giovedì, 13 dicembre 2018

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Don Giovanni Tenorio di Zorrilla – Regia di Umberto Cantone

Don Giovanni Tenorio di Zorrilla – Regia di Umberto Cantone

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Tipologia:  Spettacolo

Di:  José Zorrilla y Moral

Regia:  Umberto Cantone

Location:  Teatro Bellini, Palermo

Data/e:  marzo 2003, 23 marzo - 25 aprile 2004

Produzione:  Teatro Biondo Stabile di Palermo

Cast:  STAGIONE 2002-2003: Franco Scaldati, Antonio Silvia, Filippo Luna, Alfonso Veneroso, Aurora Falcone, Gabriele Zummo, Antonio Raffaele Addamo, Elio Caccamo, Ludovico Vitrano, Fabrizio Romano, Gaetano Sciortino, Valentina D'Agostino, Elena Pistillo, Caterina Marcianò, Giuseppe Provinzano, Danila Laguardia, Emilie Brouchon / STAGIONE 2003-2004: Franco Scaldati, Antonio Silvia, Filippo Luna, Alfonso Veneroso, Aurora Falcone, Gabriele Zummo, Rinaldo Clementi, Elio Caccamo, Roland Litrico, Emilie Brouchon, Fabrizio Romano, Diego Gueci, Valentina D'Agostino, Laura Geraci, Stefania Blandeburgo, Giuseppe Provinzano, Danila Laguardia, Giada Rabbiano

Scene:  Gerardo Sineri

Note: 

Traduzione e adattamento: Enrico Groppali

Luci: Franco Caruso

Fonica e allestimento sonoro: Sergio Beghi, Pippo Alterno

Direttore di scena: Luca D’Angelo

Direttore dell’allestimento scenico: Pippo Spicuzza

Scenografo realizzatore: Agostino Di Trapani

Foto di scena: Nino Annaloro, Tommaso Le Pera

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DON GIOVANNI S’E’ PENTITO di Antonio Audino (Il Sole 24 ore, 4 aprile 2004)

“E Don Giovanni alla fine si pentì. Ci sono voluti diversi secoli affinché il libertino burlatore, ateista si piegasse in ginocchio chiedendo perdono. Così, solo dopo infinite metamorfosi, nel 1884, ridisegnato dalla penna del drammaturgo spagnolo José Zorrilla y Moral, lo scettico hidalgo cede al desiderio di redenzione. (…) Ora quest’opera arriva per la prima volta in Italia grazie alla messa in scena di Umberto Cantone nello spazio scarno e suggestivo del Teatro Bellini di Palermo, anch’esso uno spettro di teatro all’italiana con i palchi, scarnificato fino a mostrare solo il suo scheletro di cemento. (…) Così la partecipe e appassionata trascrizione scenica tiene d’occhio più prospettive, con momenti di turbinoso movimento della pedana collocata al centro della sala, mentre più intense appaiono certe fughe di immagini sul palcoscenico di fondo evocazione metafisica di più ascetiche lontananze, come case di fanciulle e conventi. Di immediata suggestione resta l’apparizione del poeta e attore Franco Scaldati, con la sua voce arrochita e la coloritura siciliana del suo accenno, nei panni del Commendatore, ma c’è anche un bel gruppo d’interpreti, con alcuni giovani usciti dalla scuola dello Stabile di Palermo, in linea con l’energica lettura del regista. (…)”

 

 

NOTE DI REGIA di Umberto Cantone

Non è solamente il conclusivo coup de théâtre che propone Don Giovanni penitente e invasato d’amore per quella Inés che è capace di salvarlo dall’inferno, e nemmeno il gioco speculare che lo costringe ad  assistere al proprio funerale, a fare del Don Giovanni Tenorio di Zorrilla un prezioso marchingegno scenico.

È specialmente l’abile costruzione drammaturgica, aperta all’ascolto di Shakespeare, a rimarcare il senso della forza non soltanto romantica di questo auto sacramental assai popolare in Spagna, dove viene rappresentato ogni anno in occasione della Festa dei Morti.

In questa variazione del celebre mito, la tragica figura del libertino – ispirata alla truce leggenda di Don Giovanni di Maraña, su cui si esercitarono sia Mérimée che Dumas padre – è pura energia che s’incarna nella figura del seduttore che domina vitalisticamente la scena, prima dell’episodio della sua redenzione, amando ed uccidendo con la determinazione di un giocatore perverso, votato alla scommessa estrema, e di un funambolo sull’orlo dell’abisso.

Nell’ultimo suo atto, immerso in un’atmosfera decadente e cimiteriale, il testo di Zorrilla si offre, da un lato, come esemplare sintesi di sturm und drang e, dall’altro, come meditato catalogo di suggestioni teatrali, privo di orpelli letterari e pronto ad un’interpretazione che ne esalti i colori e le varianti.

A Pietro Carriglio che, da maestro ad allievo, me l’ha proposto con affetto, io non posso che dire grazie. Spettacoli come questo costringono ad un confronto serrato ed avvincente con l’aspetto più artigianale e segreto del nostro mestiere.

Attraverso l’esperienza laboratoriale condotta con allievi ed ex allievi della scuola di teatro dello Stabile, con l’apporto ispirato di Franco Scaldati e la generosa adesione di questa felice compagnia di giovani attori, il nostro progetto di messa in scena tende a restituire il respiro felice di questa parabola del libertino redento.

Nell’utilizzare le belle occasioni di spazialità prospettica del Teatro Bellini, svariate sono le suggestioni che ci hanno condotto a recuperare, guidati dalle sulfuree sonorità di certo Wagner, i luoghi  della tradizione dongiovannesca, dal recupero dei ritmi di Molière e delle tonalità poetiche di Byron, fino alla lezione di Giovanni Macchia e del suo celebre parallelo con Manzoni.

Il nostro resta un esercizio sulla irresistibile forza dell’illusion comique quella che invita festosamente il pubblico a nutrirsi delle ombre, delle luci e di tutti quegli elementi capaci di rendere concreti e attuali i “convitati di pietra”.

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Stagione 2003 – 2004

Stagione 2002 – 2003