venerdì, 22 febbraio 2019

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Il mago di Oz di L.Frank Baum – Cinelibro S.A.S. del 1950 illustrato con immagini del film “The Wizard of Oz” (1939) di Victor Fleming

Il mago di Oz di L.Frank Baum – Cinelibro S.A.S. del 1950 illustrato con immagini del film “The Wizard of Oz” (1939) di Victor Fleming

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Autore:  L. Frank Baum

Tipologia:  Romanzo

Film di riferimento:  The Wizard of Oz (Stati Uniti, 1939) di Victor Fleming. Sceneggiatura di Noel Langley, Florence Ryerson, Edgar Allan Woolf, dal romanzo "The Wonderful Wizard of Oz" di L. Frank Baum. Fotografia di Harold Rosson. Musica di Herbert Stothart, Harold Arlen. Con Judy Garland, Frank Morgan, Ray Bolger, Jack Haley, Bert Lahr, Billie Burke, Margaret Hamilton, Clara Blandick, Charles Grapewin, Pat Walshe, Terry, Mitchell Lewis, Charlie Becker, Meinhardt Raabe, Jakob "Jackie" Gerlich, Jerry Maren, Billy Curtis, Harry Monty, Mickey Carroll, Karl Slover, Olga C.Nardone, Margaret Pellegrini, Ruth Duccini, The Doll Family, The Singer Midgets

Editore:  S.A.S. (Società Apostolato Stampa) - San Paolo

Origine:  Roma

Anno:  1950

Caratteristiche:  Brossura con alette illustrata a colori con in copertina una composizione scontornata di una fotografia di scena del film "The Wizard of Oz" (1939) di Victor Fleming. Con all'interno 8 tavole con fotografie di scena del film applicate

Edizione:  Prima italiana del romanzo di L. Frank Baum illustrata da fotografie di scena del film "The Wizard of Oz" di Victor Fleming

Pagine:  256

Dimensioni:  cm. 21 x 14,5

Note: 

Prima edizione italiana del celebre romanzo dello scrittore statunitense L. Frank Baum (1856-1919), The Wonderful Wizard of Oz (edito nel 1899 da Geo.M.Hill), illustrato da 8  fotografie di scena del film The Wizard of Oz (Stati Uniti, 1939) diretto da Victor Fleming e prodotto da Mervyn LeRoy. Un libro, edito dalla S.A.S. (Società Apostolato Stampa – Edizioni San Paolo) nel 1950, che nasce da uno dei kolossal della produzione hollywoodiana (distribuito in Italia dalla C.I.A.).

Traduzione di Maria Luisa Agosti Castellani.

 

IL LIBRO E LE SUE EDIZIONI

Baum è stato autore di una serie di romanzi e racconti che costituiscono una vera e propria saga ambientata nell’immaginario territorio di Oz. A The Wonderful Wizard of Oz seguirono le seguenti pubblicazioni: The Marvelous Land of Oz (1904), Queer Visitors from the Marvelous Land of Oz (una serie di comic strip costituite da 27 storie, pubblicato nel 1905), The Woogle-Bug Book (1905), Ozma of Oz (1907), Dorothy and the Wizard in Oz (1908), The Road to Oz (1909), The Emerald City of Oz (1910), The Patchwork Girl of Oz (1913), Little Wizard Stories of Oz (raccolta di 6 racconti pubblicata nel 1913), Tik-Tok of Oz (1914), The Scarecrow of Oz (1915), Rinkitink in Oz (1916), The Lost Princess of Oz (1917), The Tin Woodman of Oz (1918), The Magic of Oz (pubblicato postumo nel 1919), Glinda of Oz (pubblicato postumo nel 1920) e The Royal Book of Oz (pubblicato postumo e completato da Ruth Plumly Thompson nel 1921).

 

In Italia, fu la S.A.S. (Società Apostolato Stampa – Edizioni San Paolo) ad assicurarsi i diritti per le prime e uniche edizioni italiane dell’opera di L. Frank Baum, alcune delle quali illustrate da fotografie di scena del film di Victor Fleming con Judy Garland, grazie a un accordo con la casa distributrice del film in Italia, la C.I.A. (che poté presentarlo nelle sale italiane solamente nel 1949, a causa del precedente ostracismo censorio durante il ventennio mussoliniano). Già a metà degli anni Trenta la S.A.S. aveva in preparazione la prima edizione italiana della saga, Nel regno di Ozcon la traduzione di Maria Luisa Agosti Castellari. Questa prima edizione in grande formato uscì nel 1944 (con illustrazioni di Miki). Altre due edizioni uscirono nel 1946 e nel 1947.

