venerdì, 22 febbraio 2019

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Nostra Signora dei Turchi di Carmelo Bene – Cartella per la stampa del 1973

Nostra Signora dei Turchi di Carmelo Bene – Cartella per la stampa del 1973

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Tipologia:  Cartella per la stampa

Film di riferimento:  Teatro: Nostra Signora dei Turchi di Carmelo Bene. Regia di Carmelo Bene. Scenografia di Gino Marotta. Interpreti: Carmelo Bene, Lydia Mancinelli, Imelde Marani, Isabella Russo, Alfiero Vincenti, Bruno Baratti, Franco Lombardo, Gerardo Scala

Pubblicazione:  Cartella per la stampa in occasione della seconda edizione di "Nostra Signora dei Turchi" al Teatro delle Arti di Roma (10 ottobre/4 novembre 1973)

Editore:  Compagnia "Carmelo Bene s.r.l."

Origine:  Roma

Pagine:  3 fogli sciolti e 1 cartoncino con una fotografia di scena virata dello spettacolo

Caratteristiche:  Cartella di colore blu con titoli impressi in nero e con busta interna che contiene 1 cartolina dello spettacolo, 1 foglio ciclostilato con uno scritto di Carmelo Bene, 1 riproduzione dell'intervista di Costanzo Costantini a Carmelo Bene apparsa in "Il Messaggero" di martedì 9 ottobre 1973, 1 fotocopia della recensione dello spettacolo di Alberto Arbasino pubblicata in "Playboy"

Dimensioni:  Cartella: cm. 32,2 x 22, 5 / Cartoncino con fotografia virata: cm. 19,2 x 23,5 / Ciclostile di fotocopia dell'intervista di C.B. a "Il Messaggero": cm. 33 x 22 / Ciclostile dello scritto di C.B. : cm. 21 x 27 / Ciclostile di fotocopia dello scritto di Arbasino su "Playboy": cm. 27,6 x 8,5

Note: 

Cartella per la stampa in occasione di Nostra Signora dei Turchi di Carmelo Beneréprise della seconda edizione al Teatro delle Arti di Roma dal 10 ottobre al 4 novembre 1973. La cartella contiene la riproduzione in cartoncino di una fotografia dello spettacolo (virata in marrone) e tre scritti ciclostilati: fotocopie di uno scritto di Carmelo Bene (Scrivetemi. E’stato bello vero?), di un’intervista rilasciata da Bene a Costanzo Costantini in Il Messaggero di martedì 9 ottobre 1973 (Incontro con Carmelo Bene che dopo sette anni torna sulle scene – Il teatro sono io) corredata da una fotografia di Sandro Becchetti. E’ inoltre presente una  recensione dello scrittore Alberto Arbasino a Nostra Signora dei Turchi (Il Teatro Italiano, come quasi ognun sa, non ha bisogno di fiori, ma di opere di Carmelo Bene), apparsa nella propria rubrica Scene in un numero del 1972 dell’edizione italiana di « Playboy  »(probabilmente riferita all’allestimento della prima nazionale di questa seconda edizione di Nostra Signora dei Turchi che ebbe luogo al Teatro Duse di Bologna il 7 aprile 1972).

Tutti i materiali sopra descritti sono riprodotti integralmente nella prima parte della Gallery di questa scheda 

 

« Tornando al teatro dopo una lunga parentesi, e nella stessa sala dove 14 anni anni fa (nel Caligola per la regia di Alberto Ruggiero) affrontò i primi sparuti spettatori, Carmelo Bene rende omaggio a se stesso: riecco Nostra Signora dei Turchi, già collaudato come romanzo, spettacolo teatrale, film. Gli anni pesano anche per l’enfant terrible. Carmelo Bene lo sa, come sa che l’esibizione di un sedere nudo su uno sfondo sonoro di esaltazione patriottica non possiede più oggi la stessa forza provocatoria. Non è un motivo sufficiente per non riprendere i giochi visivi e gli impasti sonori del vecchio spettacolo, ma Bene li utilizza in modi più distesi, tralasciando di puntare a stravolgere e a stupire, per approfondire la costruzione del racconto, e inseguire il decadentismo e la tristezza struggente, nella linea di lussureggiante offerta figurativa dei suoi film. Diventa così più facile superare il godimento dell’attore scatenato o della trovata momentanea, per arrivare al senso di questa esplosione autobiografica (dell’autore-attore) verso la sua terra pugliese, e rivivere una adolescenza del Sud, condizionata da pesanti ipoteche religiose e di retorica culturale e politica; in un mondo antico di ricordi, dove è anche possibile rivedere in se stessi il cadavere reviviscenze di un martire della strage turca di Otranto, condannato all’autoadorazione e all’immortalità. Lo spettacolo riunisce materiali informali, ma assume il ritmo lento, nostalgico e descrittivo (-intimistico) del romanzo, finché le azioni appena sussurrate in colorate penombre da acquario sono allontanate dal pubblico ridotto a spione dietro le finestre di vetro che chiudono il palcoscenico; le accompagna una duplice registrazione, torrenti di parole e di musica soprattutto operistica. I movimenti si affastellano e si ripetono in orizzontale, come proiettati su uno schermo, nella stanza-scena tra accumuli di mobili e oggetti dai profili fluorescenti. Ma il rimpianto del pubblico per la recitazione negata trova piena soddisfazione nella seconda parte: via le vetrate, le situazioni prima mitizzate si degradano, diventano accessibili, e scoppia la teatralità: il teatro nel teatro, una ridda di effetti, la grandezza istrionica di Carmelo Bene al massimo della sua espressività, la morbida duttilità ironica di Lydia Mancinelli, la totale e più aperta comunicazione. »                                                                     (Franco Quadri, recensione del 25 ottobre 1973 in occasione dell’allestimento di Nostra Signora dei Turchi al Teatro delle Arti, in La politica del regista- Il teatro 1967-1979, volume I, Milano, Edizioni Il Formichiere, 1980)

 

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