martedì, 16 luglio 2019

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Novella seconda di Carlo Emilio Gadda – Prima edizione

Novella seconda di Carlo Emilio Gadda – Prima edizione

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Autore/i:  Carlo Emilio Gadda

Tipologia:  Raccolta di racconti

Editore:  Garzanti, Collana "Romanzi Moderni"

Origine:  Milano

Anno:  1971 (10 febbraio)

Edizione:  Prima

Pagine:  192

Dimensioni:  cm. 19,6 x 13,2

Caratteristiche:  Legatura in tela rossa, sovraccoperta a 2 colori con facsimile del manoscritto gaddiano e ritratto fotografico in bianco e nero dell'autore al retro

Note: 

Prima edizione di Novella seconda di Carlo Emilio Gadda, pubblicata nel febbraio del 1971 per la collana «Romanzi moderni» della Garzanti. Curata e annotata da Piero, si tratta di una raccolta che comprende 2 novelle e 1 divertimento. Sono testi narrativi incompiuti o abbozzati,” primi documenti di tematiche centralissime dell’opera gaddiana” : Novella secondaNotte di lunaLa casa.

«Omicidi, anarchici biechi e ratés, attentati alquanto feroci, creature debilitate dalla iattura in un mondo di lupi voraci, figli positivisticamente tarati nel sangue in ossequioso omaggio al codice naturalistico: gli ingredienti tutti del romanzo romanzesco sono presenti nelle due parti del trittico inedito che compone questo volume, Novella seconda e Notte di luna; mentre la terza, La casa, ne è il contraltare grottesco: la costruzione della villa diventa il nodo maniacale, umoristicamente aggressivo di un’oltraggiata esigenza di perfezione e di isolamento. Gadda non riesce mai , in questa sua ricerca di una narrativa tutta di fatti e di cose, a stringere l’azione, a dipanarne i fili oscuramente aggrovigliati; divaga invece felicemente su ogni pretesto che la trama gli offra, devia, si ferma sui personaggi di contorno, si lancia in impennate satiriche e rabbiosamente polemiche, che solo la pietà attenua e la rete lirica di uno stile materiato di passioni. «Mio desiderio di essere romanzesco, interessante, Conandoyliano: non nel senso istrionico ma con fare intimo e logico. Orgasmo inespresso emanante dal racconto. Piuttosto Conan Doyle, ricostruttore logico. Differire però da lui perché ormai il pubblico lo sa a memoria e non ci si diverte più», annota Gadda prima di iniziar la stesura di Novella seconda. Il che vale piuttosto a confermare l’approdo perfetto de Il pasticciaccio e rende la lettura di questi testi automaticamente eccitante, quando non risolutoria di quel groviglio di nevrosi e di ricerca espressiva da cui sembrano nascere le pagine più alte del grande scrittore. »

(Nota al risvolto di questa edizione

 

« Insieme con La meccanica e coetanei a questa, Gadda ha consegnato all’editore, nei quaderni già descritti di nitida grafia, anche tre inediti al loro stato frammentario, intatti da allora e intangibili oggi per una giustificata renitenza a ripercorrere un’incolmabile distanza: le ragioni, i moventi di queste prove appartengono a quell’epoca e non coincidono più, se non come storia, alla compiuta e mature evoluzione dello scrittore. Ne attestano tuttavia un momento fondamentale: la ricerca del “romanzesco”, l’intenzione di far il romanzo e il conseguente proficuo fallimento, allora; e  per fortuna sua e dei lettori.

La temperie dunque dei tre brani qui presentati – due novelle e un divertimento – è la stessa de La meccanica e dei racconti milanesi degli Accoppiamenti giudiziosi, ma la loro importanza, oltre che nella qualità della scrittura e nel valore autonomo dei racconti, consiste anche nel fatto che sono i primi documenti di tematiche centralissime nell’opera gaddiana, ampiamente svolte nei successivi capolavori della maturità.

 

Novella seconda è scritta di getto, in pochi giorni, dietro sollecitazione di un celebre processo per matricidio, e Matricidio appunto avrebbe dovuto intitolarsi, se non fosse dispiaciuto a Gadda; anche perché la protagonista non viene uccisa dal figlio, che assiste soltanto, impotente, al delitto. Inoltre la stesure a s’interrompe prima dell’evento luttuoso. Quanto al titolo, non è ambiguo o gaddianamente anfibologico , bensì meramente elencatorio: riferito cioè a un piano di lavoro che rubricava come prima La maliarda ereditiera, di poi apparsa come La Madonna dei filosofi nel volume omonimo.

Notte di luna ha un’anamnesi più intricata: è la stesura ultima e incompleta di una serie di progetti, di volta in volta cambiati o relitti, nella quale convogliano, tra l’altro, parti di un romanzo precedente di alcuni anni, Il lavoro italiano, appena abbozzato e frammenti di una novella, che aveva per protagonista un personaggio qui in funzione secondaria, L’anarchico Molteni.

La casa è l’unica priva delle meticolose datazioni gaddiane, ma databile agevolmente intorno al 1932, eccettuati i due ultimi paragrafi, posteriori di poco e vicini, non tanto come stile quanto come “aura”, al tono delle favole fiorentinesche. È scritta per la più parte a penna, con alcune pagine a lapis, e non su uno dei soliti quaderni di grande formato che lo scrittore acquistava alla cartoleria Maglia in Galleria, ma su un piccolo album dalle pagine non rigate e dalla copertina ramagiata: di quelli, per intendersi, usati una volta dalle adolescenti-bene per la raccolta di fiori seccati o per le annotazioni di diario sentimentale.  

(Introduzione di Pietro Gelli a questa edizione)           

 

 

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