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Il bacio di Cirano – Cineromanzo di Lucio D’Ambra dal film omonimo (1919) di Carmine Gallone, in “Il Romanzo film”, Anno I, n.1, 7 novembre 1920

Il bacio di Cirano – Cineromanzo di Lucio D’Ambra dal film omonimo (1919) di Carmine Gallone, in “Il Romanzo film”, Anno I, n.1, 7 novembre 1920

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Autore:  Lucio D'Ambra

Tipologia:  Cineromanzo tratto da soggetto in rivista "Il Romanzo film"

Film di riferimento:  Il bacio di Cirano (1919) di Carmine Gallone. Soggetto di Lucio D'Ambra. Fotografia di Emilio Guattari. Con Soava Gallone, Romano Calò, Tatiana Gorka, Luciano Molinari, Ernesto Treves, Umberto Zanuccoli, Renato Piacentini, Diomede Procaccini

Editore:  Edizioni "Nuova Libreria Nazionale"

Origine:  Roma-Milano

Anno:  1920 (7 novembre)

Caratteristiche:  Brossura spillata di colore arancione bruciato con illustrazione riquadrata e fregi (firmata: "Santi"). All'interno 4 illustrazioni fotografiche in bianco e nero di scene del film

Edizione:  Anno I, n.1

Pagine:  40 (8)

Dimensioni:  cm. 24, 5 x 17

Note: 

Numero 1 della prima rivista italiana di cineromanzi, «Il Romanzo Film», periodico quindicinale illustrato, diretto dallo scrittore e regista romano Lucio D’Ambra (pseudonimo di Renato Eduardo Manganella), che presenta «romanzi completi tratti da film celebri». Ed è proprio di Lucio D’Ambra il romanzo di questo primo numero, datato 7 novembre 1920Il bacio di Cirano, tratto dal proprio soggetto per l’omonimo film del 1919, prodotto dalla sua «D’Ambra Film» e diretto da Carmine Gallone.

 

LA RIVISTA

«Il Romanzo film» è stata una rivista quindicinale di cineromanzi, diretta da Lucio D’Ambra,che fu pubblicata da «La Nuova Libreria Nazionale», casa editrice di Roma con sede in via XX Settembre, 11 (in seguito Mondadori). De «Il Romanzo film» uscirono solamente 14 numeri, con regolare frequenza, dal 7 novembre 1920 al 21 maggio 1921. Ogni numero, di circa 50 pagine, ospitava un romanzo completo tratto da un film, suddiviso in brevi capitoli e corredato da poche illustrazioni (riproduzioni di fotografie di scena del film prescelto ognuna delle quali con didascalia il cui testo era tratto dal cineromanzo). La collana presentava titoli adatti a ogni genere di lettore, sebbene l’impianto stilistico dei romanzi avesse per modello il feuilleton tradizionale: c’era il mélo (Il volo degli aironi di Lucio Falena), il mystery (La donna e il cadavere di Augusto Genina), la commedia (L’isola della felicità di Luciano Doria). Gli autori erano letterati e uomini di cinema, e in vari casi lo scrittore del racconto era lo stesso regista o il soggettista del film (come nel caso de Il bacio di Cirano di Lucio D’Ambra, che aveva scritto il  soggetto della pellicola diretta da Carmine Gallone o come Dopo il peccato di Amleto Palermi che ne aveva firmato soggetto e regia). Autore prolifico e popolarissimo negli anni Venti e Trenta, D’Ambra fu uno dei primi letterati italiani a capire l’importanza del medium cinematografico, mettendone a frutto le potenzialità. I cineromanzi che D’Ambra scelse e commissionò per la sua rivista avevano tutti uno stile di scrittura che somigliava al suo, spesso enfatico e retorico, anche se non privo di sfumature psicologiche. «Il Romanzo film» si caratterizzò per la sua grafica curata ed elegante, da rivista letteraria tout court, nel contempo rifacendosi al modello del periodico di cinema tradizionale: ogni numero si apriva con una lettera ( la cui prima pagina veniva riprodotta come autografa) di un’attrice o dello stesso regista del film che ne spiegava il contenuto e l’ispirazione (tra i nomi spiccano quelli, allora popolarissimi, di Soava Gallone, Italia Almirante Manzini, Gaetano Campanile Mancini, Luciano Doria). A conclusione del cineromanzo, nelle ultime pagine, era presente la rubrica fissa di attualità cinematografiche, Cronache della quindicina, curata da Vittorio Malpassuti alla quale si affiancò, a partire dal n.4, uno spazio dedicato alla posta dei lettori intitolato La casa delle chiacchere dove, tra l’altro, ogni fan poteva rivolgersi direttamente ai propri beniamini dello schermo chiedendone indirizzi e informazioni biografiche, oltre che consigli sulle proprie vicissitudini sentimentali.

