lunedì, 21 agosto 2017

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“Assassina” di Franco Scaldati

“Assassina” di Franco Scaldati

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Tipologia:  Commedia in un atto

Di:  Franco Scaldati

Regia:  Umberto Cantone

Location:  Spazio Tre Navate - Cantieri Culturali alla Zisa (Palermo), Teatro Garibaldi di Palermo, Teatro Comunale di Noto Tina Di Lorenzo (Siracusa)

Data/e:  31 ottobre 2014, 27-28 dicembre 2014, 20 marzo 2015

Produzione:  Teatro Biondo Stabile di Palermo

Cast:  Melino Imparato, Serena Barone, Aurora Falcone, Salvatore Pizzillo, Vito Savalli

Costumi:  Elisabetta Giacone

Scene:  Elisabetta Giacone

Note: 

“ASSASSINA” È UNA GEMMA CHE RESTITUISCE TUTTO SCALDATI di Guido Valdini (La Repubblica, ed. Palermo – 2 novembre 2014)

Nella vicenda di due poveracci che abitano lo stesso tetto senza sapere l’uno dell’altro, fino a quando l’incontro non determina un esilarante corto circuito, c’è un compendio del teatro di Franco Scaldati: la poesia del sottosuolo, il labirinto dei fantasmi, la realtà sconfinante nel sogno, l’innocenza, la beffa e la morte. Merito della Compagnia Scaldati avere riproposto Assassina – nell’ambito di un progetto di Giuseppe Marsala dedicato al drammaturgo scomparso  ̶  in una messa in scena, curata da Umberto Cantone, che ha restituito gli umori dell’autore con affettuosa delicatezza e lucida misura.

In un anfratto che rigurgita di oggetti concreti e immaginari (scena di Elisabetta Giacone), si muovono le ombre di carne di Omino e Vecchina, rispettivamente Serena Barone e Melino Imparato in un gustoso gioco en travesti, due attori magnifici nel ritmo musicale scaldatiano che interpretano con rabbia, stupore, tenerezza. Al loro fianco, ombre di un arcano, Aurora Falcone, Totò Pizzillo e Vito Savalli. Una gemma, applauditissima.

 

« Parliamo di uno spettacolo importante per diversi motivi, parliamo di “Assassina”: il lavoro della Compagnia Scaldati che s’è visto a Noto al Teatro Comunale “Tina Di Lorenzo”, venerdì scorso 20 marzo, nel contesto della rassegna di teatro contemporaneo “Esplora”. In scena con Melino Imparato (che della compagnia, dopo la scomparsa del grande drammaturgo, è un po’ guida e capocomico) Serena Barone, Aurora Falcone, Salvatore Pizzillo, Vito Savalli, la regia è di Umberto Cantone. Prossima occasione per vederlo: il 22 maggio a Villafrati vicino a Palermo. Perché uno spettacolo importante? Perché è uno spettacolo pulito, lineare nella scrittura scenica, capace di rievocare tutti gli odori, i suoni, le parole, i colori, le ombre, i fantasmi e i misteri che promanano dalla scrittura del poeta dei quartieri di Palermo. E non è poco, perché se è ormai pacifico per tutti il giudizio sulla grandezza artistica di Franco Scaldati drammaturgo e teatrante tout court, resta dubbia la possibilità che altri artisti (data la visceralità con cui Scaldati costruiva e interpretava i suoi testi) possano realizzare spettacoli che, autonomamente da lui, possano avere valore d’arte. Certo, in questo caso ci si trova in presenza di artisti che per anni sono stati vicini a Scaldati, hanno lavorato con lui e che del suo teatro conoscono ogni umore, ogni segreto, ma evidentemente la scommessa resta intera e non c’è dubbio che in questo spettacolo sia stata vinta. Due figure, una vecchina e un omino, vivono da anni la loro povera quotidianità nello stesso buio tugurio piantato in un antico quartiere di Palermo senza mai essersi incontrate, senza nemmeno sapere l’una dell’altra. Hanno condiviso tutto (persino gli animali domestici) e tuttavia sono restati totalmente estranei l’uno all’altra. E però l’incontro è ineluttabile e sorprendente: ne scaturisce una situazione surreale, ma tipicamente e magnificamente teatrale, una situazione che consente il dispiegarsi di un confronto serrato che, sovrapponendo e confondendo i piani di realtà e sogno, identità e alterità, giovinezza e vecchiaia, vita e morte, tocca ogni tonalità della comicità e di quel particolarissimo grottesco che è la cifra più tipica di Scaldati. Perché il titolo “Assassina”? ci si chiede ovviamente a fine spettacolo, dato che esso resta sospeso e nulla sembra darne ragione: «Forse è la vita ad essere assassina – spiega Melino Imparato –, assassina di sogni, di illusioni e di gioie grandi e piccole, assassina di se stessa». »

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