martedì, 1 dicembre 2020

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Alì dagli occhi azzurri di Pier Paolo Pasolini – Prima edizione

Alì dagli occhi azzurri di Pier Paolo Pasolini – Prima edizione

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Autore/i:  Pier Paolo Pasolini

Tipologia:  Raccolta di racconti

Editore:  Garzanti, Collezione "Romanzi Moderni"

Origine:  Milano

Anno:  1965 (12 novembre)

Edizione:  Prima

Pagine:  520

Dimensioni:  cm. 20 x 13,3

Caratteristiche:  Legatura in tela rossa muta, sovraccoperta a due colori di Fulvio Bianconi

Note: 

Prima edizione della raccolta di racconti che Pier Paolo Pasolini scrisse tra il 1950 e il 1965, compresa nella collana «Romanzi Moderni» della Garzanti. Questi racconti, “da farsi” o “incompiuti” hanno come paesaggio tematico la vita del sottoproletariato nelle borgate romane di quegli anni. Alcuni di essi sono lo spunto o il soggetto di film scritti o diretti da Pasolini: La notte bravaAccattoneMamma RomaLa ricotta.

Finito di stampare il 12 novembre 1965 nelle Officine Grafiche Garzanti di Milano.

 

INDICE

Squarci di notti romane (1950) / Il biondomoro (1950) / Gas (1950) / Bounce tempo (1950) / Giubileo – Relitto di un romanzo umoristico (1950) / Notte sull’ES (1951) / Studi sulla vita del Testaccio (1951) / Appunti per un poema popolare (1951-52 e ’65) / Dal vero (1953-54) / Mignotta – Relazione per un produttore (1954) / Storia burina (1956-65) / La notte brava (1957) / Il Rio della Grana (1955-59) / La Mortaccia – frammenti (1959) / Accattone (1960) / Mamma Roma (1961) / Ballata della madre di Stalin (1961-62) / La ricotta (1962) / Profezia (1962-64) / Rital e raton (1965) / Avvertenza (1965)

 

« Con questi racconti, scritti dal ’50 al ’65, lungo un arco d’anni occupato da una intensissima discussione culturale, Pasolini testimonia, per così dire, «dall’interno» la continuità del suo impegno: sono testi, infatti, che per la singolare complessità dello stile documentano in modo diretto e immediato, nell’intimità della genesi della pagina, la ricerca dello scrittore.

Formulata con Una vita violenta un’ipotesi di coerente realismo, Pasolini ha continuato a puntare sull’obiettivo della realizzazione di una totale mimesi stilistica, da cui ricevessero ordine i ribollenti contenuti ideologici e in cui trovasse espressione quell’impulso quasi di violenza biologica che sta alle radici del suo lavoro letterario: caratteristica, in questo libro, la varietà dei temi (la vita del sottoproletariato romano, il paesaggio allucinato e scheletrico delle borgate) e dei toni, che vanno dall’elegia accorata alla ferocia del sarcasmo: varietà che tuttavia si compone, a ben considerarla, nella singolare compattezza della scrittura.

Se volessimo identificare in questa lunga e tormentata parabola un punto di partenza e un punto d’arrivo, potremmo dire che i racconti compresi in questo volume partono come racconti «da farsi» per arrivare, con gli ultimi, come racconti «non fatti».

Quelli del primo periodo sono caratterizzati, infatti, da una ricerca ancora antecedente l’acquisizione dell’esperienza ideologica incentrata sulla crisi del marxismo ufficiale e sulle profonde modificazioni nel frattempo intercorse nella struttura sociale e culturale del paese; essi appaiono aperti a possibilità stilistiche indefinitamente varie e possono oggi essere letti, a distanza di tempo, soprattutto come documenti della generosa e totale edizione di Pasolini al dibattito letterario: molto di frequente, nelle pieghe angosciose di un contenuto attinto con amara ironia alla vita del sottoproletariato romano, cristallizzano nuclei di poesia bruciante e definitiva. Ma se consideriamo le prose più tarde, quelle degli ultimi anni, le possiamo vedere come esperienze del «non fatto», nel senso che la drammatica constatazione che i rapporti dapprima assunti come fondamentale ipotesi di lavoro venivano scadendo a formule passive e irritanti (per esempio, il dialetto, come lingua arcaica e pre-borghese contrapposta all’italiano culto dei reazionari: concetto oggi superato dall’affermazione dello strato tecnico-scientifico della koinè neo-capitalistica) ha stabilito con la possibilità della reazione letteraria a posteriori. Tale possibilità finisce insomma col risultare come non esperita, non attuata: come se l’iniziale ipotesi di realismo cedesse a una sorta di sogno dell’oggettività. »

(Dalla nota introduttiva presente ai risvolti di questa edizione)

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