martedì, 16 luglio 2019

Umberto Cantone L'occhio di HAL – Archivio della collezione e degli scritti di Umberto Cantone

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Buela

Buela

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Tipologia:  Spettacolo

Di:  Franco Scaldati

Regia:  Gruppo di lavoro della Fondazione Andrea Biondo

Location:  Teatro Biondo Stabile di Palermo

Data/e:  aprile 1982

Produzione:  Fondazione Andrea Biondo

Cast:  Franco Scaldati, Rosa Balistreri, Pippo Spicuzza, Umberto Cantone, Gaspare Cucinella, Fiorella Pratelli, Nunzia Di Trapani, Fabio Cangialosi, Giovanna Volpe, Maurizio Spicuzza, Bertino Parisi

Costumi:  Gaetano Cipolla

Scene:  Gruppo di lavoro della Fondazione Andrea Biondo

Note: 

Composto da: Gianfranco Anzalone, Mariadele Cipolla, Dario Evola, Francesco Gambaro, Ivonne Garito

Musiche: Mario Modestini

Luci: Franco Caruso

Direttore di scena: Nino Annaloro

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INTRODUZIONE (aprile 1982)

Con “Buela” prende il via un’operazione che vede la Fondazione Biondo impegnata in un processo di svecchiamento e di più attivo inserimento nel panorama teatrale italiano.

La messa in scena di “Buela” è il riassunto di un lavoro di gruppo realizzato da giovani studiosi di teatro, musicisti e scenografi palermitani. “Buela” segna anche un atto di nascita: quello di un teatro inteso soprattutto come “officina”, come laboratorio in cui l’evento teatrale nasce e prende forma dal rapporto costante tra il collettivo che lavora al teatro, alla regia ed alla scena e coloro che lo realizzano.

Lo spettacolo è frutto di un “intervento” su due testi di Franco Scaldati, “Mano Mancusa” e “Il pozzo dei pazzi“. Intervento volto a scarnificare i testi per evidenziarne, più di quanto l’autore non faccia, il gioco tra sogno e realtà, la tragica condizione del commediante costretto alla domanda radicale del “chi sono?”. I commedianti di “Mano Mancusa” non riusciranno a decidersi sulla loro possibilità di avere accesso alla realtà: sognano o sono sognati? è il reale – e l’insoddisfazione del reale – la cifra della loro esistenza?

Dall’attesa “infinita” di Giosuè e Farfante, che rimanda alle tematiche del teatro dell’assurdo, alla dimensione farsesca della sartoria, alla sozzura del desiderio smodato che è la chiave della farsa seguente; dalla buela (il gioco del nascondino) con Nicolina, al viaggio dei commedianti, come condizione umana altra; dalla festa, come anelito alla trascendenza, al reale allucinato di Totò e della sua gallina; dalla morte di Simone all’attesa finale che chiude circolarmente lo spettacolo.

Quindi la morte: non come liberazione ma come metafora dell’indecidibilità del soggetto ad affermarsi esistente. È Nicolina, nella rielaborazione del collettivo, a divenire il personaggio chiave dello spettacolo, la cui presenza è volutamente lasciata ambigua: è la morte? è il desiderio? è il gioco del teatro?

Non è un caso che ciò cha dà il titolo allo spettacolo è la buela, il gioco a negarsi del soggetto a se stesso, del desiderio al soggetto, del desiderio alla sua soddisfazione.

Nel caso di un testo dialettale, di originale rigore linguistico, come questo di Scaldati, è sembrato essenziale evitare le banalizzazioni stilistiche, le iconografie scontate, il facile folklorismo che spesso operazioni simili hanno rischiato.

Si è cercato di mediare la presenza corporea della Sicilia con la necessità di evidenziare la complessa struttura del testo. La Sicilia non apparirà come corpo organicamente funzionale connotato interamente dalle soluzioni sceniche, ma apparirà per indizi evocativi, presenze conturbanti che punteggeranno lo spettacolo: i ricorrenti momenti corali, la processione della festa, gli archi della piazza, la stilizzazione dei carretti, infine, le corde, vero segno scenografico dello spettacolo.

Il collettivo ha effettuato un tipo di intervento per contaminazione: sul testo; ristrutturando la farsa della sartoria secondo gli schemi dell’opera comica settecentesca; affiancando ai costumi grezzi e pesanti dei commedianti la dignità e il rigore di quelli dei musici. È questo tipo di contaminazione che libera i segni dello spettacolo da una sua collocazione temporale. Ma questa nota non vuole certo esaurire altre possibilità di lettura.

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