A partire dal 1949, anno della distribuzione italiana del film, la S.A.S. presentò (accanto all’edizione di lusso di Nel regno di Oz), alcune edizioni, illustrate con fotografie di scena, il cui titolo era quello del film in Italia, Il mago di Oz

Il primo è Il mago di Oz “narrato secondo Baum ma anche secondo Fleming“, ovvero il cineromanzo di Maria Rosaria Berardi, mentre il secondo è il presente primo romanzo della saga di Baum (The Wonderful Wizard of Oz del 1899) intitolato come il film, Il mago di Oz e anch’esso illustrato da fotografie di scena della pellicola hollywoodiana diretta da Fleming (vedi scheda in questo sito).

Altre pubblicazioni della S.A.S. edite dal 1949 fino a metà degli anni Cinquanta furono: Il mago di Oz (albo a colori per ragazzi), Dorothy e i suoi amici (8 volumetti con i ritratti dei personaggi del film), Ozma, regina di Oz (edizione di lusso a colori), Oz paese incantato (edizione di lusso a colori), Ritorno al regno di Oz (edizione di lusso a colori).

 

Sinossi: 

Dorothy Gale è una ragazzina che vive con gli zii in una fattoria del Kansas. La piccola possiede un cagnolino, chiamato Totò, che per l’ennesima volta ha combinato un guaio: ha infatti inseguito un gatto finendo nel giardino della signorina Almira Gulch, un’odiosa zitella della zona. Non appena la donna ha cercato di acchiapparlo, Totò le ha morso una gamba, riuscendo poi a fuggire dalle grinfie della megera grazie all’aiuto della padroncina.

Tornata alla fattoria, Dorothy chiede aiuto ai due zii, cercando di giustificare l’amato cagnolino. I parenti però sembrano troppo occupati per ascoltarla: una vecchia incubatrice  si è rotta e parecchi pulcini rischiano di non nascere. Dorothy decide allora di andare a parlare con i tre contadini che lavorano alla fattoria: Zeke, Hickory e Hunk. Ma anche loro sono troppo occupati. Solo  Hunk presta attenzione alla ragazzina, ribadendo che, secondo lui, lei ha la paglia al posto del cervello. A difendere Dorothy interviene Hickory  sostenendo che la Gulch sia senza cuore a prendersela sempre con la bambina. Mentre dà il mangime ai maiali, Zeke consiglia a Dorothy di decidersi a gridare in faccia alla signorina Gulch tutto quello che pensa di lei. Un invito al coraggio proveniente da chi, un attimo dopo, dimostra però di essere un fifone, quando Dorothy cade all’interno del porcile rischiando di farsi male.

Dorothy ricorre allora alla saggezza della zia Emma, che la invita a viaggiare meno con la fantasia e a riconquistare la serenità domestica. Per tutta risposta,  Dorothy intona la celebre canzone Over the Rainbow, nella quale sogna di trovarsi in un mondo immaginario, dove gli uccellini sono azzurri come il cielo e dove tutti vivono felici.

Proprio in quel momento, alla fattoria arriva in bicicletta la signorina Gulch. La megera si reca dalla zia Emma e dallo zio Henry. Ha infatti ottenuto il permesso dallo sceriffo di sequestrare e abbattere Totò. La donna minaccia i due zii di far loro causa in tribunale se non le verrà immediatamente consegnato il cagnolino. Dorothy va su tutte le furie ma non può fare nulla per salvare il suo Totò. Questi però riesce a fuggire dal cestino dove era stato rinchiuso dalla Gulch in procinto di recarsi in bicicletta dallo sceriffo. Una volta che ha riabbracciato il suo cagnolino, Dorothy decide  di andar via di casa insieme a lui, alla ricerca di un nuovo posto dove vivere. Durante il tragitto incontra il bizzarro professor Meraviglia, un mago da strapazzo che vive all’interno di un carretto. Questi, facendo credere alla ragazzina di poter vedere il futuro, la convince a tornare a casa senza far impensierire i due poveri zii. Dorothy ascolta i suoi consigli e torna indietro. D’improvviso, però, un forte vento si abbatte sulla prateria.

