mercoledì, 22 maggio 2019

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Il dottor Zivago (Doktor Zivago) di Boris Pasternak – Prima edizione

Il dottor Zivago (Doktor Zivago) di Boris Pasternak – Prima edizione

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Autore/i:  Boris Pasternàk

Tipologia:  Romanzo

Editore:  Feltrinelli

Origine:  Milano

Anno:  1957 (15 novembre)

Edizione:  Prima mondiale

Pagine:  712

Dimensioni:  cm. 20,5 x 13

Caratteristiche:  Legatura in cartone colorato, sovraccoperta illustrata a colori.

Note: 

Prima edizione del romanzo Il dottor Zivago di Boris Pasternak, avventurosamente pubblicato in Italia dalla casa editrice Feltrinelli che riuscì ad aggirare la censura sovietica.

La traduzione dal russo è di Pietro Zveteremich. Il disegno a colori nella sovraccoperta è di Ampelio Tettamanti. L’impaginazione è curata da Albe Steiner.

Finito di stampare il 15 novembre 1957 da “La Tipografia Varese”.

La copia del libro è in perfetto stato di conservazione.

«Il romanzo può essere considerato in tanti modi: la storia dell’amore tra Jurij Andréevic Zivago, medico e pensatore, e Lara, oppure l’odissea di un borghese in mezzo a una rivoluzione che solo in parte gli è comprensibile, o la tragica diaspora di un gruppo di ragazzi cresciuti nel più drammatico periodo della moderna storia d’Europa.(…) Sterminato paesaggio ideale pullulante di figure, dramma di un uomo e insieme tragica epopea di un’epoca di memorabili rivolgimenti. (…) Chiuso il libro rimane nella mente una folla d’immagini, di personaggi, di episodi che solo a poco a poco la fantasia e la memoria, prima rimaste attonite e come impotenti, riescono a risistemare in prospettiva: Mosca, Varykino, la Siberia, i treni dei deportati e le armate dei partigiani; Tonja, Antipov, Tiverzin, Komarovskij, Samdeviatov, l’affascinante figura di Lara, continuamente ricercata e perduta, simbolo umano della dolcezza della vita. E su tutti grandeggia il personaggio del dottor Zivago, che appare per la prima volta al lettore tragicamente levato sopra il tumulo della madre, in uno scenario di imminente tempesta. E tempeste, pioggie, nevi, corruschi cieli di nubi, immagini già care alla poesia di Pasternak, accompagneranno poi ovunque il protagonista del romanzo: tempeste dell’anima, (…) bufere della società umana, le rivoluzioni, i disordini, la nascita del nuovo, mentre la mente si dilania tra la repulsa e un’oscura necessità che trascina alla partecipazione. (…) »

(Dalla nota al risvolto di copertina)

 

«Quando, nel novembre del 1957, dopo travagliate vicende, la Feltrinelli pubblicò Il dottor ŽZivago nella traduzione storica di Pietro Zveteremich, Boris Pasternak scrisse a un’amica: ‟Per un cieco gioco del caso il mio sogno si è realizzato, per quanto io forzosamente lo ostacolassi”. Queste parole contraddittorie testimoniano l’atteggiamento e lo stato d’animo dell’autore nei confronti della propria opera: da un lato l’urgenza della scrittura, l’esigenza pressante di mettere sulla carta l’analisi puntuale e sofferta di un cambiamento epocale, nel quale però si muovono mille microcosmi personali, i percorsi individuali dei personaggi che si intrecciano e si allontanano, e nel quale l’artista sempre e comunque si interroga sul senso e sulla funzione dell’arte; dall’altro, invece, la consapevolezza delle conseguenze che quella prima esigenza avrebbe avuto sulla propria vita e sulla vita delle persone care.

Fino al novembre del 1957 Pasternak era considerato fondamentalmente un poeta e un traduttore: sopravvissuto alla propria generazione, sterminata da suicidi, morti violente, stenti, aveva sviluppato appieno il proprio percorso poetico cominciato nel 1913 con Il gemello tra le nuvole e continuato con Al di sopra delle barriere (1916), Mia sorella la vita (1922), i poemi L’anno Novecentocinque e Il luogotenente Schmidt (1925) e così via, fino alle poesie che compongono l’ultimo capitolo di ŽZivago.