 

LA BELLEZZA FACILE DEL ROMANZO FILM

di Andrea Meneghelli (Cineteca del Comune di Bologna)

« (…) Il progetto del Romanzo film si distingue nel panorama editoriale per la sua esibita vocazione ad avvicinare la prosa letteraria e il racconto cinematografico. L’abbraccio tra cinema e letteratura è posto in evidenza nella quarta di copertina del primo numero, dove viene illustrato a chiare lettere il principale motivo d’interesse della pubblicazione: “Ogni numero contiene un romanzo completo tratto da uno dei films che hanno il maggiore successo nei nostri teatri cinematografici e scritto dall’autore stesso del film”. Per autore del film occorre intendere lo scrittore dello “scenario”, conformemente alla terminologia allora in uso, anche se in vari casi registriamo la coincidenza tra scrittore e direttore artistico del film. Succede per Lucio d’Ambra, Amleto Palermi, Mario Almirante, Enrico Roma, Augusto Camerini, Luciano Doria, Ugo Falena.

(…) I romanzi del Romanzo film sono romanzi e basta, una trentina abbondante di pagine a caratteri fitti, perfettamente autonome, da leggere senza particolare bisogno di agganciarci alla natura specifica del cinematografo.

(…) Molte delle firme impegnate nel Romanzo film potevano contare su una professionalità letteraria già ampiamente sperimentata. È soprattutto il caso del direttore della rivista, Lucio d’Ambra, il cui nome campeggia in bella vista su tutte le copertine del Romanzo film, con evidenti scopi promozionali, visto che d’Ambra era allora una figura di primo piano nella vita culturale del Paese, oltre che uno degli scrittori più letti.

Ecco, ad esempio, come viene introdotto il romanzo Il bacio di Cirano di d’Ambra nel primo numero della rivista: “Due sono le espressioni dell’arte cinematografica di Lucio d’Ambra, come due sono quella della sua arte letteraria di romanziere e di autore drammatico: la gaia scintillante commedia e il dramma chiuso e profondo, la vita vista di fuori nelle sue grimaces più liete e più argute e la vita sofferta dentro nei suoi più profondi e complessi tormenti. Ma c’è, secondo noi, una terza maniera di Lucio d’Ambra ed è quella che ci sembra essere  più completa e più sua: ed è la fusione di quei due elementi, il riso e il pianto, la smorfia gaia e la smorfia triste, la commedia e il dramma”.

Accanto a d’Ambra, tra gli uomini di lettere avvezzi al cinematografo e coinvolti nella breve avventura del Romanzo film, dobbiamo far cenno alla presenza di Luciano Doria, autore talvolta ascritto alla sfera d’influenza del dambrismo, poeta, novelliere e commediografo, oltre che sceneggiatore e soggettista fecondissimo e regista brillante, Nella “cerchia” dambriana è anche la figura di Enrico Roma, giornalista e romanziere, nonché attore e regista. E aggiungiamo che Gaetano Campanile Mancini, Amleto Palermi e Ugo Falena, prima d’impegnarsi stabilmente nel cinema, si erano applicati alla letteratura.

(…) Nelle rubriche di commento, negli editoriali, nelle riflessioni scritte di personalità che a vario titolo hanno partecipato al film (attrici, attori, scrittori), le dichiarazioni che leggiamo sul Romanzo film sembrano porre l’opera cinematografica e quella letteraria sullo stesso piano interpretativo ed estetico, dove la bellezza, quando c’è, è dono di una virtù d’artista che tale rimane, con il suo stile e la sua visione del mondo, in ogni mezzo espressivo al quale essa si accosta. Ma appena si cominciano a leggere le righe del romanzo, la presenza del cinema assume una consistenza da fantasma.

