mercoledì, 22 maggio 2019

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Il dramma del chiedere di Peter Handke – Regia di Umberto Cantone

Il dramma del chiedere di Peter Handke – Regia di Umberto Cantone

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Tipologia:  Spettacolo

Di:  Peter Handke

Regia:  Umberto Cantone

Location:  Santa Maria dello Spasimo, Palermo

Data/e:  28-29-30 agosto 1998

Produzione:  Associazione Culturale Idearte

Cast:  Gian Paolo Poddighe, Roberto Herlitzka, Vincenzo Bocciarelli, Valentina Banci, Bianca Toccafondi, Giuliano Esperati, Massimo Geraci, Franco Javarone

Costumi:  Enzo Venezia

Scene:  Enzo Venezia

Note: 

Un progetto di Ezio Trapani

Traduzione italiana di Michele Cometa

Musiche: Mario Modestini

Direttore di scena: Riccardo Perez

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UN MISTERO MODERNO di Umberto Cantone

Il sogno di un teatro possibile dove l’eco degli ultimi pensieri che si fanno parole possa lasciare il posto ad un silenzio magico, fiabesco, in grado di restituire la qualità di uno stupore infantile, primitivo, originario: l’apologo drammatico di Handke evoca un’utopia utile non soltanto agli addetti ai lavori.

Il chiedere come viaggio e come ricerca, come dramma e come gioco, è un’esperienza che appartiene a tutti noi, donne e uomini di oggi, prigionieri di una realtà ingombra di rovine ideologiche e di simulacri estetici. È davvero nostra l’epoca dei muri crollati, delle domande senza risposta, dei tanti smarrimenti quotidiani. È davvero la “nostra” epoca?

Questo mistero moderno e minimalista, questa sottile metafora sulle estreme possibilità di rappresentare l’irrappresentabile ha significato, per chi vi ha lavorato a restituirla in forma di scrittura scenica, una sorta di psicodramma: ogni attrice, ogni attore ha dovuto e saputo mettere qualcosa di se stesso in scena affrontando il proprio personaggio. Ho subito intuito che la sfida del testo-rompicapo di Handke pretendeva un lacerante sforzo di sincerità. Perduti nella regione del chiedere che è puro spazio proteso nel vuoto, l’esistenza di queste figure allegoriche coincide col divenire sonoro di un concerto attoriale concreto e flagrante.

Il Guastafeste, il filosofo-farfalla del pensiero negativo, tutto teso a confutare ironicamente le proprie stesse affermazioni, sembra uscito da un apologo buddista; il Guardatore del Muro, il cui sgomento di fronte ad una realtà che non somiglia affatto a quella del proprio desiderio di bellezza, evoca la figuratività di certo espressionismo; i due vecchi attori, impegnati con il copione tra le mani a far resuscitare i fantasmi di un passato impregnato di battute pseudocechoviane e la coppia di attori giovani a cui spetta l’angoscioso compito di denunciare il nostro presente; il muto Parzival, infine, il cui tragitto verso la parola è un esercizio estenuante e rivelatore; la maschera antica di Quello del posto, figura tragicomica da commedia dell’arte; tutti contribuiscono alla stesura del dramma del chiedere. Poco importa se falliranno.

La semplice rappresentazione, priva di orpelli e di macchinerie teatrali, dentro e fuori la scena fatale del rito, è già avvenuta: oltre il muro già crollato vi è il labirinto del mondo che potrebbe ricondurre tutti i personaggi allo stesso luogo metaforico, ancora una volta, per ritentare il dramma del chiedere.

Se lo spettacolo dovrà sempre ricominciare, allora bisogna essere consapevoli, come diceva Pasolini e come suggerisce Handke, che il teatro è sempre lì dove non sembra essere, come la musica; che è soprattutto un vibrante recital di corpi, di parole, di conflitti che seguono l’ordito di una partitura. Che l’opera, infine, è aperta e l’autore è sparito e attende paziente d’esser tradito dalla prima come dall’ultima messinscena.

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https://www.youtube.com/watch?v=hd46B_Ju6pM