L’esperienza della grande traduzione l’aveva invece tenuto in un contatto profondo con le radici della cultura europea: due nomi, soprattutto, sono indicativi dell’importanza di questa attività, Shakespeare (da Amleto a Romeo e Giulietta, da Otello a Macbeth) e Goethe (Faust). E, in quegli stessi anni, il poeta aveva portato avanti nel tempo anche l’attività di scrittore, dapprima come corollario all’opera in versi, ma in seguito con un peso sempre più importante e fondamentale, fino a trovare un equilibrio ideale proprio nell’ultima opera.
Dopo il novembre del 1957, Pasternak venne espulso dall’Unione degli Scrittori, subì una violenta campagna denigratoria, rischiò di essere privato della cittadinanza sovietica e di essere quindi espulso dal suo paese: parallelamente si sviluppò l’odissea del testo russo del suo romanzo, che dopo una prima edizione pirata in Olanda, fu pubblicato da Feltrinelli, quindi rivisto e migliorato nel 1978, mentre il testo definitivo apparve sul Novyj Mir nel 1988 e, in volume, nel 1991.
Anche la traduzione italiana, nel frattempo, era passata attraverso complesse vicissitudini e revisioni, operate da Maria Olsufieva, Mario Socrate e da Zveteremich stesso.
Recentemente si è valorizzato un aspetto dell’opera che nel corso delle varie revisioni era passato in secondo piano: la riflessione di  Pasternak sull’evoluzione della lingua russa, dal livello alto della grande letteratura di fine Ottocento alla lingua delle sigle e degli acronimi della rivoluzione, alla lingua imbarbarita di un popolo passato attraverso gli orrori del terrore staliniano e della guerra. » (Nota tratta dall’Archivio storico Feltrinelli)

 

«(…) La posizione di Pasternak nei riguardi del comunismo russo, così come la si può intendere alla lettura del Dottor Zivago, è piena di sfumature; c’è però un punto che va subito sottolineato: se Pasternak denuncia alcuni aspetti della società russa marxista, lo fa sempre all’interno di quella stessa società, senza pensare né a esiliarsene né a discuterla in nome di un altro ideale politico. Il suo comportamento è tipico di un intellettuale e di un artista irritato dal misticismo politico e dall’”intelligencija” ufficiale, rifiuta le semplificazioni del “realismo socialista” perché «solo nella cattiva letteratura gli esseri viventi sono divisi in due campi senza alcun punto di contatto tra loro».

Pasternak è anche violentemente individualista: tutti i suoi personaggi appaiono liberi e contraddittori, e attraversano grandi momenti storici senza venirne trasformati dal profondo: nella loro vita, gli atti umani eterni come l’amore, la pietà, la sofferenza hanno sempre un’importanza infinitamente maggiore dei miti collettivi, perché essi sono irriducibili a tutte le definizioni puramente sociali: «L’appartenere a un tipo è la morte dell’uomo, la sua condanna. Se non si può farlo entrare in alcuna categoria, se non è rappresentativo, egli possiede già la metà di quanto si ha il diritto di esigere da lui». Questo “non serviam” politico, in nome di un umanesimo superiore, basterebbe a spiegare il disaccordo creatosi tra Pasternak e i dirigenti della cultura sovietica ufficiale; ma non si può d’altronde negare che molti celebratori del Dottor Zivago in Occidente non si sarebbero certo curati di questo libro se non fossero stati posti tanti ostacoli alla sua pubblicazione in URSS.

Pasternak aveva cominciato a scriverlo prima della morte di Stalin; compiuto alla fine del 1955, il romanzo fu dato in lettura a molte case editrici moscovite, e Pasternak non dubitava che sarebbe stato presto pubblicato (alcuni frammenti erano già usciti sin dal 1954 sulla rivista sovietica Znamja).

Al principio del 1956 una casa editrice accettò e si accingeva a pubblicarlo con qualche taglio (a cui Pasternak aveva consentito). Contemporaneamente, lo scrittore fece pervenire il manoscritto all’editore italiano Feltrinelli in vista di una traduzione. Ma l’editore di Mosca si rifiutò di pubblicare l’opera e le autorità sovietiche chiesero a Pasternak di ottenere da Feltrinelli la restituzione del manoscritto allo scopo di “apportarvi alcuni miglioramenti”. Lo scrittore si sottomise a questa esigenza inviando un telegramma a Feltrinelli, ma senza risultato.

Nonostante il successivo intervento di Aleksandr Surkov, presidente dell’Unione degli scrittori dell’URSS, e altre pressioni esercitate attraverso i capi del partito comunista italiano, Feltrinelli pubblicò Il dottor Zivago in edizione italiana alla fine del 1957.