(…) Lo scrittore che s’impone di raggiungere il vasto pubblico, senza peraltro rinunciare agli allori dell’Arte, deve essere preparato a misurarsi con i molteplici mezzi d’espressione a disposizione, mettendosi così alla prova con un pubblico che, tra i mezzi del proprio godimento e del proprio desiderio di tenersi informato, non può più accontentarsi della sola scrittura letteraria. Gli artefici del Romanzo film sono in larga parte letterati e uomini di cinema, al tempo stesso, e almeno all’apparenza cercano con il Romanzo film un esperimento editoriale che comprenda in uno stesso orizzonte letteratura e cinema.

La letteratura, nel Romanzo film, sposa nobili suggestioni libresche e gusti alla moda, con decisi ripiegamenti verso schemi, figure e stilemi di impronta ottocentesca, frequenti in un’epoca che, con la fine della guerra, aveva visto fare una sorta di tabula rasa delle tentazioni avanguardistiche, e ai nostri occhi (ma anche a quelli di molti contemporanei) sembra subire il fascino di una prosa deteriorata da certe solennità oratorie, da un sentimentalismo talvolta troppo gonfio, da frequenti perifrasi altisonanti e compiaciute, da citazioni con un che d’aulico. Una prosa abile, pur tra varie goffaggini, spesso ancora piacevole, altrettanto spesso presa dalla smania di approfondire lo scavo psicologico senza peraltro scansarsi dal tipico, e una prosa scritta ad uso di un pubblico non elitario, ma nient’affatto illetterato. Tra le pagine del Romanzo film, come del resto tra le pagine di molti romanzi tout court dell’epoca e non solo, si insinua prepotentemente il volto di un’arte di largo e svelto consumo, quel gusto che Alexis de Tocqueville definì della “bellezza facile”.

(…) A prescindere dal puntuale confronto tra singolo film e singolo romanzo (operazione difficoltosa per la scomparsa quasi totale dei film in questione) la preziosa per quanto sfuggente apparizione del Romanzo film ci può permettere, oggi, di intravedere un mondo lontano che ancora irradia lampi di un immaginario svaporato, e di immaginare come tra cinema e letteratura, o meglio tra tanto cinema e tanta letteratura, scorressero le stesse suggestioni e ossessioni, a formare una ridda per moltissimi versi unita di personaggi, ambienti, modi di fare, destini, giudizi sul mondo, ambizioni e fallimenti.

(…) Per farci un’idea dello stretto connubio tra desiderio d’arte e svolazzi di facile consumo, portiamo un esempio tratto dal Bacio di Cirano di d’Ambra, dove una fanciulla bella e caritatevole, ma minata da un male impietoso, si innamora di Claudio, un compositore ritiratosi in campagna per trovare ispirazione. Poi, tra mille palpiti, la ragazza decide di aiutare la sua più cara amica a conquistare il cuore del musicista, suggerendole le parole d’amore che le sgorgano sincere dal petto. Ecco questo passo descrittivo intriso di lirismo:

E il sole è scomparso. Pace e melanconia infinita del crepuscolo. Ed è l’armento che torna dal pascolo col suo pastore, ed è il piccolo lago che s’addormenta tra le ninfee, ed è la luce che s’accende nei casolari, ed è l’ombra che scende giù per la montagna, ed è la falce di luna che spunta lassù dietro la collina, ed è il carro pesante e lento che va per la lunga via  crepuscolare, ed è l’argenteo saluto dei campanili lontani al giorno che se n’è andato. 

(…) Eppure, per quanto gli scrittori compongano le loro storie facendo leva su stili e gusti letterari di vasta circolazione, quelle del Romanzo film ci sembrano pagine piene di cinema. Forse perché tra cinema e letteratura tira un’aria di famiglia, che investe vari aspetti di un’immaginario comune: sono intrecci sentimentali che possono addolcirsi nel sorriso o precipitare fatalmente verso un dirupo tragico; personaggi moralmente abietti o di bontà cristallina; ambienti di mollezza altolocata o di sana e robusta costituzione strapaesana, oppure immersi in un trasognato oriente di porcellana, o ancora irrorati dal sanguigno che scorre negli accampamenti degli zingari. Vari miti all’epoca in auge hanno modo di ribadire la propria presa al cinema come nei libri (…).

