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La libreria antiquaria che salva le eredità

La libreria antiquaria che salva le eredità

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Tipologia:  Articolo

Testata:  La Repubblica, ed. Palermo

Data/e:  27 dicembre 2013

Autore:  Umberto Cantone

Articolo: 

Al numero civico 62 di via Roccaforte alberga oggi la conferma di un ostinato assioma di Umberto Eco: «Si può essere bibliofili a buon prezzo». Nella città che, nei decenni passati, fu la mecca dei cacciatori di libri rari, la “Mercurio” si propone come una piccola oasi dove possono trovare ristoro i pochi lettori superstiti alla ricerca del reperto d’occasione o della perla da collezione.

Non è l’unica libreria di modernariato rimasta, intendiamoci, nella Palermo che continua a perdere i suoi storici negozi di riferimento, ma è uno di quegli spazi che sostituiscono le buone botteghe antiquarie di una volta. Il titolare della Mercurio, il signor Marco, esponente di una rinomata famiglia d’imprenditori che in città ha creato negli anni una catena di edicole e tipografie, mi accoglie amichevolmente esibendo prima uno slogan e poi una citazione: «Dica che a Palermo i libri non si buttano», esordisce. E poi legge un passo di Carlos Ruiz Zafòn che, in “L’ombra del vento”, scrive di una biblioteca dove «i volumi perduti nel tempo» vivono in attesa «del giorno in cui potranno tornare nelle mani di un nuovo lettore».

Nell’epoca del “Google Book Search”, il contrastato progetto di catalogazione digitalizzata globale, è commovente che ancora qualcuno investa economicamente sulla circolazione del cartaceo. La libreria Mercurio, nata nel giugno 2012 all’interno dell’ampio spazio della storica edicola aperta dal 1957, è oggi costituita da migliaia di pezzi, alcuni ben ordinati e divisi per generi in funzionali scaffali, altri ammonticchiati in attesa di essere registrati. In una vetrina sono esposti gli esemplari più rari: preziosi “Millenni” dell’Einaudi, robusti “Classici” Rizzoli fuori catalogo, introvabili tomi provenienti da collane di “Opere complete” dell’Adelphi, qualche Corbaccio o Sperling & Kupfer del 1930 e alcune prime edizioni letterarie novecentesche. Nello studio del signor Marco sono custoditi i prototipi più antichi e ricercati tra i quali il “Prospetto di Storia letteraria di Sicilia del Secolo Decimottavo” dell’abate Domenico Scinà (stampato a Palermo dalla “Tipografia Reale di Guerra” nel 1827) e i quattro volumi dell’edizione 1875 de “La Storia di Sicilia” di Giovanni Battista Caruso.

Ma non è allo stupore degli inappagabili bibliomani che l’attività di questo luogo si rivolge, anzi: «Serviva un’idea che fosse coerente alla tipologia del negozio e che potesse coinvolgere i suoi clienti abituali, attirandone nel contempo di nuovi», sostiene il proprietario. Se lo scopo di questo libraio è quello di stimolare la lettura (in una Sicilia dove il 65 per cento della popolazione continua a non leggere neanche un libro all’anno) è ovvio che, in tempi di crisi acuta, si punti sul contenimento dei prezzi. Qui i classici sono in vendita a uno o due euro, nelle collane tascabili dei bei tempi andati: gli Oscar con le copertine illustrate da Tempesti o da Pintér, i Bur che prima erano grigi e poi coloratissimi, gli agili Feltrinelli della “Universale Economica”.

Spiega Mercurio: «A differenza delle catene dei “Remainders”, che proponevano i fondi di magazzino invenduti degli editori deboli, i titoli che noi proponiamo sono più selezionati».

E così, allo stesso prezzo di un patinato rotocalco con gadget, si ritrovano in vendita non solamente titoli della tradizione letteraria e vecchi bestseller ma anche saggi di filosofia, storia, sociologia, psicoanalisi, spettacolo.

Spesso accade di trovare un’esaustiva mole di volumi e volumetti su ognuno di tali argomenti, e questo perché gran parte del corpus cartaceo proviene da biblioteche private dismesse, una volta gestite da coloro che raccoglievano libri coltivando interessi specifici. Tra gli intenzionati a vendere ci sono, ad esempio, gli eredi di un pensionato della Cassa di Risparmio, un lettore duro il cui patrimonio di diecimila pezzi deve lasciare spazio alle esigenze abitative dei familiari che pretendono di disfarsene nel giro di 24 ore; c’è la neo-vedova con le stanze ingombrate che implora «O si porta via la biblioteca del mio povero marito o dovrò fare a meno della cucina»; e, di contro, c’è la restia coppia di novantaduenni alla ricerca di profitto che, prima di vendere i propri residuati cartacei, vuole consultare i figli perché questi verifichino su eBay i prezzi correnti.

Le modalità della compravendita sono chiare: «O l’acquisto forfettario dell’intero corpus o, se si tratta di pochi titoli, un cambio tra usato e nuovo, con denaro e magari attraverso buoni-acquisto». L’alternativa al do ut des, per alcuni proprietari di biblioteche domestiche, è quella di liberarsi dell’impolverato giacimento gettandolo nella spazzatura.

«Molti sono convinti di possedere un tesoro in casa – ammonisce Mercurio ma non tutti i libri acquistano valore nel tempo». Una volta rimessi in circolazione, questi particolari oggetti d’affezione conquistano una nuova vita, letti e riletti oppure intonsi. C’è chi ne diventa collezionista o chi li utilizza per rivenderli a sua volta. Il libraio di via Roccaforte azzarda una statistica: «Solamente il 10 per cento dei nostri clienti sono lettori abituali, il resto sono occasionali, più donne che uomini, gran parte sotto gli undici anni, tutti propensi ad acquistare più narrativa che saggistica».

Come accade in una qualunque libreria, si vendono bene i gialli e i thriller, mentre va sempre di moda la letteratura rosa. Il risultato è comunque confortante, la clientela si moltiplica. E l’impavido signor Marco non si ferma qui: sua è l’iniziativa di “Amor librorum”, organizzata con altri privati studiosi e appassionati, già arrivata alla terza edizione (le prime due alla Real Fonderia e a Porta Carbone per gentile concessione del Comune). Si tratta di una kermesse libraria (alcuni titoli in vendita e altri, più pregiati, in mostra), aperta pure al florido mercato delle stampe d’epoca, che emula generosamente quelle ben più articolate da decenni operanti nel nostro Belpaese. In questa catastrofica entropia di Sistema che qui e ora inibisce i comuni processi di civilizzazione, imprese artigianali come quella palermitana della “Mercurio” non possono che suscitare l’applauso dei colti. E magari, chissà, provocare pure la curiosità degli ignoranti.