Le circostanze esatte della successiva edizione in lingua russa sono rimaste misteriose: durante l’Esposizione Internazionale di Bruxelles nel 1958, 1500 copie dell’edizione russa furono distribuite a cura dell’organizzazione “Pro Russia” a turisti sovietici che visitavano il padiglione della Santa Sede; era un’edizione lussuosa, con copertina azzurra, stampata all’Aja, ma non si è potuto appurare se si trattasse veramente dell’originale russo di Pasternak o di una ritraduzione in russo della traduzione italiana. Un’edizione nella lingua originale era comunque una condizione indispensabile per permettere alla giuria del Nobel di attribuire il premio a Pasternak il 23 ottobre 1958. Non appena la notizia fu divulgata, tutti se ne servirono a scopo di propaganda. Celebrato in occidente, Pasternak fu violentemente ingiuriato e denunziato in un articolo sulla Literaturnaja Gazetafu espulso dall’Unione degli scrittori sovietici e minacciato di esilio.

Il 30 ottobre egli rifiutò il premio Nobel e delineò una specie di autocritica in due lettere (una per Chrušcëv, l’altra per la Pravda) nelle quali denunziava le interpretazioni politiche tendenziose suscitate dal Dottor Zivago. Nel 1961, lo stesso editore Feltrinelli pubblicò un’edizione russa del romanzo, dal manoscritto originale, mentre altre copie dattiloscritte (non si sa se identiche a questa) circolavano già tra gli intellettuali polacchi e russi. »

(Alexandre Labnize, in Dizionario Bompiani delle Opere e dei PersonaggiMilano, Bompiani, 2005)

 

IL DOTTOR ZIVAGO: STORIA EDITORIALE 

Pochi racconti sono davvero coinvolgenti e strazianti come quello di Yuri Zivago e Lara Guishar, che narra l’amore, l’idealismo, il dolore fino ai temi della rivoluzione di ottobre. Il libro è Il Dottor Zivago, celebre e controverso romanzo scritto da Boris Pasternak. Per qualcuno è un racconto d’amore, ma trattando anche la separazione e la disillusione, è difficile trovare una classificazione definitiva.

Nel 2015 è stata venduta su Abebooks una copia originale del romanzo in lingua russa per circa 10.000 Euro. La descrizione dell’articolo fornita dal venditore testimonia che si tratta della “…prima edizione originale in russo, una delle 1.160 copie stampate come parte di un programma di propaganda della CIA, il tutto sotto copertura con l’obiettivo di distribuire materiale vietato in URSS e nell’Europa dell’Est”.

Pasternak scrisse  Il Dottor Zivago  nei primi anni del ‘900, ma non venne pubblicato prima del 1957, quando uscì suscitando critiche contrapposte. Sulle riviste letterarie dell’epoca la storia è definita da una parte non credibile e troppo elaborata, dall’altra invece viene accolta positivamente come un racconto importante e rivoluzionario. Nonostante ciò, Pasternak vinse il premio Nobel per la Letteratura un anno dopo la pubblicazione del libro e nel 1965 ne seguì una versione  cinematografica che vinse ben 5 Academy Awards. Il film, diretto da David Lean e interpretato da Omar Sharif e Julie Christie, ad oggi è ottavo per incassi tra i film di ogni epoca.

La parte più interessante del Il dottor Zivago, però, non è la trama probabilmente, ma la storia della sua pubblicazione. Si tratta infatti di una storia intricata che vale la pena indagare, come testimoniano vari documenti riportati in Inside the Zhivago Storm: The Editorial Adventures of Pasternak’s Masterpiece di Paolo Mancosu o in Senior Service, il libro di Carlo Feltrinelli, figlio di Giangiacomo. Dopo tutto l’opera di Pasternak è stata definita l’evento letterario della Russia postbellica anche se, per la cronaca, non fu mai pubblicato in Russia fino al 1988. Ma perché?

Il romanzo riflette questi sentimenti, offrendo una certa visione della società sovietica che attirò numerose critiche e produsse la censura da parte del governo. La pubblicazione del libro fu bloccata in Russia e Pasternak fu espulso dall’ordine degli scrittori.

