mercoledì, 18 ottobre 2017

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Don X, figlio di Zorro – Cineromanzo di Franco De Garionne tratto dal film “Don Q – Son of Zorro” (Stati Uniti, 1925) con Douglas Fairbanks, in “Le Grandi Films”, n. 11

Don X, figlio di Zorro – Cineromanzo di Franco De Garionne tratto dal film “Don Q – Son of Zorro” (Stati Uniti, 1925) con Douglas Fairbanks, in “Le Grandi Films”, n. 11

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Autore:  Franco De Garionne

Tipologia:  Romanzo derivato da sceneggiatura

Film di riferimento:  "Don Q - Son of Zorro"(Stati Uniti, 1925) di Donald Crisp. Prodotto da Douglas Fairbanks. Sceneggiatura di Jack Cunningham e Lotta Woods, dal romanzo "Don Q's Love Story" di Kate e Hesketh Prichard. Fotografia di Henry Sharp. Costumi di Paul Burns. Con Douglas Fairbanks, Mary Astor, Jack McDonald, Donald Crisp, Stella De Lanti, Warner Oland, Jean Hersholt, Albert MacQuarrie, Lottie Pickford, Charles Stevens, Tote Du Crow

Editore:  "Gloriosa" Casa Editrice - Edizioni Vitagliano, Collana "Le Grandi Films", n. 11

Origine:  Milano

Anno:  1927 (?)

Caratteristiche:  Brossura illustrata da una fotografia di scena virata a colori del film "Don Q - Son of Zorro" di Donald Crisp e con Douglas Fairbanks

Edizione:  Prima italiana

Pagine:  64

Dimensioni:  cm. 24 x 17

Note: 

Prima e unica edizione del cineromanzo di Franco De Garionne Don X, il figlio di Zorro, tratto dalla sceneggiatura di Don Q – Son of Zorro (Stati Uniti, 1925). Si tratta della novellizzazione italiana del film muto prodotto e interpretato da Douglas Fairbanks come sequel del celeberrimo The Mark of Zorro (1920) di Fred Niblo, con lo stesso Fairbanks anche in quella occasione protagonista (nei panni di Zorro) e produttore.

La regia di Don Q – Son of Zorro (tradotto in Italia col titolo Don X) fu affidata a Donald Crisp, rinomato attore e regista di origine anglosassone, ex assistente di David W.Griffith e qui interprete di Don Sebastian, perfido antagonista dell’eroico Don Q incarnato da Fairbanks, al cui fianco appare, nel ruolo della bella Dolores, la diva Mary Astor.

Il cineromanzo di De Garionne è il n.11 della collana «Le Grandi Films», pubblicata dalla “Gloriosa” Casa Editrice delle Edizioni Vitagliano di Milano, come supplemento al numero 35 della rivista Cine-Cinema. Il fascicolo, privo di illustrazioni, non ha datazione: probabilmente uscì nel 1927 contemporaneamente alla distribuzione italiana del film, di cui esibisce in copertina una fotografia di scena ritoccata e a colori (con Fairbanks e la Astor).

« (…) Le novellizzzioni – come le critiche, i trailers, i manifesti, eccetera – possono essere considerate dei paratesti cinematografici che anticipano, accompagnano e seguono l’uscita del film e puntano a creare un rapporto stretto con lo spettatore per orientare la lettura del film stesso. In generale possiamo dire che le novelle, rispetto alla critica specialistica, accolgono maggiormente al proprio interno i punti di vista e gli stereotipi più radicati della maggior parte degli spettatori, contribuendo nello stesso tempo alla loro diffusione e affermazione nel contesto sociale.

Riguardo alle novellizzazioni dei film in Italia, si può dire come esse appaiano una pratica molto diffusa che inizia già, sia pure sporadicamente, negli anni Dieci e che a partire dagli anni Venti si afferma definitivamente come un vero e proprio genere letterario, con la pubblicazione di collane di libri e di riviste dedicate quasi esclusivamente alle novelizations: si pensi, ad esempio, al caso della rivista Il Romanzo film (1920) diretta da Lucio D’Ambra. Molto attiva in questo campo è la casa editrice milanese “Gloriosa” – Vitagliano che nel 1926 pubblica il quindicinale Le Grandi Films: ogni numero è dedicato alla trasposizione letteraria di un film. Nel 1927 il medesimo editore inaugura una collana di libri dal titolo Romanzo-Film. Si tratta di volumi costituiti da un numero di pagine compreso tra 120 e 150, di formato tascabile, stampati su carta da macero, contenenti anche una decina di fotografie di scene del film e dal costo contenuto di quattro lire. Tra i titoli si trovano pellicole americane di grande successo come Notte nuziale ( A Sainted Devil, J. Henabery, 1924) e Il figlio dello sceicco (The Son of the Sheik, G.Fitzmaurice, 1926) con Rodolfo Valentino e due film di King Vidor, La grande parata (The Big Parade) e La folla (The Crowd), pubblicati rispettivamente nel 1927 e nel 1928 in concomitanza con l’uscita dei due lavori nelle sale italiane. »

