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Quando Joppolo ispirò un fiasco di Godard

Quando Joppolo ispirò un fiasco di Godard

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Tipologia:  Articolo

Testata:  La Repubblica, ed. Palermo

Data/e:  15 gennaio 2017

Autore:  Umberto Cantone

Articolo: 

È a Roberto Rossellini che dobbiamo quello che un arcigno recensore di Le Monde definì “il film più irritante”di Jean-Luc Godard. Tutto cominciò nel maggio del 1962 quando, durante uno dei suoi frequentatissimi convivi al parigino Hotel Raphael, il demiurgo del Neorealismo convinse l’estroso discepolo della Nouvelle Vague a portare sullo schermo una pièce siculo-espressionista, I Carabinieri, scritta a più riprese (dal ’45 in poi) dal versatile e appartato drammaturgo di Patti Beniamino Joppolo, valutato più in Francia (dove si era trasferito nel 1954) che in patria. Per Rossellini, disponibile persino a concedere al giovane collega il proprio contributo come soggettista, quella era la proposta di un ideale sodalizio registico, dato che egli avrebbe allestito di lì a poco (il 28 giugno) lo stesso testo al Festival dei Due Mondi di Spoleto con le scene di Renato Guttuso e  l’interpretazione di Turi Ferro e Pupella Maggio. C’è da dire che lo spettacolo italiano fu un insuccesso quanto il film francese e venne presto dimenticato da pubblico e critica (come ingiustamente accadde al resto della produzione joppoliana). Per tale motivo si può considerare una perla questo Les Carabiniers pubblicato in Dvd nella collana Rarovideo, dato pure che la pellicola godardiana è rimasta invisibile in Italia, perché sgradita ai vertici dell’Arma, fin dalla sua uscita nel ’63 (lo stesso anno della morte di Joppolo). Incuriosito dalla biografia di quel letterato siciliano perseguitato dal fascismo che aveva frequentato tutte le arti fin da quando si era spinto sempre più a Nord (a Firenze e Milano prima che a Parigi), Godard utilizzò il suo dramma, senza averlo mai letto interamente,rispettandone la trama ma stravolgendone lo stile. Il risultato è uno sgradevolissimo film di guerra provocatoriamente “mal girato” in omaggio sia allo straniamento di Brecht che al realismo di Rossellini (di cui, peraltro, lo stesso Joppolo volle tessere le lodi in uno dei suoi interventi di quei mesi sulla rivista Filmcritica alla quale collaborava). Ma nonostante l’usura ideoestetica, appare ancora oggi degna di rilettura questa parabola metastorica con al centro gli umili fratelli Lapenna precettati in nome del Re da due carabinieri che li spediscono al fronte promettendo loro le terre conquistate per poi, a guerra perduta, arrestarli (nella pièce) e giustiziarli (nel film) come traditori. Quanto a Godard, quell’insuccesso gli conferì il primato di aver firmato la più “irritante” e sgrammaticata opera antimilitarista della storia del cinema.

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