A questo punto entra in scena Giangiacomo Feltrinelli, fondatore dell’omonima casa editrice nel 1954, che, venuto a conoscenza dell’esistenza de Il Dottor Zivago, fece di tutto per pubblicare il romanzo.
Inizialmente il progetto prevedeva la pubblicazione in contemporanea in Italia e in Russia, ma con la censura Sovietica in atto, Feltrinelli riuscì a far uscire clandestinamente il manoscritto dalla Russia e farlo arrivare a Milano. Qui pubblicò la traduzione italiana del romanzo nel novembre 1957, nonostante i tentativi del KGB di dissuaderlo (incluse alcune lettere di Pasternak per fermarlo, scritte sotto costrizione).
Circa 11 mesi più tardi, più di 1.000 copie furono pubblicate segretamente negli Stati Uniti in lingua russa, dopo che l’editore olandese Mouton, si incaricò della pubblicazione, senza il permesso di Feltrinelli, il quale era all’oscuro di tutto. Pasternak rimase molto infastidito e deluso, poichè la copia pubblicata e presentata al comitato del Premio Nobel era incompleta e piena di errori.
Di fatto è emerso che la pubblicazione del libro era parte di un progetto della CIA per indebolire l’URSS. Le edizioni CIA-Mouton furono rilegate con un’anonima copertina blu e la CIA distribuì di nascosto diverse copie tra i visitatori russi all’EXPO ’58 a Bruxelles. L’idea era che il contenuto del romanzo potesse non solo indignare i cittadini russi, ma anche far sorgere dubbi e critiche riguardo alla decisione del governo di censurare il libro. Proprio una di queste copie originali in russo è stata venduta su AbeBooks nel 2015.

Nel frattempo, Boris Pasternak vinse il Premio Nobel per la Letteratura nel 1958, che purtroppo non potè mai ritirare a causa delle pressioni del partito Comunista. L’autore del Dottor Zivago  morì due anni dopo di cancro all’età di 70 anni e successivamente nel 1988 la sua famiglia accettò il premio postumo.

Circa 100 documenti della CIA che descrivono il complotto contro l’URSS furono resi pubblici nell’aprile del 2014 e facero tornare attuale il caso. Maggiori dettagli si possono ritrovare nel libro The Zhivago Affair: The Kremlin, the CIA and the Battle Over a Forbidden Book, uscito nel 2015. 

LE EDIZIONI STORICHE DEL DOTTOR ZIVAGO

I Sotterranei (The Subterraneans) by Jack Kerouac

Prima edizione italiana del romanzo di Pasternak: Feltrinelli, Milano 1957

I Sotterranei (The Subterraneans) by Jack Kerouac

Bella edizione Pantheon Books 1958 illustrata da Alexander Alexeieff

I Sotterranei (The Subterraneans) by Jack Kerouac

La Screenplay Adaption (Collins & Harvill, 1965) del film di David LeanDoctor Zhivago, Metro-Goldwyn-Mayer

I Sotterranei (The Subterraneans) by Jack Kerouac

Edizione Folio Society 1997: introduzione di Yevgeny Yevtushenko con copertina illustrata da Veronique Bour

I Sotterranei (The Subterraneans) by Jack Kerouac

Edizione inglese 1958 della Collins & Harvill Press con la rara fascetta in onore del Premio Nobel vinto da Pasternak

Sinossi: 

