mercoledì, 26 settembre 2018

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Notturno Macbeth – da “Libro notturno” di Franco Scaldati – Regia di Umberto Cantone

Notturno Macbeth – da “Libro notturno” di Franco Scaldati – Regia di Umberto Cantone

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Tipologia:  Spettacolo teatrale

Di:  Franco Scaldati

Regia:  Umberto Cantone

Location:  Orestiadi di Gibellina 2018 - Gibellina, Case di Stefano

Data/e:  10 agosto 2018

Produzione:  Fondazione Orestiadi

Cast:  Serena Barona, Aurora Falcone, Giuseppe Tarantino (Streghe/Lady Macbeth/ Macbeth) e Ambra Maniscalco, Chiara Italiano, Ilenia De Simone, Claudia Borgia (Streghe)

Costumi:  Enzo Venezia

Scene:  Enzo Venezia - Luci e suono : Michele Ambrose - Assistente alla regia: Claudia Borgia - Assistenti alle scenografie e ai costumi: Ottavio Anania, Arianna Scappa, Aurora Scarabelli

Note: 

 Più che una traduzione, un corpo a corpo poetico con la magmatica materia del Macbeth, per sottrarla ai vincoli della rappresentazione e spezzarne la narrazione. Questo è Libro notturno, testo originariamente destinato alla lettura, nel quale Franco Scaldati isola alcune suggestioni dell’opera di Shakespeare innestandole nel corpo lirico della sua lingua dialetto. In questo ordito drammaturgico c’è l’immagine del brancolare incerto della coscienza, e quella della violenza che stende la sua ombra su ogni desiderio e passione; c’è il movimento del sangue che in Macbeth è il movimento principale, e c’è il trionfo della ragione diabolica come naturale conseguenza del gioco, del rischio e del pericolo che attizzano le azioni umane. E tutti i temi appaiono inscritti nel paesaggio di un Sud mitologicamente trasfigurato, l’orizzonte della Palermo lavica e labirintica di Scaldati, che nel nostro studio pensato per Gibellina trova il suo ideale environment nei volumi e nell’affaccio di Palazzo Di Lorenzo, una di quelle strutture sontuosamente predisposte a funzionare come spazio scenico generatore e di cui l’installazione di Enzo Venezia punta a esaltare il valore figurale tout court. Ad animare l’edificio e a far brillare l’occhio magico di un rito che assume le modalità più di performance che di recita sono le Streghe, femmine dominanti e conduttrici di caos, le cui profezie girano a vuoto perché la tragedia di Macbeth si è ormai compiuta e quella che si svolge non è che la sua cupa parodia. Sono loro ad attirare nel loro ironico jeux de massacre quel Macbeth di cui non è rimasta che l’ombra — e che qui sembra lo Stracci della Ricotta di Pasolini o il Totò del Pozzo dei pazzi — costringendolo a frantumare in un rancoroso biascichio la propria antica isteria, a rievocare la sua terribilità come esemplare macchina di morte e di distruzione. L’assassino del sonno diventa così, per i suoi nuovi carnefici, uno strumento stonato di tragedia e nemesi ormai impossibili. Ma non sono solamente i sentimenti di punizione e di vendetta a motivare l’eterno ritorno delle Streghe sul luogo del delitto. Scaldati le trasforma in espressione della sostanza simbolica del Macbeth che per lui ha poco a che fare con la vicenda storica del suo plot. Oltre a presentarsi come angeli custodi dei conflitti e delle ambiguità di una tragedia consumata perché già scritta (e che tra le sue figure di perdizione lascia affiorare quella di Lady Macbeth sonnambula destinata al suicidio), le Streghe qui diventano l’incarnazione spettrale del dolore atavico di Palermo che fu la città del martirio. Diventano corpi e voci terrestri che si fanno interpreti del sangue versato da donne vittime di uomini, testimonianza antica e, insieme, contemporanea della femminilità sfregiata nella guerra quotidiana del vivere. E così l’aspro assunto del Macbeth che celebra lo sprofondamento nella vertigine di valori invertiti e di coincidenza degli opposti, trova la sua traduzione scaldatiana in una nuova trama, nella quale si staglia un groviglio inestricabile d’inquietudini morali e una soluzione non conciliatoria, il manifesto di una concretezza teatrale che non respinge, e anzi ingloba, uno dei più notturni princìpi di quel testo capitale: “Non esiste altro che ciò che non esiste” .  Umberto Cantone

 

 

(da la Repubblica-Palermo, 10 agosto 2018)