(Raffaele De Berti, in Il racconto del film. La novellizzazione: dal catalogo al trailer, a cura di Alice Auteliano e Valentina Re, Dipartimento di Storia e Tutela dei Beni Culturali, Università di Udine, DAMS/Gorizia, Edizioni Forum, 2006)

 

 

Sinossi: 

Figlio del grande Don Diego de la Vega (alias Zorro), l’aristocratico Cesar arriva in Spagna dalla California per seguire le orme del padre. Mentre sta mostrando agli amici la sua notevole abilità con la frusta, egli colpisce il cappello di Don Sebastian di Cordoba, colonnello delle guardie della regina. Cesar prova a scusarsi con lui, ma Don Sebastian lo sfida a un duello che viene interrotto dall’irruzione in campo di un toro in fuga. Inciampato nella cintura della propria spada, Don Sebastian sta per essere incornato dal toro e viene salvato dal suo rivale, il quale vince la contesa e viene portato in trionfo.  

Tutta la scena è stata osservata dalla Regina Isabella e dal suo ospite, l’Arciduca austriaco Paul. Entrambi sono presi dallo stesso entusiasmo manifestato dal popolo, e accettano la proposta di Don Fabrique Borusta che si offre di portare Cesar, l’uomo della frusta, al palazzo di Sua Maestà.  

Nel parco regale, Cesar incontra Dolores, incantevole figlia diciottenne  di un vecchio amico del padre, il generale de Muro. La ragazza sta posando per una scultura e Cesar se ne innamora perdutamente. Ma anche Don Sebastian, di umili origini, subisce il fascino della bella Dolores ed è determinato a conquistarne i favori insieme alla ricca dote .

Il gioviale Arciduca Paul prende in simpatia Cesar e lo invita a fare un giro in città con lui. Don Sebastian li segue come loro “governante”, nonostante l’evidente avversione dell’Arciduca nei suoi confronti.

Ubriacatosi durante una serata allegra in una popolare sala da ballo, l’Arciduca offende i clienti del posto e flirta con una danzatrice, provocando così una rissa con dei pericolosi malviventi. Don Sebastian mette in salvo l’Arciduca e fa in modo che Cesar resti in balia dei tagliagole.  

Nella carrozza che li conduce lontano dal ruolo della rissa, Don Sebastian rivela all’Arciduca di avere un appuntamento con Dolores. Egli è convinto di avere campo libero dopo aver lasciato il rivale Cesar ad affrontare quel letale gruppo di feroci aggressori. L’Arciduca si offre di accompagnarlo a casa del generale de Muro al quale Don Sebastian vuole chiedere la mano della figlia.

I due arrivano nella sontuosa abitazione del generale. Mentre Don Sebastian s’intrattiene col padrone di casa, l’Arciduca si abbandona all’alcol e nota che Dolores è impegnata a farsi corteggiare da Cesar che, dopo essere fuggito incolume dalla sala da ballo, le dedica una serenata. La ragazza mostra di ricambiare la passione del suo spasimante e l’Arciduca se ne compiace.

Da bravo arrivista pronto a tutto, Don Fabrique Borusta prosegue la sua disinvolta scalata sociale. Con un escamotage s’intrufola al Gran Ballo dell’Arciduca, là dove Cesar e Don Sebastian tentano di conquistare i favori di Dolores. L’Arciduca corteggia la ragazza provocando la gelosia di Cesar, che poi rassicura invitando Don Sebastian in un’altra stanza per una partita a carte. E così Cesar può dedicarsi alla sua amata, prima invitandola a ballare e poi conducendola in un balcone per un bacio ardente al chiaro di luna.    

A spiare il compromettente abbraccio della coppia c’è il perverso Don Fabrique. L’arrivo del generale interrompe l’idillio: l’uomo riconosce Cesar ed è pronto a dare la sua benedizione per il fidanzamento dei due amanti.

Intanto, nella sala da gioco, l’Arciduca si diverte a provocare Don Sebastian con pesanti allusioni alla sua sfortuna in amore. L’affondo arriva poi da Don Fabrique che dichiara di aver assistito al bacio tra Cesar e Dolores, segno inequivocabile delle loro imminenti nozze. L’Arciduca convoca Cesar per congratularsi con lui, ma il figlio di Don Diego de la Vega si mostra offeso dal pettegolezzo di Don Fabrique e chiede all’Arciduca il permesso di cacciare l’intrigante arrivista. L’Arciduca acconsente divertito e Cesar trascina fuori dalla stanza Don Fabrique tirandolo per il naso. 

L’Arciduca continua a schernire Don Sebastian, umiliandolo sulla sua mancata relazione con Dolores, fino a provocare una reazione inconsulta. Accecato dall’ira, Don Sebastian trafigge l’Arciduca con la spada, e si nasconde quando Cesar rientra dopo aver sentito il trambusto. Don Sebastian stordisce Cesar con un pesante candeliere, intenzionato ad accusarlo del delitto, e poi fugge. Ma l’Arciduca non è ancora morto e, con le sue ultime energie, scrive su una carta da gioco il nome del suo assassino. 

