sabato, 12 giugno 2021

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Il cattivo tenente (Bad Lieutenant) di Abel Ferrara – Dvd RaroVideo

Il cattivo tenente (Bad Lieutenant) di Abel Ferrara – Dvd RaroVideo

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Regia:  Abel Ferrara

Genere:  Drammatico, Noir

Origine:  Stati Uniti

Anno:  1992

Da vedere:  * * * *

Sceneggiatura:  Abel Ferrara, Zoe Lund, Victor Argo, Paul Calderon

Cast:  Harvey Keitel, Victor Argo, Paul Calderone, Leonard L.Thomas, Zoe Tamerlis, Robin Burrows, Frankie Thorn, Fernando Velez, Joseph Michael Cruz, Anthony Ruggiero, Vincent Laresca, Victoria Bastell, Paul Hipp, Nicholas Decegli

Formato:  Dvd Disc. Video: 16:9 - 1,78:1 anamorfico / audio Dolby Digital 2.0

Edizione:  Prima italiana in Dvd della RaroVideo con Booklet di 12 pagine illustrate a colori a cura di Boris Sollazzo

Casa di produzione:  RaroVideo / Minerva Pictures / Univideo, 2013

Lingua:  Inglese, Italiano

Numero copie:  1

Durata:  98 minuti + 34 minuti di Contenuti Extra

Sottotitoli:  Italiano

Direttore della fotografia:  Ken Kelsch

Musiche:  Joe Delia

Colore/BN:  Colore

Note: 

Edizione della RaroVideo di Bad Lieutenant (1992) di Abel Ferrara. Curata dal critico cinematografico Boris Sollazzo questa pregevole edizione digitalizzata (ottima la qualità audio/video) offre come allegato un booklet di 12 pagine illustrate da 7 fotografie di scena a colori e dal poster del film che ospitano tre ampi scritti dello stesso Sollazzo dedicati al film e alla figura del suo autore (I duri hanno due cuori Abel, il Caino del cinema La ballata del cattivo tenente). I contenuti extra presentano it all happens hereil making of  in tre capitoli di Bad Lieutenant.

Sinossi: 

”  (…) Il cattivo tenente è il film per cui Martin Scorsese ha detto “avrei voluto che L’ultima tentazione di Cristo gli somigliasse. E’ uno dei più grandi film sulla redenzione mai fatti”. Ha ragione zio Marty, il primo capitolo della trilogia del peccato ferrariana è l’essenza stessa del sentimento cristiano del perdono, ma narrato nella sua accezione più imperfetta e umana. Anche per questo senza Harvey Keitel non si sarebbe potuta raccontare questa parabola nera e noir di un poliziotto corrotto, infame, iracondo, lascivo, vizioso, patetico e patologico. E allo stesso tempo terribilmente sensibile, disperato, solo. C’è una pasoliniana ricerca del sacro nel blasfemo in lui, una destrutturazione fassbinderiana dell’animo, Ferrara vuole arrivare in Paradiso nuotando nel fango. Il cattivo tenente è una storia simbolica e allo stesso tempo iperrealista, la New York brutta, sporca e cattiva di cui lui è indiscutibilmente il re, è qui fotografata nelle sue notti infami. E Keitel, incredibilmente trascurato all’ oscar per la sua interpretazione clamorosa, è un (anti) Cristo violato dalle proprie stesse colpe, dalle sue perversioni, dalla sua presunzione. Proprio come Ferrara. Il regista ci fa vedere la violenza carnale su una suora e il suo protagonista litigare con Dio – un Gesù sceso dalla croce -, che insulta in ginocchio, urlando per poi regalargli un atto di fede. Un’immagine che si unisce in una blasfema e potentissim spiritualità a quella del tenente ubriaco, nudo, che allarga le braccia, crocifisso da se stesso. Quella figura patetica e allo stesso deflagrante, è il tributo religioso dell’anarchico e dissacrante regista a un mondo che si credeva in salute – siamo agli inizi dei bugiardissimi anni ’90 – e che lui sputtana, denuda, mostra in tutta la sua debolezza. A un Dio che non si sa dov’è finito, come dice Harvey, ma che lui non ha mai abbandonato, pur avendolo sempre provocato con la sua condotta, con la sua rabbia, con i suoi misfatti. Cannes, che lo prese, forse con un pizzico di vigliaccheria, solo nel Certain Regard, lo accolse nel 1992 (anno de Le iene di Tarantino, per altro), ma da outsider. Capì subito di avere davanti un (cattivo) maestro , ma non capì che come il suo tenente, non era poi così cattivo. Abel era il San Pietro che tradisce il suo Signore, il San Paolo che trova la luce dopo anni di buio e nichilistica prevaricazione degli altri. Keitel fa lo stesso, brutalizzando – senza toccarle – due ragazze, oppure amando con disperata passione, abusando del proprio ruolo per soddisfare sesso, droga e gioco d’azzardo che gli scorrono nelle vene e poi interpretandone un altro, alla fine, in cui si (tra)veste da Dio e percorre la strada più difficile, quella che fa più male. (…) ”

(da I duri hanno due cuori di Boris Sollazzo, scritto pubblicato nel booklet dell’edizione RaroVideo del film)

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