Le atmosfere di Macbeth rilette da Scaldati

UNO SPETTACOLO TRATTO DA “LIBRO NOTTURNO” DIRETTO DA UMBERTO CANTONE 

Scaldati più Shakespeare è la fascinosa miscela proposta dalle Orestiadi di Gibellina (ore 21,15 – Baglio di Stefano ) dove va in scena “Notturno Macbeth” da “Libro notturno” di Franco Scaldati per la regia di Umberto Cantone. Sulla scena Serena Barone, Aurora Falcone, Giuseppe Tarantino (nei ruoli rispettivamente di Strega, Lady Macbeth, Macbeth) e Ambra Maniscalco, Chiara Italiano, Ilenia Di Simone (Streghe).In ” Libro notturno” Scaldati isola alcune suggestioni dell’opera di Shakespeare innestandole nel corpo lirico della sua lingua.L’ambientazione diventa un Sud trasfigurato,che a Gibellina trova il suo luogo suggestivo davanti a Palazzo Di Lorenzo.

DAL TESTO DI FRANCO SCALDATI

Teatro, alle Orestiadi prima nazionale per lo

spettacolo “Notturno Macbeth”

di Rosa Guttilla

Per le Orestiadi di Gibellina 2018, venerdì 10 agosto ore 21,15 al Baglio Di Stefano (Cortile Inferiore), è andato in scena, in prima nazionale, il “Notturno Macbeth” tratto dal Libro Notturno di Franco Scaldati per la regia di Umberto Cantone.

franco scaldati Più che una traduzione, un corpo a corpo poetico con la magmatica materia del Macbeth, per sottrarla ai vincoli della rappresentazione e spezzarne la narrazione. Lo spettacolo, diretto dal regista palermitano Umberto Cantone, parte dal testo originariamente destinato alla lettura nel quale Scaldati isola alcune suggestioni dell’opera di Shakespeare innestandole nel corpo lirico della sua lingua dialetto. “In questo ordito drammaturgico tutti i temi appaiono inscritti nel paesaggio di un Sud mitologicamente trasfigurato, l’orizzonte della Palermo lavica e labirintica vista dall’autore – dice Cantone – che nel nostro studio pensato per Gibellina trova il suo ideale environment nei volumi e nell’affaccio di Palazzo Di Lorenzo, dove l’installazione di  Enzo Venezia punta a esaltare il valore figurale tout court“. Ad animare l’edificio e a far brillare l’occhio magico di un rito che assume le modalità di performance  sono le Streghe, femmine dominanti e conduttrici di caos, le cui profezie girano a vuoto perché la tragedia di Macbeth si è ormai compiuta. Ma non sono solamente i sentimenti di punizione e di vendetta a motivare l’eterno ritorno delle Streghe sul luogo del delitto: Scaldati, infatti, le trasforma in espressione della sostanza simbolica del Macbeth. Macbeth Scaldati Oltre a presentarsi come angeli custodi dei conflitti e delle ambiguità di una tragedia consumata perché già scritta le Streghe qui diventano l’incarnazione spettrale del dolore atavico di Palermo che fu la città del martirio. Diventano corpi e voci terrestri che si fanno interpreti del sangue versato da donne vittime di uomini, testimonianza antica e, insieme, contemporanea della femminilità sfregiata nella guerra quotidiana del vivere. E così l’aspro assunto del Macbeth trova la sua traduzione scaldatiana in una nuova trama, nella quale si staglia un groviglio inestricabile d’inquietudini morali e una soluzione non conciliatoria, il manifesto di una concretezza teatrale che non respinge, e anzi ingloba, uno dei più notturni princìpi di quel testo capitale: “Non esiste altro che ciò che non esiste”. In scena Serena Barone (Strega), Aurora Falcone (Lady Macbeth), Giuseppe Tarantino(Macbeth) e Ambra Maniscalco, Chiara Italiano, Ilenia Di Simone (Streghe)      

 

ARCHIVIO 

Il primo allestimento del Libro Notturno di Franco Scaldati risale al 2002, quando fu allestito, per la regia di Umberto Cantone, al Teatro Santa Cecilia di Palermo.

 

LIBRO NOTTURNO DI FRANCO SCALDATI IN PRIMA A PALERMO  ” Libro notturno-Un recital” è il titolo del testo di Franco Scaldati diretto da Umberto Cantone, in scena stasera alle 21.15 al teatro Santa Cecilia, per la rassegna “Palermo tra emozione e tradizione” organizzata da Idearte e promossa dal Comune. Si tratta di un primo studio che il drammaturgo palermitano sta conducendo sul “Macbeth” di Shakespeare, scritto a quattro mani con Cantone e interpretato dallo stesso  Scaldati, Gaspare Cucinella, Melino Imparato e Vito Savalli. (da la Repubblica – Palermo,  20 dicembre 2002))          

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