Si tratta dell’inizio di un tornado. La zia Emma e gli altri abitanti della fattoria corrono alla ricerca di Dorothy. Non trovandola, decidono di rinchiudersi all’interno di un rifugio, mentre il tornando avanza minacciosamente.

Tornata alla fattoria, e ignara del pericolo imminente, Dorothy  non trova nessuno e decide di chiudersi nella sua camera. A causa del forte vento, un’anta della finestra viene divelta e la colpisce sulla testa, facendola svenire. Nel frattempo, il tornado infuria.

Quando si riprende, Dorothy si rende conto che all’esterno della casa un vortice sta facendo volare oggetti, persone ed animali. Tutto fluttua nel vento: le mucche, il pollaio, le barche e persino una vecchia sedia a dondolo. Appare anche la signorina Gulch mentre pedala sulla sua bicicletta e improvvisamente si trasforma in una strega. All’apice del tornado, la casa di Dorothy e dei suoi viene  sollevata da terra per poi precipitare al suolo con un boato assordante.

Ora Dorothy può uscire all’esterno con il suo fido Totò. Tutto intorno a lei sembra cambiato: il tornado è finito, la strega/signorina Gulch è stata schiacciata dalla casa, e al posto del paesaggio familiare c’è un territorio tutto colorato, con delle casette stilizzate e un sentiero dorato.

Al comparire di una nuvola rossastra appare la strega crudele dell’Ovest, sorella della defunta. La megera tenta a tutti i costi d’impossessarsi delle luccicanti scarpette rosse che la congiunta porta ai piedi. Ma non appena si avvicina, le scarpe scompaiono per poi ricomparire ai piedi di Dorothy che ne è ora la padrona. Infuriata, la strega dell’Ovest, prima di sparire nel nulla, giura di vendicarsi sulla ragazzina e sul suo cagnolino.

Appare una strana palla luccicante da cui fuoriesce una donna sfarzosamente vestita: è Glinda, la strega buona del Nord, giunta in quel luogo per ringraziare la ragazzina a cui viene attribuito il merito di aver ucciso la crudele strega dell’Est. Da alcuni cespugli escono i Mastichini, gli abitanti di quel luogo finalmente liberati dalla minaccia della strega. Anche loro ringraziano Dorothy e la onorano come un’eroina.

La ragazzina è terrorizzata dalle minacce subite e per questo chiede aiuto a Glinda. Questa le consiglia di raggiungere il mago di Oz, capace, con i suoi poteri, di ricondurla a casa. Solo seguendo un bizzarro sentiero dorato Dorothy potrà incontrare il suo salvatore. E così, dopo aver salutato i Mastichini, la fanciulla inizia il suo lungo viaggio verso la città di smeraldo, capitale del regno di Oz.

Arrivata a un bivio Dorothy si ferma, incapace di proseguire. Appeso a un palo, c’è uno spaventapasseri parlante che consiglia alla giovane di proseguire verso destra e poi, dopo averci ripensato, verso sinistra e poi ancora in entrambe le direzioni. La ragazzina si mostra meravigliata dalle contraddizioni dello spaventapasseri che le risponde affermando di avere al posto del cervello un mucchio di paglia, ma di sentirsi tranquillo visto “che in giro c’è molta gente senza cervello che chiacchera sempre”.

Proseguendo nel cammino, i due giungono nei pressi di un frutteto, dove sorgono degli alberi di mele. Essendo affamata, Dorothy cerca di afferrarne una ma uno degli alberi risponde alla provocazione dandole un ceffone. Lo spaventapasseri si mostra  più astuto: dichiara di reputare orribili quelle mele e così gli alberi, offesi, lanciano addosso alla coppia tutti i propri frutti. Il piano dello spaventapasseri è andato dunque a buon fine e Dorothy può sfamarsi. La ragazzina aiuta il nuovo amico a liberarsi dal palo che lo tiene fermo, per poi raccontargli le proprie vicissitudini. Lo spaventapasseri  decide di seguire Dorothy fino alla città di smeraldo per poter chiedere un cervello al mago di Oz.  I due si mettono così in viaggio, seguiti sempre dal fedele Totò.

