascherare il famigerato “cenciaiuolo di Parigi” o a genuflettersi davanti a un cardinale dopo aver incastrato gli autori di un furto in Vaticano. E c’è la puntata del “Castello dei banditi a Palermo” dove l’infallibile poliziotto affronta i briganti che hanno rapito due aristocratiche turiste anglosassoni. Dal numero 12 la parola “mafia” sparì dalla frase di lancio della originaria pubblicazione, e Joe Petrosino si trasformò definitivamente in uno dei tanti detective d’appendice, utilizzato come marchio delle dispense edite da Nerbini e, durante il fascismo, persino come eroe di un fumetto di propaganda antiebraica. A recuperare il contesto storico del suo mito provvidero, dal 1972 in poi, il decoroso sceneggiato Rai interpretato dal messinese Adolfo Celi e un paio di film con Ernest Borgnine e Lionel Stander, fino al revival della recente miniserie con Beppe Fiorello. Sic transit gloria mundi.

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