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Savarese, elogio del regionalismo letterario

Savarese, elogio del regionalismo letterario

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Tipologia:  Articolo

Testata:  La Repubblica, ed. Palermo

Data/e:  16 novembre 2014

Autore:  Umberto Cantone

Articolo: 

Un ossessivo, appassionato indagatore di ombre: ecco chi era Nino Savarese. Ogni volta che si leggono le sue prosciugate prose poetiche, o le sue vivide escursioni negli anfratti più segreti della Storia, o le sue visitazioni fantastico-satiriche, a risaltare è quel traumatico dissidio tra ragione e fantasia delle cui chiaroscurate, settecentesche suggestioni sembrano essersi nutriti i migliori scrittori di Sicilia, e primo tra tutti Sciascia.

Non è un caso che uno dei libri più rivelatori di Savarese (1882-1945), ennese ruvido e appartato, trasferitosi nella Roma capitale culturale del Novecento, s’intitoli Ricerca di un’ombra, galleria di divagazioni che svelano le seducenti increspature della sua scrittura frammentaria messasi in ascolto degli echi più fatati e allegorici del paesaggio siciliano, generatore di miti.

La stessa qualità anima le sue Novelle d’ogni sorta così come le Favole drammatiche, le sue tante “cronachette” e l’acido romanzo, degno di un Palazzeschi, Gatteria. Nuova stranissima storia di un principe gattesco.

Di tutta la folta produzione di Savarese sono oggi ricercate dai bibliofili le prime edizioni della napoletana Pierro (le Novelle dell’oro) e della romana “Novissima” (i 5 racconti autobiografici di L’altipiano).

Ma è un’altra perla a illuminarci sul suo sorprendente talento di saggista: l’introvabile raccolta Sul romanzo italiano, pubblicata il 6 dicembre del 1938 dalle Edizioni Remo Sandron di Palermo.

Si tratta di 4 smilze “noterelle” che tracciano acuti giudizi critici sul “metodo romanzesco”, declinato in una prospettiva storica e con riferimenti alla contemporaneità.

Un suo brillante capitolo rileva come il “narratore mediocre non sia altro che un maldicente”, quando si perde in arbitrari e artificiosi simbolismi. Un altro analizza la genesi del “personaggio nell’arte narrativa”, mentre il ricorso al “regionalismo e al folklore” s’individua come una fondamentale “sorgente d’ispirazione” del “nuovo” romanzo italiano (in aperta opposizione all’imperante estetica fascista). Un affondo è poi riservato all’insistita oscurità di certi letterati alla moda: un formalismo, un decorativismo, un’affettazione che Savarese non esita a deprecare in pagine assai vibranti che s’impongono come una personale dichiarazione di stile. E questo per ribadire quel principio al quale uno scrittore d’ombre deve riferirsi, che ogni “pregnante oscurità è sempre rivelata dalla grande luce”.

Una lezione di chiarezza che anche i più ombrosi capolavori delle arti ci hanno da sempre tramandato.

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