Mentre  raccoglie una delle mele, Dorothy si trova davanti una strana scultura di latta con in mano un’accetta. Si tratta di un essere vivente, rimasto immobilizzato a causa di una pioggia torrenziale che l’ha arrugginito. Dorothy e lo spaventapasseri decidono di aiutarlo versando dell’olio sulle sue giunture e permettendogli di muoversi liberamente. Il boscaiolo di latta ringrazia i due viandanti  e confessa loro di essere molto triste perché privo del cuore. Dorothy gli consiglia di unirsi a lei e allo spaventapasseri alla volta del sentiero che li condurrà di fronte al mago di Oz: è a lui che il boscaiolo potrà chiedere di avere finalmente un cuore.

A incombere sul viaggio dei tre è la strega dell’Ovest che sciorina le sue minacce: Dorothy ha paura, ma è incoraggiata dai suoi due nuovi amici. I viandanti si ritrovano in una foresta tenebrosa, popolata di bestie selvatiche. Improvvisamente, un leone piomba su di loro, insultandoli e minacciandoli. L’uomo di latta e lo spaventapasseri non sanno cosa fare per fronteggiarlo, immobilizzati come sono dalla paura. È Totò a tentare di difendere la padroncina. Il leone insegue il cagnolino, ma viene fermato da Dorothy che lo schiaffeggia. Il leone comincia allora a piangere perché ha paura della ragazzina, le confessa inoltre di essere un gran fifone, di non riuscire a prendere sonno, di aver paura delle pecore e persino della propria ombra.

Anche il leone decide così di condividere il viaggio della speranza, per chiedere al mago di Oz un po’ di coraggio.

Alle spalle dell’allegra compagnia trama però la strega dell’Ovest che, osservando i loro movimenti da una sfera di cristallo, decide di fermare il loro cammino. Fra la foresta e la città di smeraldo si trova un enorme prato pieno di papaveri rossi. Non appena i quattro vedono in lontananza la capitale del regno di Oz, corrono felici verso l’agognata meta, attraversando il prato fatale sul quale la strega ha animato un sortilegio. I papaveri inducono al sonno Dorothy, Totò e il leone (gli unici esseri che respirano), mentre lo spaventapasseri e l’uomo di latta rimangono svegli, chiedendo aiuto alla strega buona Glinda che annulla il sortilegio facendo fioccare la neve il cui manto ghiacciato neutralizza i papaveri. La strega va su tutte le furie e decide di recarsi direttamente alla città di smeraldo.

I quattro viaggiatori, dopo aver attraversato indenni i campi di papaveri, giungono finalmente davanti all’enorme portone della città, dove un bizzarro guardiano, vestito di verde, vieta loro il passaggio. Dopo aver visto che Dorothy porta con sé le scarpette della strega dell’Est, l’uomo decide di fare entrare il gruppo nella capitale del regno di Oz. Si tratta un gigantesco agglomerato urbano interamente colorato di verde smeraldo. In questa città, i quattro vengono accolti da un altro uomo, anch’egli vestito di verde, dalla testa ai piedi che, su un carro trainato da un cavallo multicolore, li conduce in una “beauty farm” per farli rifocillare e ricomporre dopo le fatiche del viaggio.

Intanto, anche la strega dell’Ovest giunge con la sua scopa nella città di smeraldo. Una scritta vergata con del fumo nero appare in cielo: “Arrenditi Dorothy”. L’intera popolazione della città di smeraldo è inquietata dalla minaccia e si reca dal mago di Oz per  chiedere aiuto. A placare gli animi provvede un guardiano che si rivolge a Dorothy e agli altri viandanti annunciando che il mago è occupato  e non può accoglierli. La ragazzina scoppia a piangere per la disperazione e il guardiano, commosso, decide di ammetterli al cospetto del mago di Oz.

Il mago appare agli astanti con la sua spaventosa Testa gigante e i propri trucchi. Il leone arriva addirittura a svenire per la paura per poi fuggire da una finestra dopo il colloquio.  Il mago decreta che, per avere ciò che desiderano, Dorothy e i suoi amici devono recarsi nel castello della strega dell’Ovest per portarle via la scopa.

E così i quattro, sempre in compagnia di Totò, si inoltrano in una tenebrosa foresta, popolata da gufi e avvoltoi. La strega spedisce allora Nikko, il sodale comandante delle scimmie volanti, a rapire Dorothy e ad eliminare i suoi compagni. Volando, Nikko e i suoi giungono in poco tempo nella foresta oscura, rapiscono la ragazzina e il suo Totò, disarmano l’uomo di latta e smontano lo spaventapasseri.

