venerdì, 30 settembre 2022

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Faust o Margherita – Soggetto cinematografico di Carmelo Bene, Franco Cuomo. Prima edizione del gennaio 1969

Faust o Margherita – Soggetto cinematografico di Carmelo Bene, Franco Cuomo. Prima edizione del gennaio 1969

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Autore/i:  Carmelo Bene, Franco Cuomo

Tipologia:  Soggetto cinematografico

Editore:  Carmelo Bene. Tipografia C. Corvo

Origine:  Roma

Anno:  gennaio 1969

Edizione:  Prima edizione

Pagine:  12

Dimensioni:  cm. 21,5 x 15,8

Caratteristiche:  Fascicolo spillato

Note: 

 

Noël Simsolo: Sta preparando Faust o Margherita. Faust le interessa in quanto soggetto da distruggere?

C.B: Me ne frego completamente di Faust. Non cerco di ritrovare nulla, voglio unicamente perdermi un po’ di più. C’è un inferno passato, superato, e basta. I miei film, sono della nuova vita, senza significato. Sa che mélo vuol dire canto. Nostra Signora dei Turchi è un melodramma, ma non per il canto delle orecchie, per il canto degli occhi. La musica ci libera dalle idee, da tutto. Credo unicamente alla musica e, grazie a Dio, non ho mai imparato a scrivere o leggere la musica. Verdi ha creato quest’arte drammatica per le orecchie, non per gli occhi. Io faccio il contrario. Lui creava delle azioni per le orecchie, io faccio musica per gli occhi. Credo sia la stessa cosa. Anch’io mi impegno a mostrare delle azioni fisiche, ma non come in Grotowski o nel Living, dove tutto è calcolato. Inoltre, hanno una religione che si chiama cultura. È quello che gli rende così coglioni. Io non ho paura di utilizzare la parola sentimento. È una parola pericolosa oggi. Brecht l’aveva capito: diceva che, adesso, diventava difficile e delicato parlare di un albero. Ecco tutto.

Intervista di Noël Simsolo, pubblicata nei Cahiers du cinéma n° 213, giugno 1969

 

Salvatore Vendittelli (pittore e scenografo, collaboratore di Carmelo Bene per 11 anni a partire dal 1961)

«La “guerra al testo” fatta da Carmelo dopo la scoperta di Artaud è smentita dai fatti, perché prima del ’71 ogni suo lavoro ha avuto un testo. Carmelo venne in studio e mi portò il copione di Faust o Margherita, scritto da lui e da Franco Cuomo (che io ho ancora), e su questo si cominciò a lavorare. Il Teatro de’ Servi era impegnato, così ci orientammo verso il Teatro dei Satiri. I suoi genitori spedirono i soldi al conte Partanna per l’affitto della sala.

Come è accaduto per tutti i lavori che abbiamo rappresentato, anche in questa occasione il testo serviva come pretesto. Nelle discussioni fatte durante la lettura era cambiato quasi tutto, per esempio era saltato il secondo atto, che è stato sacrificato per una soluzione provocatoria. Lo spettacolo iniziava con un preambolo: le sartine cuciono l’abito da sposa di Margherita che da trecento anni aspetta il matrimonio e intanto lo strascico gira per tutta la platea; una Penelope semi-contemporanea. Subito dopo inizia lo spettacolo ambientato in un night. Poi, alla fine del primo tempo nella notte del Sabba le sartine si trasformeranno in streghe.

Il testo è molto bello da leggere ma con lo spettacolo non ha più niente a che vedere. Gli attori erano: Carmelo (Faust), la Mancinelli (Margherita), Vida (Wagner); e poi Angelucci, Kustermann, Nardone e Vadacca (sartine-streghe). La scena era tutta nera. Ai lati del palcoscenico furono aggiunti due praticabili di due metri ciascuno che avanzavano verso la platea. Nel vuoto ottenuto al centro del proscenio e a livello platea si esibivano le sartine. Sul praticabile di sinistra un tavolinetto tondo da bar con una sedia per l’Uomo Mascherato, unico cliente oltre ai due protagonisti intenti a ballare. (…) »

(Salvatore Vendittelli,  CARMELO BENE FRA TEATRO E SPETTACOLO, a cura di Armando Petrini, Accademia University Press, 2015) 

 

 

Sinossi: 

Una rielaborazione del mito di Faust in chiave goliardica e grottesca. La O del titolo in luogo della congiunzione E vuol dimostrare che i due amanti sono incompatibili tra loro: non potranno mai incontrarsi.

Faust, che ha già venduto l’anima al diavolo, prostituisce Margherita a Mefistofele, ragioniere in banca. Faust vive come un selvaggio in una sconfinata biblioteca, tenendo Wagner come schiavo: i libri sono catalogati per la loro possibilità di nuocere fisicamente al lettore. Sono libri da rissa, in grado di procurare ferite lacero-contuse, fratture e lesioni ben più gravi. Fino all’enciclopedia da strage, letale.

Margherita gestisce una equivoca boutique per abiti da sposa, coadiuvata da un coro di lascive sartine. Lì, tra veli e manichini, s’incontrano la notte il “dottore” e la “signora”, così nominati dalle pettegole sartine.

Ma Faust non è dottore: gli mancano tredici esami. Quando Margherita lo scopre esplode tra loro una tragedia. Ne approfitta Faust per spingerla, secondo i suoi piani, tra le braccia del ragioniere Mefistofele.

La storia si conclude in un affresco dello squallido menage familiare di Margherita e Mefistofele, attorniati di pestiferi bambini. Mentre Faust, solo nella sua magica biblioteca, si porta una pistola alla tempia per suicidarsi. Ma è solo una finta, per se stesso e per il pubblico. L’arma è scarica.

Tra musiche d’opera e frammenti del Rosenkavalier a volume assordante, una radio trasmette gli strabilianti risultati dell’ultimo campionato di calcio.

Lo spettacolo ha debuttato al Teatro dei Satiri a Roma il 3 gennaio 1966 ed è stato ripreso al Metastasio di Prato, con numerose repliche in Italia e all’estero.

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