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La soubrette secondo Tomasino: una storia di seduzione, in la Repubblica/Palermo, 24 novembre 2021

La soubrette secondo Tomasino: una storia di seduzione, in la Repubblica/Palermo, 24 novembre 2021

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Tipologia:  Articolo

Testata:  la Repubblica/ Palermo

Data/e:  24 novembre 2021

Autore:  Umberto Cantone

Articolo: 

 

Che bisognasse puntare sulle “pratiche basse” per elaborare al meglio la nostra “insoddisfazione” di spettatori, Renato Tomasino lo sosteneva già nel 1977, tra le pagine della prestigiosa rivista di cui era il co-fondatore, “Fiction”, espressione di quel magnifico laboratorio di ricerca sui linguaggi dello spettacolo che, grazie a lui, diventò allora la facoltà di Storia del Teatro all’Università di Palermo.

Fu quello un modo per sdoganare finalmente il varietà, l’avanspettacolo, il cabaret, e persino il porno, come prodotti d’imagerie, trasformandoli materia degna di analisi per quelli che oggi si chiamano Studi Culturali. In tutti questi anni, con bella coerenza e lucidità, Tomasino ha proseguito il suo fondamentale lavoro d’interpretazione riguardo all’ espansione e all’influenza di tali pratiche.

Un lavoro il cui più recente risultato è C’era una volta la showgirl – L’arte della seduzione, denso e vivace volumone pubblicato dall’Odoya di Perugia, che dichiara fin dal frontespizio la propria area d’indagine.

Non un semplice saggio, dunque, ma semmai un atlante critico riccamente illustrato che traccia la storia e l’esegesi iconica di quella proteiforme figura professionale, continuamente rimodellata dal mercimonio televisivo, e identificabile come soubrette, starlette, velina, intrattenitrice.

Una figura che, sostiene Tomasino, evoca “una qualche eco dell’antico sacrificio che fa del corpo un’immagine”, alimentando così quella forma che è “sapiente offerta masochista” al “sadismo dello spettatore”. E questo perché, è bene saperlo, l’immaginario non ha mai smesso di essere sadico, come postulava Barthes. Ma chi sono le sacerdotesse di questo sacrificio che Tomasino evoca analiticamente?

Il racconto comincia da lontano, dalla Tauromachia di fanciulle dell’affresco nella Creta del 1500 a.C., attraversando il gran teatro del corpo della civiltà romana e la Commedia dell’arte e il teatro classico barocco, fino alla posa fotografica e al cinema, dispositivi novecenteschi che si sono giovati anche del patrimonio della pittura per conferire alla narratività del gran teatro della seduzione una dimensione figurale.

E quindi da Jayne Mansfield e Rita Hayworth fino alla pornostar Tracy Lord, passando da una collezione inesausta di corpi/volti valorizzati dal varietà della rimpianta paleo Rai di “Minona” e Raffaella estaticamente ed esteticamente degenerata nella neo- tv che non smette di esibire l’imprinting berlusconiano, dove l’ex coniglietta di Playboy Pamela Prati poté farsi provocante pin-up (ai tempi dei varietà di Moana e Cicciolina) ma anche soubrettona per famiglie da prima serata.E dove, di recente, la dimensione della candid camera e del “reality” ha sconvolto i parametri di finzioni e funzioni della showgirl, elevando a paradigma Belén Rodriguez, volto/corpo irresistibile, ma anche performer intelligentemente consapevole del principio di finzione che attualmente domina la realtà televisiva.

Nel restituirci la magnifica ossessione culturale del corpo della soubrette, delle sue sublimazioni come delle sue metamorfosi, la galleria crito-voyeuristica tomasiniana utilizza parte dello straordinario archivio dello spettacolo affidato, fino all’aprile 2016, al Laboratorio Universitario Multimediale di Palermo da lui diretto: un patrimonio archivistico che, da tre anni, giace vergognosamente incustodito e interdetto al pubblico, segno di una gravissima incuria culturale, inammissibile in un Ateneo.

A supporto del rigoroso criterio analitico che questo libro offre sia allo studioso sia all’appassionato, ecco dunque una fluviale antologia documentale di fermi-immagine e scampoli cartacei (riviste hardcore comprese).

Una esaustiva galleria iconografica, commentata da illuminanti didascalie, attraverso le quali ogni lettore potrà giocare, soprattutto cerebralmente, a rintracciare il filo che conduce il racconto dell’immagine della seduzione nelle migliori e peggiori visioni della nostra vita.