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Le mani sulla città – La lezione di storia di Francesco Rosi

Le mani sulla città – La lezione di storia di Francesco Rosi

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Tipologia:  Articolo

Testata:  La Repubblica, ed. Palermo

Data/e:  29 marzo 2015

Autore:  Umberto Cantone

Articolo: 

C’è tutta la vocazione polemicamente maieutica di Franco Maresco nella proposta, da lui condotta e che l’Associazione Lumpen ha siglato, del ciclo di 4 capolavori del regista napoletano Francesco Rosi proiettati, in pregevoli edizioni restaurate, al ritrovato Cinema De Seta dei Cantieri Culturali alla Zisa. C’è l’appassionata difesa di un cinema che non può ridursi a parassita della realtà nell’illustrare le congiunture di certi fenomeni rappresentativi del nostro passato prossimo, ma che invece può e deve far quadrare (anche pedagogicamente, perché no?) i nessi che agganciano quei lontani fatti, la loro natura e cultura, alla cronaca odierna. In tal senso un film come Le mani sulla città, il secondo (dopo Salvatore Giuliano) della rassegna, è assolutamente esemplare. E non è un caso che a commentarne la proiezione (alle 21, ingresso 4 euro) sia stato chiamato Francesco Del Bene, magistrato partenopeo in trincea a Palermo per indagini che concernono trattative stato-mafia vecchie e nuove, la patologia italiana del persistente incrocio tra poteri istituzionali e criminali.

Le mani sulla città riguarda tanto lui, perché è un film del 1963 sul male della sua Napoli, quanto tutti noi, perché è una lezione di storia sbalzata in prospettiva fino al qui e ora, un’indagine antropologica sulla morsa della speculazione edilizia, tra le più letali espressioni della rapacità neocapitalista che ha pianificato il degrado, nel ventre delle città da Sud a Nord, elevandolo a sistema di saccheggio urbanistico e di profitto per le oligarchie politico-imprenditoriali. La metastasi di tanto depredare è in progress sotto i nostri occhi, e non solo nella memoria di quel “sacco” edilizio che, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, gemellò Napoli e Palermo come capitali di marcescente sottosviluppo, accomunando la sindacatura dell’armatore Lauro a quella di Lima e del suo famigerato assessore ai lavori pubblici Ciancimino. Il j’accuse di Rosi anticipò Mani pulite, Gomorra, Cantieropoli e i perversi intrallazzi della nostra attualità giudiziaria, drammatizzando criticamente, attraverso la parabola realista del palazzinaro Nottola, sia l’avvenuto crollo di un caseggiato in costruzione nel ’58, sia lo scandalo politico acceso in quegli anni dall’isolata opposizione di sinistra nei riguardi del comitato d’affari allora imperante al Comune di Napoli. Il primato di Paese in preda a corruzione, intrighi e “inciuci” prezzolati, da allora in poi, non ce lo siamo più scrollati di dosso. Per questo Le mani sulla città, insieme alle altre perle di Rosi proposte da Maresco (Il caso Mattei e Lucky Luciano), meriterebbe di essere adottato nei programmi scolastici, come un classico ammonitorio che, più di tanti sociologismi, ci dice tutto della degradazione civile e politica in cui siamo ancora impantanati.

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