venerdì, 22 febbraio 2019

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S. A. D. E.  di Carmelo Bene – Guida allo spettacolo

S. A. D. E. di Carmelo Bene – Guida allo spettacolo

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Tipologia:  Brochure teatrale

Film di riferimento:  Teatro: "S.A.D.E. ovvero libertinaggio e decadenza del complesso bandistico della gendarmeria salentina - Gran Varietà in due aberrazioni" di Carmelo Bene. Regia di Carmelo Bene. Scene e costumi di Giancarlo Bignardi. Elaborazioni musicali e originali di Sante Maria Romitelli. Direttore della Banda Salentina: Luigi Zito. Con Carmelo Bene, Cosimo Cinieri, Lydia Mancinelli, Luciana Cante, Stefania Nelli, Isabella Russo, Francesco De Rosa, Massimo Fedele, Alfiero Vincenti, Vladimiro Waiman

Pubblicazione:  Guida alla prima edizione dello spettacolo (Milano, Teatro Manzoni, 3 ottobre 1974)

Editore:  Compagnia Carmelo Bene s.r.l.

Origine:  Roma, 1974

Pagine:  18

Caratteristiche:  Cartella in cartoncino illustrata da riproduzione della locandina (in fronte e sul retro), titoli in rosso e in nero su fondo bianco. Con all'interno 9 pagine in cartone flessibile di colore bianco stampate da ambo i lati e contenenti alcuni brani del testo dello spettacolo. Privo di illustrazioni

Dimensioni:  cm. 21 x 16

Note: 

Brochure di S.A.D.E. ovvero libertinaggio e decadenza del complesso bandistico della gendarmeria salentina – Varietà in due aberrazioni di Carmelo Bene, diretto e interpretato da Bene con Cosimo Cinieri e Lydia Mancinelli, e con musiche eseguite dalla Banda salentina diretta da Luigi Zito.

Si tratta di una cartella contenente 9 cartoncini dove appaiono stampati, sui due lati, alcuni brani dello spettacolo, dove sono sottolineate alcune citazioni (da Lautrèamont e dall’imperatore Adriano, cfr. GALLERY di questa scheda) presenti nel testo, e non dichiarate quando è stato pubblicato per la prima volta in A boccaperta (Torino, Einaudi, 1976).

Questa brochure fu distribuita alla stampa e al pubblico in occasione della prima rappresentazione di S.A.D.E. al Teatro Manzoni di Milano il 3 ottobre 1974. Lo spettacolo fu poi ripreso, con lo stesso cast principale e con nuovi interpreti (tra cui Laura Morante) al Teatro Tenda di Roma e, nell’ottobre del 1977, all’Opéra-Comique di Parigi nell’ambito del Festival d’Automne di quell’anno.

« (…) Lo scandalo non può latitare a lungo nelle vicende sceniche di Carmelo Bene. È la volta del “S.A.D.E. ovvero libertinaggio e decadenza del complesso bandistico della gendarmeria salentina”  (spettacolo in due aberrazioni), direttore d’orchestra bandistica Luigi Zito. Subito dopo la prima milanese, al Teatro Manzoni, l’ordinanza del questore prescrive la sospensione dello spettacolo per “oscenità”. Nella motivazione si fa riferimento ai nudi di donna in palcoscenico, ma a scatenare la censura sono i tic masturbatori del “padrone”, ogni volta istigati dal richiamo alle istituzioni.

BENE: L’hanno equivocato il mio S.A.D.E., celebrandolo per un bellissimo saggio sul Divin Marchese. Assolutamente falso. Dismessa in scena, e liquidata, era casomai la dialettica hegeliana servo/padrone, dove la verità è il padrone, nella sua eiaculazione che si vorrebbe protratta all’infinito. Il pretesto è una pagina badiana delle Centoventi giornate di Sodoma: un libertino, circonvenuta una ragazza fino a indurla al furto, riesce a guadagnarsi il sospirato orgasmo con l’irruzione dei poliziotti in divisa. Il concitato fregolismo del servo punta a smuovere la fregola del padrone raggelato nella sua apatia sadiana. “Il servo non è affatto l’immagine rovesciata del padrone, né tanto meno la sua replica o la sua identità contraddittoria… si cerca, si sviluppa, si trasmuta, si e sperimenta, si costituisce sulla scena in funzione delle insufficienze e delle impotenze del padrone…” (Gilles Deleuze, spettatore a Parigi)

