venerdì, 21 Giugno 2024

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Filippo De Pisis – Catalogo generale Electa

Filippo De Pisis – Catalogo generale Electa

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Autore/i:  Giuliano Briganti

Tipologia:  Catalogo generale monografico in due tomi

Editore:  Electa, Collana Cataloghi ragionati

Origine:  Milano

Anno:  1991

Edizione:  Prima edizione del catalogo generale delle opere di Filippo De Pisis. Due tomi in cofanetto. Tomo primo: Opere 1908 -1938 / Tomo secondo: Opere 1939 - 1953

Pagine:  Tomo primo e Tomo secondo: 870

Dimensioni:  cm. 28,5 x 26

Caratteristiche:  Due tomi in cofanetto di colore di giallo e titolo in grigio. Tomo primo: Legatura in cartone rinforzato con illustrazione riquadrata a colori (dipinto di De Pisis), titoli in bianco su fondo grigio. Tomo secondo: Legatura in cartone rinforzato con illustrazione riquadrata a colori (dipinto di De Pisis), titoli in bianco su fondo grigio

Note: 

Prima edizione del Catalogo generale delle opere dell’artista Filippo De Pisis (Ferrara, 11 maggio 1896 – Milano, 2 aprile 1956) a cura di Giuliano Briganti e Daniela De Angelis. La pubblicazione della casa editrice Electa comprende due tomi di 870 pagine in cofanetto. Tomo primo: Opere 1908 – 1938 / Tomo Secondo: Opere 1939 – 1953.  Finito di stampare nel 1991 dalla Fantonigrafica – Elemond Editori Associati.

Schede, ricerche iconografiche e bibliografiche, cronologia a cura di Daniela De Angelis. Coordinamento grafico di Marcello Francone. Impaginazione a cura di Lucia Vigo. La raccolta dell’archivio è stata iniziata da Luisa Laureati e Luciano Pistoi.

 

INDICE 

TOMO PRIMO:

Premessa di Giuliano Briganti  / Catalogo generale Opere 1908-1938

TOMO SECONDO:

Catalogo generale Opere 1939-1953 / Addenda / Cronologia a cura di Daniela De Angelis / Esposizioni / Bibliografia

Sinossi: 

« (…)  Per De Pisis dipingere era come respirare, era una condizione permanente, uno straordinario trasporto, un bisogno prepotente di abbandonarsi all’istinto, uno slancio verso “la Pittura” e quello che in esso vive e respira nell’aria e nella luce. “Vedi, a me piace solo far l’amore” diceva a Piovene per spiegargli cosa gli piacesse di più nella vita: far l’amore con la folla delle strade, con gli alberi, con i fiori, con i colori, con il piatto portato in tavola e con la persona che lo serve; con tutto quello che poi dipingeva insomma. Dipingere era come fare l’amore: una pittura così sensuosamente legata allo scorrere di una vita dominata dall’eros, di una vita fatta di estroversioni e di smarrimenti, di sicurezze istintive e di fragilità, seguiva fatalmente, di quella vita, le alterne vicende, i momenti luminosi i felicità esistenziale e di esaltazione così come le depressioni, le distrazioni, la stanchezza inventiva, i momenti opachi. L’artista, in tal modo, poteva cedere alle facili lusinghe del ripetitivo, cadere nella superficialità, persino nella sciaterisa, smarrire, insomma, quella preziosa pierre de touche che gli faceva riconoscere con certezza l’oro de la bonne peinture, perdere quel controllo istintivo, quel senso della qualità, quel lirismo d colori che, nei momenti felici, era indissolubilmente legato alla sua snatura creativa. Sì, poteva succedere, se pur non sovente, soprattutto negli anni che seguirono il lungo soggiorno parigino, nei tristi anni di Villa Fiorita durante i quali però, in momenti di lucida disperata malinconia, dipinse alcuni capolavori. (…) De Pisis non ebbe mai un mercante fisso: non lo ebbe negli anni di Milano e di Venezia sebbene in quelle città avesse intrecciato con più di un mercante attivi rapporti. Vendeva molto spesso i suoi quadri agli amici che andavano a trovarlo, soprattutto letterati e poeti, o agli amici degli amici o a clienti occasionali. Molti li regalava, molti li dimenticava magari in un armadio, molti se li faceva portare via da ragazzi di vita. A parte gli amici letterati, come Palazzeschi, Montale, Comisso, che raccolsero alcuni dei suoi più bei dipinti, ci furono anche numerosi collezionisti amici che lo amarono e lo stimarono (come, per fare solo un esempio, il principe Leone Massimo), che di suoi dipinti ne misero insieme un numero notevole. Ma alcune di quelle belle collezioni si sono disperse mentre altre, nuove, se ne sono formate. (…) »

( dalla Premessa di Giuliano Briganti al Catalogo)      

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