Jurij Andrèevič Živàgo, orfano di madre e lontano dal padre (che da tempo ha abbandonato i familiari), vive a Mosca presso la famiglia Gromeko, di cui in futuro sposerà la figlia Tonja, conosciuta quando egli è ancora uno studente liceale, al capezzale della madre di lei. Jurij diventa un medico e, nel corso degli anni, alimenta la propria passione per la scrittura. All’inizio,il libro descrive l’adolescenza del protagonista e, parallelamente, quella di Tonja Gromeko sullo sfondo della rivolta del 1905. Allo scoppio della Grande Guerra, egli viene chiamato a prestare servizio in un’unità medica inviata al fronte. In questa occasione incontra per la prima volta Larisa (Lara) Antipova, una infermiera che cerca di rintracciare il marito, il matematico Pavel Antipov, dato per disperso dopo un attacco e che ella aveva sposato per sfuggire alle insidie del malvagio Komarovskij, un avvocato divenuto l’amante della madre. Quando il divampare della Rivoluzione del 1917  provoca il dissolvimento dell’esercito russo, Zivago, ferito alla fronte, dopo una convalescenza in provincia rientra a Mosca. Gli basta poco per rendersi conto delle difficili condizioni di vita venutesi a creare in città, e decide quindi di rifugiarsi a Varykino, un paesino sperduto sui Monti Urali.Lo seguono la moglie Tonja col padre e il figlio Sasha. Dopo qualche mese, ormai stanco di starsene inattivo, Zivago incomincia a frequentare la biblioteca della sua città e quella della città vicina. Si rincontra così con Lara divenendone l’amante. Zivago vive la relazione segreta con molti dubbi: decide di confessare tutto alla moglie, ancora amata, che è nuovamente rimasta incinta. Proprio la sera in cui egli ha deciso di parlarle, un distaccamento di partigiani rossi, il cosiddetto “esercito dei boschi” guidato dal misterioso Strelnikov, in lotta contro le forze dei “bianchi” del crudele ammiraglio Kolcak, lo costringe a ad arruolarsi in qualità di medico. Dopo alcuni mesi trascorsi con i partigiani, durante i quali scopre che Strelnikov non è altri che Pavel Antipov (il marito “disperso” di Lara), convertitosi alla rivoluzione e disposto per questo ad abbandonare la famiglia, Zivago può fare ritorno al paese, e questo proprio mentre le forze rivoluzionarie guidate dai bolscevichi prendono il potere. A Varykino egli ritrova Lara proprio mentre viene a sapere che moglie e figlio sono tornati a Mosca e che, in seguito, sono stati costretti a rifugiarsi a Parigi dopo essere stati espulsi dalla Russia come controrivoluzionari. Con Lara, Zivago riesce a vivere  un’intensa stagione di amore e d’ispirazione poetica nella vecchia tenuta del paesino. Ma i giorni felici durano poco: infatti, dopo un paio di mesi, raggiunti dal losco stupratore di Lara, Komarovski, che nel frattempo è riuscito a occupare un posto di rilievo nel nuovo regime, i due vengono avvertiti del grave pericolo che stanno correndo: Zivago rischia di essere arrestato come disertore e lo stesso Lara, in quanto moglie di Strelnikov -Antipov che nel frattempo è stato accusato di tradimento (in seguito finirà ucciso dalla polizia politica). Komarovski convince la coppia a separarsi, portando con sé Lara (che è segretamente rimasta incinta) e la figlia in Oriente.

Zivago torna a Mosca nel 1922, vivendo quasi come un pezzente, nonostante il suo nome stia diventando famoso negli ambienti letterari, attraverso opere che hanno una diffusione semiclandestina. L’unico suo obiettivo è di cercare di raggiungere la famiglia a Parigi, ma le difficoltà si dimostrano insormontabili. Incontra Marina, figlia del portiere del palazzo dove ha trovato uno squallido alloggio, che s’innamora di lui e con la quale avrà due figlie. In seguito, egli ritrova anche gli amici Gordon e Dudorov, ricominciando una vita quasi normale e piena di stenti. Dopo alcuni anni, in modo del tutto casuale, Zivago incontra il suo fratellastro, Yevgraf ( fervente comunista che ha fatto carriera nell’Armata Rossa arrivando fino al grado di generale) che, resosi conto della difficile situazione del fratello, lo aiuta economicamente e si attiva per fargli occupare un posto degno in un grande ospedale, posto che però non potrà mai occupare, perché Zivago, dopo pochi mesi, viene stroncato da un infarto in una via di Mosca.

Ai funerali, tra la folla convenuta (segno che la fama di Zivago era ben superiore a quanto anch’egli credesse), partecipa anche Lara arrivata da poco a Mosca e che scopre di aver abitato, senza saperlo, nelle vicinanze del suo amato.

Lara ed Yevgraf, nei giorni successivi decidono di raccogliere e far pubblicare, in maniera sistematica, gli scritti di Zivago, ma la donna non potrà portare a termine l’opera: «Un giorno Larisa Fëdorovna uscì di casa e non ritornò più. Evidentemente fu arrestata per strada. E morì o scomparve chissà dove, numero senza nome di qualche irrintracciabile elenco, in uno degli innumerevoli campi di concentramento comuni, o femminili, del Nord ».

L’epilogo del libro si ha nell’estate del 1943, durante la Seconda guerra mondiale, quando Dudorov e Gordon, diventati ufficiali dell’esercito, incontrano la lavandaia Tanja che racconta loro la sua triste storia. I due capiscono che la giovane è la figlia nata dalla relazione di Zivago con Lara.

 

 

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