martedì, 25 giugno 2019

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Hamlet Suite / Spettacolo concerto di e con Carmelo Bene – Programma di sala del 1994

Hamlet Suite / Spettacolo concerto di e con Carmelo Bene – Programma di sala del 1994

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Tipologia:  Brochure teatrale

Film di riferimento:  Teatro: Hamlet Suite - Spettacolo/Concerto - Collage di testi e musica di Carmelo Bene. Interpreti: Carmelo Bene, Monica Chiarabelli, Paula Boschi. Assistente: Luisa Viglietti. Mixer: Paolo Lovat. Recordista: Vincenzo Cannioto. Datore luci: Davide Roncheri. Organizzazione: Matteo Bavera.

Pubblicazione:  Programma di sala

Editore:  Nostra Signora s.r.l. (Tipografia Priulla di Palermo)

Origine:  Palermo

Pagine:  24

Caratteristiche:  Brossura spillata di colore nero con titoli in bianco. Priva di illustrazioni. Progetto grafico di Mela Dell'Erba.

Dimensioni:  cm. 21 x 21

Note: 

 Brochure dello “spettacolo-concerto” Hamlet Suite di e con Carmelo Bene messo in scena al Teatro Biondo Stabile di Palermo nel corso della stagione teatrale 1994-1995 (XX Targa Margherita Biondo). Hamlet Suite fu programmato al Teatro Biondo per 12 sere consecutive a partire da mercoledì 11 gennaio 1995, dopo aver debuttato nell’estate del 1994 al Teatro Romano di Verona e nel novembre dello stesso anno al Teatro Morlacchi di Perugia. In seguito, lo spettacolo è stato ospitato a Parigi, Edimburgo e Vienna prima di riapprovare in Italia.

 

HAMLET SUITE  AL TEATRO BIONDO DI PALERMO

« La luce si spande livida su Ofelia vestita da sposa mentre s’effonde, come eco lontana, la Marcia di Mendelssohn; il raggio ghiacciato adesso svela Gertrude che dorme su drappi di colore fosco e violento e, tra gorgoglii d’acqua e infuriar di bufere, tra tonanti clangori d’armature e stridente disserrarsi di porte, si dipana il ciarpame di scena, protesi superflua, disperata attrezzeria che dichiara tutta la sua miseria nel confronto impari con la parola di cui la voce di Carmelo Bene si fa artefice e strumento insieme. E allora bentornato Carmelo, bentornato in questa serata straordinariamente felice, al Teatro Biondo per la stagione dello Stabile di Palermo, per questa suprema apparizione che, come ogni fenomeno, dura uno spazio strettissimo di tempo, 55 minuti appena ma illumina, abbagliandole, le nostre appannate coscienze di spettatori.  Hamlet Suite è, per prima cosa, il distillato dei tanti Amleto che Bene ha attraversato nella sua trentennale attività di palcoscenico, non un revival, si badi, ma il succo, il nettare di una travagliata e prolificissima frequentazione, con tutte le implicazioni ideologiche ed estetiche, di un personaggio immane e non solo nella e per la storia del teatro. E non è neppure una sintesi, non un tirar le somme che sappia di matematicamente definitivo, non una dimostrazione geometrica che possa metterci il cuore in pace con un teorema, bensì una nuova scommessa ché la partita, sembrano suggerirci Carmelo e Amleto insieme, è ancora aperta, anzi apertissima. E poi è il mirabile cimento d’attore al quale già da diversi anni, in forma oratoriale, Bene s’espone, quella ricerca spasmodica di ogni zona della comunicazione orale che minimizza, anzi azzera, tutte le altre capacità espressive, rende patetico e riduce in maceria, deflagrando nella sua terribile potenza, ogni altro strumento dialettico. Certo, è pure che Carmelo, ormai, e di sicuro si arrabbierà a sentirselo dire, è un virtuoso, di quelli però che fanno del virtuosismo una trappola diabolica e non un servile trucchetto da ruffiani, tanto che quest’arte nuova che ha inaugurato l’ha sempre lasciata in divenire, non le ha mai concesso di isterilirsi in una squallida pratica scenica.   E dunque riecco, anzi ecco, il suo Amleto, con il rincorrersi ingannevole di quella voce, straordinario patrimonio che il tempo non è riuscito ad intaccare, tra performance dal vivo e playback; ecco le due donne del dramma, donne-assenza, com’è nella poetica di Bene, l’Ofelia amata/odiata che blatera col tono cavernoso, innaturale e un po’ snob che la velocità rallentata di un’infernale macchina sonora le conferisce e Gertrude che si spoglia, come in un rituale d’attesa erotica, di tanti seni finti; ecco il sussurro freudiano, l’Amleto edipico di metà degli anni Settanta, insufflarsi nelle nostre orecchie come un molesto sospetto. Ecco soprattutto lui, il protagonista che ben conosciamo, o almeno così crediamo, quel principe di Danimarca che sfugge a se stesso sfuggendo anche a noi; e quando sembra che un tocco chiaroscurale, una lusinga malinconica, un’infusione nel brunito oro autunnale, un sospetto di spleen stia per ghermirlo – e per ghermirci – ecco il colpo di frusta, l’improvvisa impennata, ecco tornare l’ironia corrosiva, lo scherno superbo, il rifiuto sprezzante di qualsiasi ricatto e artificio emotivo. Ma godetevela senza troppo pensare, quest’Hamlet Suite, come un poema musicale, a metà tra il sinfonismo arioso e il grand-opéra. E godetevi, ancora una volta, Carmelo fino all’ultima goccia, ovvero fino a quello sfiorar le labbra con la mano per ricambiare di baci gli applausi che levitano dalla platea e i «bravo» che, fioccando dai palchi e dal loggione, sembrano lambire soltanto una vanità impudica »

( Salvatore Rizzo, Carmelo-Amleto? Basta la parola, in «Giornale di Sicilia», venerdì 13 gennaio 1995 )       

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