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Hollywood con Garbo per il film da Pirandello

Hollywood con Garbo per il film da Pirandello

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Tipologia:  Articolo

Testata:  La Repubblica, ed. Palermo

Data/e:  12 marzo 2017

Autore:  Umberto Cantone

Articolo: 

Fu Irving Thalberg, geniale tycoon della Metro-Goldwyn-Meyer immortalato da Scott Fitzgerald nel suo romanzo incompiuto Gli ultimi fuochi, a insistere perché il progetto hollywoodiano del Come tu mi vuoi di Pirandello andasse in porto. Quel film sembrava nascere sotto i migliori auspici, come uno dei successi del 1932 e con un duraturo destino da cult, visto che a interpretare il personaggio centrale dell’Ignota era stata chiamata la più sepolcrale ed enigmatica (e quindi la più pirandelliana?) delle divine di celluloide allora sul mercato, nientemeno che Greta Garbo. Oggi sappiamo che il risultato al botteghino non fu quello sperato e che, almeno in Italia, As Your Desire Me,diretto dal mestierante Fitzmaurice, è da tempo condannato all’invisibilità a causa di un’assenza prolungata nei palinsesti e perché mai edito in Dvd. Eppure si lascia ancora apprezzare questa cineversione della pièce che Pirandello concepì ispirandosi al clamoroso caso (a oggi irrisolto, nonostante il Dna svelato da un recente scoop televisivo) dello smemorato di Collegno. Il testo fu   felicemente allestito per la prima volta al Teatro Filodrammatici di Milano nel febbraio nel ’30 (rilanciando la carriera da primadonna di Marta Abba) e l’anno dopo riuscì a garantire, con un tutto esaurito per 48 repliche, il primo successo pirandelliano a Broadway.

Nel film sorprende soprattutto l’inizio, con una Garbo meno algida del solito che esibisce un platinato taglio di capelli alla garçonne e poi si accende mentre incarna l’ubriaca euforia della sua entraîneuse Zara, la presunta amnesica che accetta di farsi identificare come Maria, moglie da tempo scomparsa del conte Marelli, trasferendosi così dall’Ungheria all’Italia per liberarsi dell’amante dominatore Salter (un ruolo a cui Erich von Stroheim qui presta il proprio febbrile aplomb da sadomasochista). Smessa la parrucca bionda, la divina si fa languida quando, dopo un “Mi dai una sigaretta?” adeguato all’enfasi da vamp, si concede al fascino blasonato del probabile consorte, e questo prima che un coup de théâtre faccia affiorare doppiezze e ipocrisie. Se per la sua commedia sull’immaginazione che gioca a farsi più forte della realtà, l’autore prevede l’ambigua resa della protagonista di fronte a “un intrigo sporco d’interessi”, l’edulcorata versione di Hollywood imbastisce un happy end dove la Garbo diventa mansueta come “il marito la vuole”. Una morale ben diversa da quella originale che spinse Sciascia a identificare in Come tu mi vuoi un Pirandello addirittura “femminista”.

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