BENE: Tutto il prodigarsi frenetico dei travestimenti, il carosello-bordello delle trasgressioni, passate in rassegna una ad una con infinita dedizione. Invano. Alla fine, il giubileo spermatico è come sempre garantito dall’irruzione della forza pubblica, finalmente, laddove aveva fallito tutto il défilé delle istituzioni convocate dal servo. Il S.A.D.E. è anche il mio spettacolo più ferocemente antisociale. La berlina implacabile del popolo straccione, povero e disoccupato che,invece di bearsi, invoca lavoro. Benché truccato d’avanspettacolo soprappensiero (riflettori ad personam e una cialtronissima banda nella fossa d’orchestra, biancovestita e sistemata su dozzinali panchine da giardino pubblico, diretta dal maestro Luigi Zito che governa anche lo spartito del mugugno civico, del malcontento sindacale e dell’opinionismo plebeo), è una delle mie produzioni più agghiaccianti, molto vicina a certe estremità del porno. Escluso il Lorenzaccio e, per certi versi più atletici il Sawney Bean, questo S.A.D.E. resta il più estenuante compito attoriale che mi sia mai toccato.

(…) 1977. Festival d’Automne a Parigi: sei recite di “Romeo e Giulietta” (la prima dedicata a Maria Callas appena scomparsa) più undici del “S.A.D.E.” all’Opéra Comique. Un trionfo. Dopo aver amato il cineasta, i francesi scoprono il teatrante. Scene isteriche, urla, lanci di fiori. Interminabili le chiamate in proscenio a fine spettacolo. Nell’undicesima e ultima replica del “S.A.D.E.”, il delirio del pubblico femminile si confonde alle intemperanze delle “femministe” in loggione (sacchi di gesso e uova marcie rovesciati di sotto in proscenio, sulle tube e i tromboni della banda gestita dall’ineffabile Zito). Una fan francese si getta sotto le ruote della macchina che accompagna Carmelo in albergo. Smaniosa di essere calpestata a morte dal suo amato. Quasi ci riesce. Ci riproverà altre volte, senza fortuna. Il passaggio parigino è, per Carmelo Bene, l’occasione di fondamentali incontri. Intellettuali e studiosi francesi con cui avvierà, in alcuni casi, rapporti di profonda co plicità e collaborazione. Jean-Paul Manganaro, il più assiduo. Intimo di Carmelo. Sarà lui a combinare gli incontri con Deleuze e gli altri. » 

(da Vita di Carmelo Bene di Carmelo Bene e Giancarlo Dotto, Milano, Bompiani, 1998)

 

« Assurto dalle cantine ai velluti dei grandi teatri, Carmelo Bene non ha perso la forza di provocazione, né il genio stravagante, né il coraggio di imporre il suo personalissimo modo di far teatro, senza concessioni al pubblico. Nel suo nuovo “varietà in due aberrazioni”, mettendo in scena un uomo che si masturba (invano) per le due ore dello spettacolo, centra in pieno la situazione dell’italiano di oggi, ripiegato sulla sua impotenza. Questa singolare figura, interpretata con disinvolta e angosciata ironia dal persuasivo Cosimo Cinieri (che non a caso fu autore e unico attore anni fa di uno spettacolo su Onan) ha gli unici contatti con la realtà attraverso un servo; per far raggiungere al padrone l’impossibile orgasmo, il tuttofare Carmelo Bene gli sviluppa davanti una serie inesauribile di rappresentazioni, utilizzando donne nude o baffuti interpreti di liriche traviate sopratono, mentre in platea una banda fa sentire la sua contrastata eco collettiva e popolaresca. Con esemplarità didascalica al protagonista viene proposta , in successive stazioni, la smitizzazione dei più tipici tabù italioti: la chiesa, la famiglia, la patria, la proprietà; ecco una discesa nel bordello, la miseria come evasione folcloristica, e infine una felicissima ricostruzione degli intoppi della vita quotidiana. Ma tutto è inutile. Ci vorrà un’irruzione della polizia, alla fine, per provocare l’orgasmo. Lo sberleffo coinvolge anche le tradizioni culturali. Tutto quello che avviene,in scena come nella nostra vita politica, obbedisce alle regole della finzione, è teatro nel teatro; e il varietà più logoro serve per imbandirvi spunti di Genet, parodie operistiche, riprese brechtianeggianti, o di Fo. Spettacoloso e misuratissimo Carmelo Bene sventaglia couplet alla Petrolini, ride, accenna travestimenti, facendo la regia a vista delle molte azioni che si sovrappongono in scena. Ma la chiave della gran serata è in una lettura di Sade eseguita sullo sfondo, con spreco di divulgazioni erotiche a buon mercato: il divino marchese trova una moderna interpretazione nella tensione di crudeltà e masochismo che contraddistingue i rapporti interni allo spettacolo (e alla società), nello stile degradato dell’avanspettacolo, mentre il sesso viene sbandierato e sdrammatizzato secondo lo spirito commerciale dei nostri giorni. »

(Franco Quadri, Recensione del S.A.D.E. del 17 ottobre 1974, in La politica del registavolume I, Milano, Edizioni Il Formichiere, 1980)       

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