lunedì, 18 giugno 2018

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Il commissario Fefè del Simenon siciliano

Il commissario Fefè del Simenon siciliano

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Tipologia:  Articolo

Testata:  La Repubblica, ed. Palermo

Data/e:  domenica 4 marzo

Autore:  Umberto Cantone

Articolo: 

Per sottrarlo all’oblio non è bastato etichettarlo come il Simenon italiano.

Di Franco Enna (1921-1990) ricordiamo troppo poco, a cominciare dal vero cognome, Cannarozzo, che fu cassato da Alberto Tedeschi, patron dei “Gialli Mondadori”, quando questi lo volle tra le rare, “sanguigne” firme italiane della popolarissima collana, ribattezzandolo così: “Sei nato a Enna e allora puoi chiamarti Enna”.

Era il 1955 e quello non fu il solo soprannome dello scrittore, come ben sanno i cacciatori delle edizioni dei suoi 150 titoli: dalla raccolta di poesie “Il mare aspetta le mie strade” al romanzo “L’inferno confina con Dio” (pubblicati a Lugano, la città dove abitò), ai fantaromanzi scritti per “Urania”, al dramma contro la pena di morte “Appuntamento nel Michigan”, messo in scena nel ‘53 da Franco Enriquez e poi edito da Landi.

Ma a tramandarcelo come Scerbanenco siciliano (e acido anticipatore di Camilleri) sono le storie, oggi ricercate, del suo conterraneo Fefé Sartori, commissario ruvido e malinconico quanto l’Ingravallo di Gadda, personaggio nevroticamente smarrito nel mefitico laboratorio dei pasticciacci di un’Italia provinciale e socialmente squilibrata.

 

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