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Le risse futuriste al Politeama e ai Quattro Canti

Le risse futuriste al Politeama e ai Quattro Canti

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Tipologia:  Articolo

Testata:  La Repubblica, ed. Palermo

Data/e:  10 aprile 2016

Autore:  Umberto Cantone

Articolo: 

Sono passati vent’anni da quando una memorabile mostra napoletana del 1996 ha contribuito a documentare le radici meridionali del movimento futurista, a cominciare dal suo Manifesto originario pubblicato (si scoprì in quell’occasione) a Napoli prima che a Parigi, nel febbraio del 1909. Riguardo poi alla propulsiva funzione che ebbe la Sicilia, avamposto d’ingegni avanguardisti (Varvaro, i coniugi Corona, Lo Jacono, Florio) durante l’inizio dell’ebollizione marinettiana, ne offre ampia documentazione l’encomiabile lavoro storico-critico compiuto dalla studiosa palermitana Anna Maria Ruta.

Va detto che tra i tanti libri sulle prime imprese di quel movimento rimane ancora oggi ricercatissimo “Le serate futuriste”, un vivace e puntuale memoriale scritto da Francesco Cangiullo, pittore e poeta partenopeo sodale di Marinetti: l’edizione originale della Tirrena, datata 1930, è ormai introvabile, mentre la seconda, pure non comune, risale al ’61 per i tipi della Ceschina. Il primo dei suoi capitoli dedicati alla Sicilia rievoca la spericolata tournée del ’13 per la messinscena di “Elettricità” (dal “Puopées Electriques” marinettiano), con folle di scalmanati in visibilio al messinese Teatro Mastroeni, mentre ai più disorientati spettatori del Sangiorgi di Catania spettò lo scandalo attizzato da una geniale trovata promozionale: preso atto del ritardo con il quale, alla vigilia della “prima”, la tipografia intendeva stampare la réclame,venne in mente allo stesso Cangiullo di caricare in auto, dopo averli sottratti al torchio, pilastri di carta velina rossa intonsi e di “sventagliarli” in giro per la città, come eloquente marchio “muto” dello spettacolo.

Fu peraltro in quella occasione che il gruppo di Marinetti incrociò l’anziano Verga, lusingandolo a tal punto da spingerlo a un allusivo «Se avessi vent’anni di meno sarei dei vostri». C’è poi il capitolo dei tafferugli al Politeama di Palermo, con Marinetti in persona pronto a inveire contro uno stuolo di spettatori inferociti (“Siete un teatro d’imbecilli!”), un rissoso crescendo che, dopo lo spettacolo, culminò in una lite al Caffè dei Quattro Canti: una gragnola di pugni e schiaffi col conseguente arresto del futurista palermitano Armando Mazza, difeso in questura dai sodali Tasca di Cutò e Peppino Ardizzone, direttore del “Giornale di Sicilia”. Sorprende, intenerisce e si fa rimpiangere non poco il roboante racconto di quelle remote trincee palermitane nelle “serate record” della novecentesca, autentica battaglia tra Vecchio e Nuovo.

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