Dorothy viene condotta in presenza della strega, che vuole impossessarsi a tutti i costi delle scarpette appartenute alla sorella. Scopre però che non può farlo senza prima uccidere la ragazza, e decide così di architettare un metodo per eliminarla senza distruggere il potere delle scarpe: imprigiona la ragazza in una stanza e mette in funzione una clessidra dalla sabbia rossa. Quando la sabbia finirà di scorrere, Dorothy morirà. Totò riesce intanto a fuggire dalle grinfie di Nikko e dei suoi sgherri. Il cagnolino raggiunge lo spaventapasseri, il leone e l’uomo di latta, guidandoli verso il castello della strega.

I tre riescono ad eliminare alcune guardie e a travestirsi con le loro armature, infiltrandosi così all’interno del palazzo della strega. L’uomo di latta sfonda la porta della stanza in cui è imprigionata Dorothy, riuscendo a liberarla. La strega però riesce a metterli in trappola. Lo spaventapasseri, usando l’intuito, fa cadere un enorme lampadario sulla testa delle guardie, riuscendo così a scappare dalle loro grinfie. Il gruppo finalmente riunito scappa intorno al castello ma alla fine viene circondato.

La strega decide di vendicarsi coi suoi prigionieri: per prima cosa, dà fuoco allo spaventapasseri. Dorothy tenta di salvare l’amico, gettandogli addosso dell’acqua. Provvidenzialmente sbaglia bersaglio e così si scopre che la strega è allergica all’acqua.    Nikko e gli altri scagnozzi della maga, vedendo che la propria padrona è ormai devastata e liquefatta, onorano la ragazzina e le consegnano l’agognata scopa, grazie alla quale Dorothy e i suoi potranno avere esauditi i propri desideri dal mago di Oz.

Una volta entrato in possesso del trofeo della strega sconfitta, il mago comincia a tergiversare e decide di risolvere il caso dei quattro viandanti il giorno successivo. Dorothy si lamenta con lui per poi scoprire, grazie all’aiuto di Totò, che il mago non possiede i poteri che dichiara e che in tal modo egli ha truffato il suo popolo. Il mago di Oz non è che un uomo qualsiasi, a suo tempo persosi nel mondo di Oz, dopo un viaggio in mongolfiera.

Tuttavia, il mago riesce a cavarsela: esaudire i desideri di quei viandanti non è poi così difficile. In fondo, lo spaventapasseri ha dimostrato di essere molto intelligente e ha solo bisogno di un attestato che lo confermi; il leone, benché fifone, ha saputo affrontare molti pericoli per salvare Dorothy, ed è sufficiente premiarlo con una medaglia; l’uomo di latta si è mostrato di buon cuore, disponibile e affettuoso, e  basta donargli un orologio a forma di cuore che gli ricordi perennemente come, benché privo di un cuore vero, egli sappia comunque amare.

Il mago decide di aiutare anche Dorothy, rispolverando la sua vecchia mongolfiera per consentirle di tornare nel Kansas. Nel frattempo, egli nomina reggenti della città di smeraldo i tre amici della ragazzina. Mentre il popolo acclama il proprio sovrano in partenza, Dorothy saluta gli amici e sale sul pallone volante. Totò sfugge però al suo controllo per inseguire un gatto: Dorothy scende dalla mongolfiera per recuperarlo e il mago di Oz finisce per volare da solo.

Ad assicurare il ritorno a casa per Dorothy è Glinda, rivelandole che le scarpette della strega dell’Est, battute tre volte, possono esaudire tutti i desideri. Presto fatto: la ragazzina può facilmente tornare nella natia contrada del Kansas.

Dorothy si ritrova così nel proprio letto, circondata dalla zia Emma, dallo zio Henry e da Zeke, Hickory, Hunk e perfino dal professor Meraviglia. Riconosce allora nei tre contadini il leone, l’uomo di latta e lo spaventapasseri e, nel professor Meraviglia, il mago di Oz. Forse il suo viaggio è stato un sogno, forse no. E comunque Dorothy, rivolgendosi al suo fedele Totò, ammette che “non c’è posto più bello della propria casa”.

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