Rientrato nella stanza mentre Cesar è ancora svenuto, Don Fabrique si accorge della carta e la nasconde. Poi ricatta Don Sebastian chiedendogli, in cambio del suo silenzio, la nomina a Governatore. Entrambi assistono all’arresto di Cesar, accusato dell’omicidio dell’Arciduca austriaco. Per evitare un incidente diplomatico, la condanna a morte del colpevole dev’essere immediatamente eseguita. Ma al momento dell’esecuzione, il generale de Muro offre a Cesar una soluzione onorevole: egli potrà sfuggire al plotone di esecuzione procurandosi da solo la morte con un pugnale. Cesar finge di pugnalare se stesso e cade nell’acqua del fossato sotto il castello.

Sono passati alcuni mesi, e Cesar si nasconde tra le rovine del vecchio castello di famiglia, il luogo dove è nata la leggenda di Zorro. Per celare la sua identità si traveste da Don Q, memore delle gesta paterne. Nel frattempo, Don Fabrique è diventato Governatore, assumendo il vecchio servo di Cesar, Robledo, insieme a Lola, e continuando a ricattare il suo “amico” Don Sebastian che la disperata Dolores, dopo un lungo periodo di lutto per il suo amato creduto morto, si è convinta a sposare.  

Ma al momento della firma del contratto di matrimonio, Cesar riappare agli occhi della sua amata: è vivo! Per l’erede di Don Diego de la Vega viene immediatamente emanato un ordine di arresto da parte della Regina. L’incarico della sua cattura è affidato al truce poliziotto Matsado, un colonnello privo di un occhio.

Più gli avvenimenti precipitano, più Cesar si mostra pronto alla lotta. Il suo motto è: «A vincere senza pericolo si trionfa senza gloria». E così, egli tenta di prevenire le mosse di Matsado. Mascherandosi da Don Q, lo scova nell’osteria che è solito frequentare. Si siede al suo tavolo, discute amabilmente con lui e, quando Matsado nota la sua frusta e sospetta di trovarsi di fronte alla propria preda, Cesar si fa inseguire. Quando atterra il suo persecutore, egli poi lo lega per rubargli l’uniforme e l’identità.      

Tornato in città travestito da Matsado, Cesar si reca al palazzo del governatore Don Fabrique. Qui finge di dover interrogare i suoi servi, accusandoli di complicità nei confronti del fuggiasco, e comincia a seviziare il vecchio e fedele Robledo. A lui Cesar si rivela, coinvolgendolo in un piano: Don Fabrique dev’essere condotto alle rovine del castello con il pretesto di trovare il fuggiasco.

Una volta arrivati alle rovine del castello di Zorro, Cesar svela la propria identità a un terrorizzato Don Fabrique. Ma quando questi sta per tirare fuori la prova del suo vile tradimento, la carta da gioco che lo accusa del delitto, giungono Don Sebastian e il vero Matsado. Questi, dopo essersi liberato, si è fatto rivelare da Robledo il nascondiglio di Cesar.

In un finale turbinoso, Cesar affronta come Don Q i suoi rivali e gli altri militari accorsi contro di lui. Si difende bene con la sua spada, facendosi inseguire nel labirinto del castello di famiglia, pieno di cave segrete e di trabocchetti. D’improvviso, però, Cesar si ritrova a fianco un alleato mascherato la cui lama imprime sulla fronte delle vittime il marchio sanguinante di una Z.

Si tratta di Zorro, suo padre, arrivato in suo soccorso dalla California fino alla Spagna. La battaglia si accende ulteriormente e le due diaboliche “volpi”, ora riunite, menano fatali fendenti ai loro avversari.

Quando il vecchio Zorro, ormai esausto, agguanta Don Fabrique, arriva in quel luogo il generale de Muro e, insieme a lui, la moglie e la figlia Lola. I due vecchi amici si riabbracciano, e il generale avverte Zorro del grave delitto di cui il figlio Cesar è accusato.

Dal canto suo Cesar, dopo aver neutralizzato alcune guardie, ha costretto Don Sebastian a rifugiarsi in un fossato del castello e, con l’aiuto di Bernardo, l’anziano servo del padre che gli ha insegnato a usare la frusta, lo imprigiona in quella trappola.

La battaglia è finita. Con un abile gioco di prestidigitazione, e utilizzando il proprio leggendario mantello, Zorro tira fuori dalla tasca di Don Fabrique la carta da gioco che scagiona il figlio per il delitto dell’Arciduca. Il generale de Muro è ben felice di ordinare al colonnello Matsado l’arresto di Don Sebastian, colpevole dell’omicidio.

Tutti si chiedono dove sia finito Cesar travestito da Don Q. Anche lui è intento nello stesso gioco di prestidigitazione del padre: e quando il suo mantello si apre, compare l’amata Dolores tra le sue braccia. Il loro sogno d’amore si è trasformato in realtà.

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