mercoledì, 17 luglio 2019

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Faust-Marlowe-Burlesque di Aldo Trionfo con Carmelo Bene – Edizione 1976

Faust-Marlowe-Burlesque di Aldo Trionfo con Carmelo Bene – Edizione 1976

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Autore/i:  Aldo Trionfo, Lorenzo Salveti

Tipologia:  Testo teatrale illustrato

Editore:  Anteditore

Origine:  Verona

Anno:  1976 (ottobre)

Edizione:  In occasione dell'allestimento di Faust-Marlowe-Burlesque di Aldo Trionfo e Lorenzo Salveti. Regia di Aldo Trionfo (con la collaborazione di Fausto Cosentino e Lorenzo Salveti). Scenografia di Emanuele Luzzati. Costumi di Giorgio Panni. Musica a cura di Aldo Trionfo. Produzione: Compagnia Carmelo Bene / Teatro Stabile di Torino. Con Carmelo Bene, Franco Branciaroli

Pagine:  24

Dimensioni:  cm. 22,8 x 24,2

Caratteristiche:  Fascicolo in brossura spillata con copertina in rosso illustrata con titoli in nero, sopraccoperta in nero (che riproduce la copertina) con titoli in bianco, con crediti dello spettacolo al risvolto. Con all'interno 10 immagini fotografiche dello spettacolo e altre illustrazioni

Note: 

Seconda edizione di Faust-Marlowe-Burlesque di Aldo Trionfo e Lorenzo Salveti, pubblicato nell’ottobre del 1976 dalla Antëditore di Verona in occasione dell’allestimento dello spettacolo omonimo per la regia di Aldo Trionfo con Carmelo Bene e Franco Branciaroli (nei ruoli di Mefistofele/Faust e Faust/Mefistofele).

Il fascicolo ospita il testo integrale di Faust-Marlowe-Burlesque, con illustrazioni nel testo tratte dall’iconografia classica e 10 fotografie in bianco e nero dello spettacolo andato in scena per la prima volta al Teatro Metastasio di Prato il 22 marzo 1976 (scenografia di Emanuele Luzzati, costumi di Giorgio Panni, colonna sonora a cura di Aldo Trionfo, elettricisti Mario Carletti e Gilberto Fiorani, fonici Paolo Marchini e Gianni Burronni, sartoria Tommy e Giulio Caraceni, attrezzature Rancati, direttore di scena Mauro Contini).

Lo spettacolo è stato prodotto dalla Compagnia Carmelo Bene s.r.l. e dal Teatro Stabile di Torino. Le fotografie del fascicolo sono di Zella-Filippi e Antonio Sferlazzo.

 

« Il Faust di Trionfo si consuma tra due letti bianchi sfatti e una selva di microfoni, come in un assordante spettacolo di Leo e Perla; ci sono anche un paio di tavolini, un armadio sfondato per le entrate di Mefistofele e una vecchia bacinella, davanti al  sipario terminale di velluto rosso. Dietro, la scena c’è ma non si vede; solo due volte il gran sipario si apre per scoprire un paesaggio ascendente e cimiteriale di gran suggestione, affastellato di cuspidi gotiche, di pinnacoli tombali, di teschi, di macabri angeli rampanti e ingrigiti. Ma la morte rimane là rimpiattata e nascosta, come costante sottinteso. In primo piano l’angelico Franco Branciaroli in vestali a bianca, disponibile, sognante, smanioso di parole, e un diavolesco Carmelo Bene in rosso e nero, mostruoso dilaniatore di sillabe e di atteggiamenti, rivivono tutti soli ambiguamente il mito faustiano. Il Faust elisabettiano di Christopher Marlowe è assunto da Trionfo e dal coautore Lorenzo Salveti solo come base di partenza, e come ossatura portante: lo spettacolo ne prende le situazioni-base per svilupparle a blocchi, col soccorso di molti inserti letterari, come in un tipico burlesque raffinato e parodistico del Settecento inglese. Da Marlowe si attraversano vecchi romanzi gotici o piccola narrativa rosa, si scivola con il determinante apporto della musica frastornante e di colpo interrotta in una serie di citazioni cinematografiche degli anni Cinquanta, o in pose da pittura seicentesca, per ricomporre alla fine una visione critica. Il patto col diavolo segue i modi di un’iniziazione omosessuale e si realizza con un gran bacio, mentre dagli amplificatori esplode il Sanctus rossiniano. La recitazione passa dagli spunti eroici o melodrammatici a cliché rivistaioli, con Faust che funge da presentatore o Mefistofele che si fa ciarlatano da fiera. I due splendidi attori incarnano anche i personaggi delle loro fantasie, senza mai aiutarsi col travestimento, né uscire dal contesto di una convenzione borghese: ed è così che dalla loro vicenda rotolano con sempre maggiore frequenza a confondersi con gli eroi romantici e le eroine di Cime tempestose. Immersi nella dimensione del gioco, si scambiano di ruolo, perdono di identità, e il grande spettacolo che ci restituisce, con la mediazione di Carmelo Bene, un Trionfo regista duro e essenziale, scatenato e magico, finisce col raccontare non una dannazione, ma la tragedia dell’impossibilità a uscire dalla propria camera da letto, a realizzare un contatto qualsiasi con la realtà. »

(Franco Quadri, recensione di Faust-Marlowe-Burlesque del 6 aprile 1976, in Franco Quadri, La politica del regista (Il Teatro 1967-1979), Milano, Edizioni Il Formichiere, 1980)

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