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Antigruppo, il derby dell’avanguardia col ’63

Antigruppo, il derby dell’avanguardia col ’63

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Tipologia:  Articolo

Testata:  La Repubblica, ed. Palermo

Data/e:  8 maggio 2016

Autore:  Umberto Cantone

Articolo: 

Fra tutti i cenacoli della nostrana neoavanguardia letteraria, che in Sicilia ebbe le sue officine tra gli anni Sessanta e Settanta, quello dell’Antigruppo è certamente il più trascurato. Ai nostalgici cultori di stagioni telluriche, da contrapporre alla smandrappata entropia del presente, dovrebbero però dire qualcosa i nomi dei fondatori di quel movimento che si oppose ai dogmi del più celebre Gruppo ’63, a sua volta spaccato in fazioni perché incerto se pendere a favore del rifiuto dell’ideologia o dell’ideologia del rifiuto. Parliamo innanzi tutto di Nat Scammacca (1924-2005), singolare figura di poeta-intellettuale che fu portabandiera di quell’esperienza, una volta tornato dagli Usa nella Trapani degli avi, e poi di letterati e teorici come Apolloni, Terminelli, Di Marco, Pirrera, Cane, Calì: sono loro i protagonisti siciliani di quella “resistenza alla resa” che utilizzò piazze, fabbriche e scuole come scenari per dibattiti, recital, performance artistiche (fin da quella originaria che, nel 1968, vide le loro prime poesie tracciate sui muri di Ustica). Tale resistenza aveva i suoi principi: promozione “politica” dell’incrocio tra arte ed esperienza, “disponibilità all’incontro e non al ripudio”, esaltazione del contenuto a dispetto della forma, pendere più per la passione che per l’intelletto. La summa della produzione di questi provinciali un po’ naif sta tutta nei due tomi, che insieme fanno quasi 5 chili di peso e 1200 ruvidissime pagine, di “Antigruppo 73” (Giuseppe Di Maria editore), antologia composta da documenti e testi (racconti, poesie e saggi di non esaltante caratura), oggi ricercata dai collezionisti almeno quanto gli agili fascicoli della coeva e omonima rivista, o il raro numero 1 di “Anti”, quindicinale di “polemica culturale” datato 30 marzo 1971. A precedere queste iniziative dell’Antigruppo c’è il volumetto della trapanese Celebes, uscito nell’ottobre del ’70, che ne ospita sia il manifesto teorico (pubblicato dal settimanale “Trapani Nuova”), sia i principi di spontaneità e animismo sciorinati in 21 punti. Godibile è poi la parte in cui Scammacca racconta dei propri duelli verbali con gli avversari del “63”, a suo dire sostenitori dell’establishment editoriale (Einaudi compresa) e con lui scostanti almeno quanto seppe esserlo Lucio Piccolo quando alla palermitana Libreria del Corso, a una sua proposta di far parte della giuria di un premio letterario gli rispose con sprezzante sufficienza dopo un’interminabile pausa: “Non credo nei concorsi di poesia”. E questo sotto lo sguardo divertitissimo di Leonardo Sciascia che di quella giuria era il presidente.

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