martedì, 12 dicembre 2017

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Il Pinocchio siciliano bocciato dal regime

Il Pinocchio siciliano bocciato dal regime

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Tipologia:  Articolo

Testata:  la Repubblica / Palermo

Data/e:  domenica 26 novembre 2017

Autore:  Umberto Cantone

Articolo: 

Tra gli innumerevoli libri paralleli che il Pinocchio di Collodi ha suscitato c’è quello, diventato una rarità, del poeta  palermitano Giuseppe Ganci Battaglia.

Il suo Pupu di lignu, composto nel 1927 e pubblicato in volume solo quarantadue anni dopo, non è una delle superflue versioni in dialetto siciliano di quel romanzo capitale che conta ben 260 traduzioni in lingua e vernacolo d’ogni dove (a cui si è aggiunto recentemente, come segno dei tempi, il pittografico Pinocchio in emojitaliano).

Parliamo infatti di un’efficace rielaborazione in sestine siciliane dell’opera collodiana che il suo autore (classe 1901 e scomparso il giorno di Natale del ‘77) dichiarò di aver scritto per andare incontro, da maestro elementare, a uno dei principi della riforma Gentile che, nel 1923, aveva introdotto nei programmi della scuola primaria lo studio comparato fra dialetto e lingua nazionale.

Poi arrivarono gli anni Trenta dei diktat del Minculpop e di Bottai che imposero l’autarchia del nazionalismo fascista avverso ai dialetti, i tempi in cui Girgenti fu ribattezzata nella più linguisticamente corretta Agrigento.

In quell’epoca Pupu di lignu non trovò nessun editore disposto a pubblicarlo nonostante che il primo canto fosse apparso con successo nel numero del 1°ottobre 1927 della rivista di poesia e folklore “La Trazzera”, animata dallo stesso Ganci Battaglia con Ignazio Buttitta fino a quando la censura ne troncò le pubblicazioni.

Il poeta mise da parte il progetto collodiano proseguendo la sua intensa attività che conta, tra tante apprezzate raccolte in vernacolo, un “poemetto popolare” dedicato a Santa Rosalia, La Santuzza, con le “note storiche” curate da Luigi Natoli.

Fu per ingenuità da idealista che aderì al fascismo trasformandosi in versificatore di regime e accettando la carica di podestà di Gratteri, il paese del padre. Alla caduta di Mussolini, pur sinceramente sconcertato dalla catastrofe bellica, evitò abiure da trasformista (“colpevole ma onesto”— lo definì una volta Bent Parodi), accentuò il suo credo cattolico e si dedicò ai suoi versi intimisti e al lavoro di animatore culturale oltre che di commediografo e di divulgatore (con saggi sulla letteratura infantile, sulla storia di Sicilia, su Pirandello e Meli).

Proprio come accadde a Pinocchio nel finale del suo Pupu di lignu (uscito poi integralmente nel luglio del ’69 per Ila Palma), Ganci Battaglia subì allora una metamorfosi che lo liberò dal senso di colpa quando, lasciatosi alle spalle i “burattinismi” del ventennio, “s’addunò di li mancanzi/ e, fortunatamente, n’appi orruri”.