(Andrea Meneghelli, da La bellezza facile del Romanzo film, in Il racconto del film. La novellizzazione: dal catalogo al trailer, a cura di Alice Autelitano e Valentina Re, Dipartimento di Storia e Tutela dei Beni Culturali, Università degli Studi di Udine DAMS/ Gorizia, Edizioni Forum, 2006)

 

« Per l’arte dello schermo non si scrive, in ultima analisi, che sullo schermo, in parole fatte di luce e d’ombra. Quelli che sulla carta traccia l’autore di quello che in cinematografia si chiama scenario e in teatro copione, hanno aspetto di lettere, di parole, di frasi, di periodi, ma non sono, in realtà, fin d’allora, che gesti, atteggiamenti, figure, visioni, maschere di sorriso e di dolore; ma sono veramente pennellate e colpi di pollice nella creta molle; ma sono, già fin d’allora, dissolvenze e sovrimpressioni, primi piani e panoramiche, imbibizioni e viraggi. Il segno grafico, uscendo dalla penna, diventa subito esso stesso figura, visione. Far questo non è più, dunque, scrivere, ma dipingere, plasmare, architettare: è far poesia senza parole e musica senza note (…). Da un pezzo io, dunque, non scrivo più, nel senso precisamente letterario; ed il Romanzo film è la letteratura del cinematografo, ma è letteratura. Tuttavia ho scritto, pel Romanzo film» (G. Campanile Mancini«Lettera aperta al Direttore del Romanzo film», in Il Romanzo film, n. 4, 18 dicembre 1920)

 

 

 

♦ TRAMA DI IL BACIO DI CIRANO di CARMINE GALLONE

Rosetta è innamorata del musicista Claudio, ma non ha il coraggio di confessarlo. Approfittando dell’accorata complicità dell’amica Grazia, la giovane donna si fa scrivere da lei alcune lettere destinate all’amato. Claudio rimane colpito dallo stile elegante e partecipe delle missive che, in realtà, sono frutto della segreta passione nei suoi confronti coltivata da Grazia, l’autrice fantasma. Quest’ultima, sapendo di essere malata di tisi, preferisce favorire la relazione di Claudio e Rosetta. E quando ciò avviene, nel corso di una festa da lei stessa organizzata, Grazia appare sollevata e può affrontare più serenamente il suo triste destino.

 

DALLA CRITICA DELL’EPOCA A IL BACIO DI CIRANO DI CARMINE GALLONE

« Meglio non poteva essere reso, sì come tema che come svolgimento. Mentre nella commedia di Rostand, Cirano fa da innamorato infelice, in questo lavoro è la protagonista che, affetta da malattia incurabile, deve far tacere i palpiti del suo cuore, per la prima volta amante e che vorrebbe cantare, in faccia al mondo, l’amore immenso del quale è colmo. Lavoro tutto al femminile, tratteggiato da trovate magnifiche, tutto un avvicendarsi di fatti, direi quasi, reali, positivi, sorprendenti per sentimento e candore, non l’amore carnale che, sazio, s’annoia, ma l’amore sano che nasce e conduce alla morte quella pianticella dal quale ne è scossa. Soava Gallone, l’attrice dai cento volti, ebbe campo in questo lavoro, col suo mobilissimo viso, di manifestare al foltissimo pubblico intervenuto, i sentimenti che la sua anima provava per quell’amore che la natura, supremo schermo per quel corpo mirabile di grazia e di forme, proibiva per una colpa non sua. (…) »

(M.Balaustra, in «La Rivista cinematografica», Torino, 25 giugno 1921)

«Di Lucio D’Ambra io ebbi sovente occasione di parlare, ma mai come oggi pronuncio queste convinte parole di lode. Il bacio di Cirano è un gran bel lavoro. Costruito sapientemente, equilibrato in ogni sua parte con ammirevole intelligenza. È rapido, incisivo, così come esigono le nostre moderne abitudini. Non si dilunga in scene vacue e oziose. Imposta una situazione e la svolge senza parentesi. Delinea un dramma e lo sviluppa con una immediatezza di quadri veramente singolare. Un lavoro forte, ma pur pieno di delicata poesia. Il pubblico questo ha compreso ben chiaro. Ma mancherei alla mia sincerità se non dicessi che due collaboratori preziosi il D’Ambra ha avuto e trovato in Soava e Carmine Gallone. (…) Soava Gallone ha fatto ancora una volta palpitare la sua arte, degna di quella delle più note attrici straniere. Carmine Gallone ha diretto il film. E basta il suo nome per dire che egli ne ha fatto un gioiello indimenticabile. (…) »

(Giuseppe Lega, in «La Cine-Fono», Napoli, n.415, 26 maggio/10 giugno 1920)

 

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